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Archive for the ‘Attualità’ Category

Cosa ti è successo, cara Inghilterra?

Eri la Terra della Democrazia per antonomasia. Apertura e accoglienza. Incontro e possibilità.

Si approdava sulle tue coste, non così perfida Albione, per imparare la lingua lavando qualche piatto e servendo ai tavoli.

E ora tu, tanto democratica, chiudi le frontiere agli europei, facendo i distinguo su quali lavoratori saranno da te bene accolti. Ovviamente solo quelli altamente specializzati.

Congratulations! Io non ti riconosco. Per questo mi piaci molto meno. Un autentico peccato.

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Ora che la vicenda dei dodici ragazzi e del loro allenatore intrappolati nella grotta di Tham Luang in Thailandia si è conclusa positivamente, il mondo intero tira un sospiro di sollievo. O meglio, un respiro. Quello trattenuto per diciotto giorni nelle viscere della terra.

Mentre i “cinghialotti” si riprendono luce e vita, viene da riflettere su due figure che di tale evento resteranno protagoniste, il sub e il coach.

Saman Gunan è il sub volontario, ex Navy Seal, che nelle operazioni di salvataggio non ce l’ha fatta per la rarefazione dell’aria nella grotta. Ma voleva ad ogni costo esserci. Seppure fosse in ferie. Per tutti è l’eroe immolato di questa incredibile odissea.

Ekkapol Chanhawong è invece il coach dei dodici calciatori in erba, che ha sempre sostenuto i suoi piccoli allievi durante la forzata permanenza in profondità, incoraggiandoli e sostenendoli anche con la meditazione imparata nel monastero buddista dove è vissuto per dieci anni. Anche lui è considerato un eroe, pur avendo condotto i ragazzi nella grotta nel periodo delle piogge.

Due uomini per cui l’acqua è stata elemento fatale. Per il sub ambiente di mestiere, per il coach ricerca di mistero. E in mezzo dodici ragazzini di cui il primo si è preoccupato e il secondo si è occupato.

In un mondo ideale, l’ordine avrebbe forse dovuto essere inverso.

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Solo nazionali europee nella fase semifinale dei Mondiali di calcio 2018: Francia, Belgio, Croazia, Inghilterra.

Ma il calcio sudamericano dove si è perso?  Per quale motivo quella spettacolare fantasia di gioco è rimasta al palo? E la celebre danza con cui si confonde l’avversario che fine ha fatto?

Consoliamoci con una canzone, forse già estivo tormentone. “Amore e capoeira”, da allegra feria.

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Carlo ed Enrico Vanzina col padre Steno

Mio padre ci ha sempre insegnato che il nostro è un mestiere artigianale, come fare l’avvocato. Non pensiamo di costruire capolavori. I nostri film sono entrati nel dna degli italiani. Sono un rito liberatorio: come il rutto libero di Fantozzi davanti alla tv“.

Così diceva il regista Carlo Vanzina, delle pellicole sue e del fratello Enrico, aggiungendo: “Ci hanno confinati in serie B per anni, ne abbiamo sofferto, poi finalmente siamo stati sdoganati: abbiamo contribuito a fissare per sempre l’immagine di una certa società italiana“.

Cogliendo così, critico acuto ed elegante di se stesso, il senso di quella cinematografia, che sta già tutta, in modo nazionalpopolare, nei titoli stessi dei loro film, da “Sapore di mare” a “Eccezzziunale… veramente”. Entrati a tutti gli effetti nei modi di dire e di rappresentarci.

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Il vice premier maggiore (tra due) e primo in comunicazione è davvero un abile giocatore, dal rilancio continuo sul tavolo da gioco governativo.

Zero soldi sui suoi rilanci, che non solo non ammettono pause di respiro pensato ma sono anche amplificati, quando non urlati, attraverso i social.

Migranti allo stop, censimento ai Rom, scorta Saviano mah, così vaccini non va.

Sarà ancora permesso prendere fiato? Rallentare per ragionare? O il gioco prevede di “sparare” senza mirare, in nome dell’illegittima difesa per spopolare?

Per favore, posso uscire per un po’ dal gioco? Sottraendomi all’incrocio di fuoco?

Ps: da quando le vaccinazioni sono questione del Ministero degli Interni? Forse che l’Interno debba occuparsi anche della sicurezza del nostro intimo corpo?

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Le tracce dei temi della Maturità 2018 portano impronte di un passato talmente attuale da esserne quasi turbati.

Sembrano infatti trascorsi pochi giri di lancette da quella necessità urlata, tanto più oggi, di uguaglianza tra tutti gli uomini, come dettava e ancora fortunatamente detta la nostra Costituzione. O la pagina tratta da “Il giardino dei Finzi-Contini” sull’espulsione dalla biblioteca del giovane protagonista perché ebreo.

Che dire poi degli ideali di cooperazione internazionale sostenuti da Alcide De Gasperi e Aldo Moro, che ad Helsinki nel 1975 dichiarava in modo illuminato la necessità di “una sempre più efficace tutela dei diritti umani, un arricchimento dei popoli in forza di una migliore conoscenza reciproca, di più liberi contatti, di una sempre più vasta circolazione delle idee e delle informazioni.

Come attuali sono i dibattiti bioetici su dove possa giungere la clonazione, tra ricerca e aberrazione. Concetto già novecentesco, come quelli di “masse e propaganda”. Che diventano però inaspettatamente, e drammaticamente, odierni con “la figura del nemico” che è, come sostiene Andrea Baravelli, “elemento indispensabile per il buon funzionamento dei sistema di propaganda.”

Ci può forse salvare la “creatività”, quale dote dell’immaginario, possibile solo “frequentando se stessi” come suggeriva Seneca, potendo così giungere al metodo ma anche all’esodo, usando le parole di Michel Serre, e perché, come dice Georges Didi-Huberman, “ci sono tempi per esplorare la strada maestra, e tempi per scrutare le vie laterali.”

Quelle vie di solitudine che ci aprono mondi. Davanti ad un “Tramonto sul mare” come ci suggeriscono le pennellate di Giovanni Fattori, trafitti con le smaltate parole di Salvatore Quasimodo “da un raggio di sole”, forse l’ultimo. Quello che ci connette, nei versi modernissimi e affilatissimi di Emily Dickinson, “a quel punto più profondo, / segretezza polare /che è un’anima al cospetto di se stessa – / infinità finita.”

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Le parole sono veicoli di comunicazione. Non sempre consapevole.

Il termine “crociera”, usato in modo allegro e decontestualizzato dal ministro degli Interni per descrivere il travagliato viaggio della nave Aquarius, porta inscritto il “crociare” marinaresco, l’incrocio appunto delle rotte. Ma ogni “incrocio” è dato dall’intersecarsi di linee, tali da formare una “croce”, il simbolo cristiano per antonomasia.

E così dalla “crociera” dei migranti si giunge in breve alla “crociata” dei politicanti.

Ps: curioso che nell’antichità la “crociata” avesse l’intento di forzare i blocchi dei porti orientali.

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