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Archive for the ‘Attualità’ Category

Ogni anno il 23 maggio per me è quell’anno. 1992, annus horribilis.

Salone del Libro, ancora fiera giovane e leggera. Io a zonzo tra i miei oggetti più amati. No Internet, no social, no cellulari. Tutto si diffondeva lentamente, le notizie le apprendevi con il telegiornale della sera.

Ma di quella ecatombe bestiale, strage di Capaci la chiamarono, l’eco sopraggiunse anche nel tempio che fa l’uomo meno bestia. E il mondo tutto, cartaceo e umano, si fermò. Sotto una cappa di incredulità e dolore ripresero, dopo qualche secondo, respiri e battiti di tutti. Senza più quelli dei caduti di Capaci. Senza più quelli nostri ancora intoccati dalla potenza devastante del male.

Davvero soltanto banale?

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Photo by Arthur Mola/Invision/ANSA/AP

La commozione di Alain Delon nel ricevere il premio alla carriera al Festival di Cannes ha emozionato alquanto. Soprattutto per le parole dette dall’attore tra le lacrime: “Penso a questo premio come alla fine della mia carriera, alla fine della mia vita”.

Ricordandoci, amaramente, che il punto più alto della montagna coincide con la fine della scalata. Seppur possa attenderci la vista dell’orizzonte.

Ps: a tal proposito si è conclusa la “corsa” umana di una leggenda della Formula 1, Niki Lauda, professionista di corse e ripartenze. Entrato nel mito come pilota, caparbio e coraggioso. Anche fuori dai circuiti.

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Salone del Libro, ovvero di un gioco antico e sapiente.

Questa volta la Fiera si manifesta, ma senza l’attesa molestia.

Volume su volume, mi immergo in un cartaceo fiume.

Storie a puzzle, incastro, cornice. Comunque sia, esploro felice.

Epica, Dramma, Risata, Poesia. La carta che vince è la fantasia.

Calembour a parte, la trentaduesima edizione del Salone del Libro di Torino ha presentato una pagina più parlata, quasi urlata, più che scritta. Contravvenendo in parte alle regole del gioco-libro, che richiede un passo di avvicinamento a tratti felpato. Per inoltrarsi nel terreno inesplorato con mente curiosa e cuore aperto. Così che novità ed emozioni possano primeggiare, violando posizioni preconcette. E scrollando ruggine dai soliti pensieri.

Ps: La mia personale “caccia al tesoro”, sempre ammantata di serendipity, mi ha condotto ad un metalibro condito di cibo, “Colazioni d’autore” di Petunia Ollister. Dove ogni libro fa colazione coi suoi dolci preferiti. Qualche esempio? “Il grande Gatsby” con eleganti muffin al limone, “Il giovane Holden” con casalinghe uova e bacon, “La donna della domenica” con raffinati baci di dama.

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“Aldo Moro. Memoria, politica, democrazia” è il titolo della mostra fotografica aperta fino al 31 maggio all’Università degli Studi di Roma, a quarantuno anni dal ritrovamento del corpo dell’onorevole Moro in via Caetani, assassinato dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia.

Le immagini del fotoreporter Carlo Riccardi sono il tentativo di raccontare la vita politica del Presidente della Democrazia Cristiana, oltre il dramma che ne ha segnato la vita, insieme a quella dell’Italia.

Il giornalista Giovanni Currado, che ha curato il progetto iconografico, ha infatti ricordato che “nel 1978 sono bastate due Polaroid a cancellare la vita di un personaggio non di secondo piano, come Aldo Moro, il quale, con l’aiuto dei media, ha subìto così un secondo omicidio. Poter visionare centinaia di fotografie che ritraggono Moro nel corso del suo impegno politico ha fatto crescere la consapevolezza che la riscoperta di Aldo Moro, ovvero la riscoperta della sua vitalità, attraverso le immagini che lo vedono combattivo e sorridente, concentrato o impacciato, possa servire per ricordare l’uomo e non la vittima, per ricordare quello che era riuscito ad ottenere, mostrando alle future classi dirigenti che la soluzione a molti dei problemi passa dal semplice confronto e dal dialogo con l’avversario politico.

Che lontananza oggi da tali intenti. E talenti.

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“NYC, ricordi riflessi” – Photo by Ester Maero

Al “New York City Memorial Stair Climb” tributo speciale ai pompieri morti nelle Torri Gemelle l’11 settembre 2001. Si tratta di una gara, tra più di quattrocento vigili del fuoco di tutto il mondo, a salire di corsa gli ottanta piani del grattacielo Wtc 3 con venti chili di peso in spalla, ovvero elmetto, bombole, attrezzi, respiratori. Come le squadre di quel giorno. Avendo da poco visitato il “9/11 Memorial” di New York, un mio pensiero a tutti i caduti di quella follia di inizio millennio.

Oggi è anche la giornata di un altro ricordo tragico. Settant’anni fa il Grande Torino, il gruppo degli “Invincibili”, periva a Superga nel volo di rientro da Lisbona. Se ne andava all’improvviso, in un pomeriggio fosco e temporalesco, una squadra di calcio scolpita nel ricordo di tutti, non solo dei suoi tifosi.

Ps: tributo personale a mia mamma, nel giorno che per me continua ad essere luminoso del suo genetliaco. Seppur nell’Altrove.

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Il 2 maggio 1519 si spegneva il Genio di Leonardo da Vinci.

Cinquecento anni. Eppure è con noi. Dalla “Gioconda” coi suoi misteri alla perfezione dell’uomo vitruviano, dalle molteplici e lungimiranti invenzioni alle incredibili intuizioni anzitempo.

Amava dire: “Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri.”

Grande lezione, sempre attuale. Di cui tennero conto anche Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere”. Le scene col grande Leonardo sono mitiche. Da cineteca poi quella in cui Trosi spiega, fino allo sfinimento seppur con scarso successo, le regole di un gioco di carte al Maestro, che resta incredulo. Ma ascolta e pensa e stima.

Con lo sguardo già Oltre. Come la sua Monna Lisa.

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La Bellezza salverà il mondo” è il monito salvifico di Dostoevskij.

Senza però tenere in conto l’Uomo. Che tra incuria e dolo è maestro nell’arte della distruzione.

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