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Archive for the ‘Riflessione’ Category

Mai tante renne come quest’anno.

Con occhi dolci e pelo lucido osservano curiose il viandante da ogni dove: vetrine, pubblicità, addobbi, auguri.

A chi le guarda con più attenzione risulta però evidente la loro languida stanchezza. Imputabile in parte al surplus di lavoro stagionale, visto che il loro datore/babbo di lavoro elimina in tale periodo i turni di riposo. Ma per una restante quota, quella che celano quasi sempre bene è la nostalgia di casa, dei luoghi noti, dei profumi amati.

E per associazione, non tanto libera ma subito immediata, vedi gli sfruttati del lavoro, pause poche-carichi tanti, e gli immigrati, più o meno volontari. Così ricordi, sempre per associazione, i cosiddetti “uomini di buona volontà”. Sempre più rari, quanto la “pace in terra”.

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Ma perché l’attesa del Natale è diventata una corsa ad ostacoli con gli imprevisti del Monopoli, le trappole di Risiko e il torna indietro del gioco dell’Oca?

Perché non si può pensare e preparare un lento avvicinamento al Natale autentico che è apertura del cuore?

Perché non posso aprire con calma le caselle mancanti del calendario dell’Avvento?

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13 Dicembre: Santa Lucia.

Minima luce, che però riluce.

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Ricordo, quindi sei.

Quando però il procedimento razionale incespica affaticato per il turbinio del tempo che ineluttabile scorre, allora abbandono del tutto gli ormeggi neuronali.

E ogni volta, in modo sorprendente e inaspettato, la navigazione riprende la rotta del cuore che sente.

Quindi ricordo, perché sei.

A mamma Marisa.

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Tutti ci lamentiamo di tutto. In perenne insofferenza rancorosa. Senza fare nulla per mutare nulla. Segno del tempo?

Forse. E allora si rende necessario anche solo un semplice cambiamento di prospettiva.

Osservare dall’alto, non in senso morale ma solo diverso, il mondo che ci scorre sotto, come suggerisce Harry Styles nel suo video “Sign of the time”, forse ci regala uno sguardo “altro”.

Così succede a Gulliver. Che comprende, attraverso una prospettiva nuova, il limite delle nostre umane categorie.

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Fingo, in questo lembo finale dell’anno, di sentire profumo di arancia e cannella, come si confà al mese di dicembre.

Siamo in realtà investiti da venti puzzolenti di guerra, col respiro che si fa corto per i miasmi nauseabondi dell’intolleranza e il fetore invadente della violenza. Che hanno messo all’angolo attenzione, buone maniere, gentilezza.

Quelle sì al profumo di arancia e cannella.

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Ormai siamo quasi tutti come il Coniglio Bianco di Alice.

In corsa frenetica e quasi disperata per raggiungere qualcosa che neppure più sappiamo.

Perdendo di vista il nostro personale e intimo Paese delle meraviglie.

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