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Posts Tagged ‘Carnevale’

Mi metterò una maschera da
pagliaccio,
per far credere a tutti che il sole è
di ghiaccio.
Mi metterò una maschera da
imperatore,
avrò un impero per un paio d’ore:
per voler mio dovranno levarsi la
maschera,
quelli che la portano ogni giorno
dell’anno…
E sarà il carnevale più divertente,
veder la faccia vera di tanta gente.”

Gianni Rodari

Ps: per veder la faccia vera della gente / guardatela mangiare allegramente…

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“Carnevale” di Daniele Vannucci

Il Carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù.” – Michail Bachtin, da “L’opera di Rabelais e la cultura popolare”

Tale abolizione oggi sembra essere definitiva. Con il Carnevale a dominare ogni giorno. No regole, no tabù. Poche gerarchie, in virtù dell’uno vale uno. E i privilegi invece mantenuti, in ricordo di antichi istituti.

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In questi giorni di Carnevale penso a Venezia e alla sua bellezza. Policroma, acquatica e bizantina.

Ma Venezia, seppur resiliente agli attacchi del tempo e dell’uomo, è sempre più liquida. E non per il mare che la invade con la sua acqua salsa, bensì per una rarefazione del suo tessuto interno.

Come se scivolasse inesorabilmente via dalle maglie, sempre più larghe, della rete che la componeva e la tratteneva. Creatura marina in fuga da sé stessa.

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Paul Cézanne “Pierrot and Harlequin (Mardi Gras)” – 1888

In questo tempo convulso e malmenato che viviamo, in cui le maschere sono state erette ad abito di sistema, quale senso assume ancora il Carnevale?

Forse ci può essere bussola la domanda-riflessione di Fernando Pessoa: “Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo / Sul nostro contenitore dell’anima, così quando, / Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera, / Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?

Carnem levare” diventa allora, e infine e finalmente, sollevare l’ultimo lembo dal nostro più intimo nembo.

Con un autentico e davvero rivoluzionario sovvertimento dei ruoli.

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arlecchino-2

E se autentica audacia fosse, almeno per un giorno, il Martedì “grasso”, non indossare la solita “maschera”?

Restando infine “nudi”, soprattutto i “Re”?

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febbraio

Mese di scherzi, canzoni, amori.

Con la luce a reclamare il suo spazio.

E il freddo che, di necessità, deve arretrare.

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carnival-in-venice-brigitte-hintner

L’uomo è poco se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità.” – Oscar Wilde

Ps: che sia il Carnevale il momento giusto per dirci la verità, uomini di potere?

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frittellemele

Tempo di travestimenti, di fole e di chiacchiere… Già, ma è Carnevale!

E a Carnevale si sa, o son bugie o son frittelle.

Dato che delle prime siamo satolli, l’invito è per le seconde.

E se di mela la frittella, golosa la vuoi e anche bella, rotolar deve nella pastella, prima di friggere in padella.

Le filastrocche si sa son per bambini, noi consoliamoci con i pasticcini.

Solo il giovedì può farsi “grasso”, e questo è segno di contrappasso.

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giocodelloca

Corri, corri dietro l’oca… Altrimenti ti raggiunge lei…

Il percorso è sempre quello, a spirale serpentesca. Persino le caselle numerate sono tramandate.

Speri di cadere nel “pozzo” perché non paghi pegno, ma di questi tempi finiamo sempre col portafoglio in mano, in “ponte”, “casa” e “labirinto”. Da uno ti butti, l’altra la sudi, nel terzo ti perdi.

Stiamo per abbandonare il gioco quando, coup de théatre, cadiamo, con un lancio di dadi peraltro atteso, nella casella di restituzione del maltolto. E la “pancia” sta già meglio, crede persino sia possibile.

Ma siamo a Carnevale, e ogni scherzo vale…

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Richard Sargent, "Big shadow little boy" - 1960

Curiosa la giornata odierna: data palindroma, che si può leggere “percorsa nel verso contrario”.

Ecco la parola chiave, “contrario”. Che è la cifra che struttura il Carnevale. Tutto sottosopra, sovvertito, mascherato.

Con leggerezza, ironia, gioco. Bello, perché dura poco.

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