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Archive for the ‘Attualità’ Category

Misero e triste quello Stato che toglie ai poveri per dare ai ricchi. Ma anche malandrino e ingiusto. Profondamente.

Uguaglianza ed equità di trattamento presentano tra loro la differenza notevole per cui se viene dato “100” a tutti ci sarà correttezza ma non giustizia, perché in tal modo non si terrebbe conto dei dati di partenza di ciascuno. Come nella vignetta soprastante.

Eppure nel nostro Paese, tra quelli sulla carta più industrializzati ed avanzati del mondo, sta accadendo qualcosa di ancora più grave ed ingiusto. Si sta togliendo pure il “minimo sindacale” a chi strutturalmente ha meno. Consegnandolo, senza scrupolo alcuno, a chi già ha di più. Che continuerà, in virtù di ciò, a vivere meglio. Usufruendo peraltro di quei servizi statali pagati, giustamente, per tutti, ma con le tasse pagate, ingiustamente, da alcuni. Ovvero i soliti, poco ignoti, allocchi. Mentre i soliti furbi, anch’essi poco ignoti, si fregano le mani, aggiungendo, in modo sfrontato, che “la pacchia è finita“. Non certo per loro.

Ps: È stato detto di “non disturbare il manovratore”, ma se questo “disturba” pericolosamente, con una guida favorevole a pochi, il tragitto di molti, forse una parola va infine pronunciata. Se non altro di sdegno.

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Ogni giorno una sorpresa.

In fondo quella che già riceviamo, non gradita, da un po’ di tempo a questa parte.

Sarebbe auspicabile ripristinare il senso pieno, anche positivo, della sorpresa. Evitando per una volta i vari e gravosi “imprevisti”, leggi cataclismi-inflazione-guerre-torture. Insomma la solita miseria umana che ci caratterizza.

Una possibilità potrebbe essere partire dal nostro ombelico piccolo che dà un’occhiata buona e compassionevole ad un altro ombelico piccolo, il più delle volte accanto a noi. Quello sguardo potrebbe essere la “casella” di giornata da aprire. Sorprendendo noi stessi.

Autentico Avvento, quasi Epifania.

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Che tristezza vedere risbobinarsi il solito tragico nastro… Con la Natura a reclamare il suo spazio, ancora una volta, esigendo un dolorosissimo contributo umano.

C’è il cambiamento climatico, è palese. Però a Ischia c’è anche un tasso alquanto elevato, il cinquanta per cento sul totale degli edifici, di abusivismo edilizio. E i condoni sempre promessi, reiterati, continuati. Senza mai considerare che mettere in sicurezza il territorio significa partire proprio da lì. Interrompendo infine la illogica, se non per fini elettorali, catena infinita di condoni. Investendo soldi pubblici come se non ci fosse un domani. Affinché possa esserci.

Ps: come è possibile, per il capriccio di qualcuno, inserire in manovra la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, quando è primario ri-costruire tutto lo sfinito e abusato territorio dello Stivale?

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Prima di scriverne ho dovuto metabolizzarlo. Fin dalla sua inquietante e geniale locandina: uno scudo crociato, quello della “Democrazia Cristiana”, fatto di rose e spine. Quasi una croce da portare per Aldo Moro, come in effetti nel film si vede per qualche fotogramma.

Vent’anni dopo quel capolavoro che è stato ed è “Buongiorno, notte”, Marco Bellocchio è tornato “sul luogo del delitto”. Rivisitando la dolorissima vicenda Moro da un altro punto di vista rispetto al suo primo film.

Se là era il nascondiglio/cella in cui lo statista fu prigioniero dei Brigatisti Rossi, con un futuribile, seppur impossibile, buon finale, qui è “l’esterno” appunto a raccontare quel sanguinario e folle evento della nostra Repubblica, improvvisamente ritrovatasi nella sua “notte” più lunga e incomprensibile e lacerante.

Ed ecco allora i dissidi interni ed interiori nei partiti italiani, primo tra tutti la “Democrazia Cristiana”, le poco chiare ingerenze straniere, lo strazio riservato e silenzioso della famiglia Moro, le lotte intestine tra gli stessi terroristi intorno alla delittuosa scelta finale. E i tentativi, apparentemente numerosissimi, di salvare il Presidente della DC, dopo che già i cinque uomini della sua scorta avevano pagato un prezzo altissimo per difenderlo. Ma tentativi più di facciata che di sostanza, come se tutto, inspiegabilmente, fosse già scritto. In breve e amaramente, come esprime Bellocchio con lucida chiarezza nelle note di regia, “quell’uomo, come Cristo, ‘doveva morire’. Perché nulla potesse cambiare non solo nella politica, ma nella mente degli italiani”.

Quindi il finale, seppur per qualche attimo sognato ancora possibile di un Moro libero come fu pienamente in “Buongiorno notte”, non può che chiudersi con quell’immagine terribile e storica della Renault rossa col corpo di Aldo Moro insieme alle sue stesse parole dell’ultima lettera alla sua Noretta e ai figli in cui dice: “Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo“.

Parole che ogni volta commuovono, ponendoci di fronte al mistero di quel sacrificio. Politico, ma soprattutto umano.

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Un regista tra i più grandi, Martin Scorsese. Con film entrati di diritto nella storia del cinema, anche grazie a Robert De Niro, suo attore feticcio insieme a Leonardo Di Caprio. Da “Taxi driver”, Palma d’oro 1976 a Cannes, a “The Departed – Il bene e il male”, Oscar 2007 alla regia, passando attraverso “Toro scatenato”, “Quei bravi ragazzi”, “L’età dell’innocenza”, “Shutter Island”, citandone solo alcuni. Riuscendo ad indagare l’istintiva violenza umana, insieme al tema della colpa. Con la capacità di raccontare per immagini le molteplici sfaccettature dell’animo umano.

Grazie Martin Scorsese e buon compleanno!

Ps: compie ottant’anni anche il canarino più famoso, Titti, sempre inseguito, ma invano, da Gatto Silvestro. Auguri!

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L’efebo orante, in occasione della scoperta di un deposito votivo negli scavi di San Casciano dei Bagni, 8 novembre 2022.

I bronzi riemersi dagli scavi di San Casciano, 24 statue votive conservate in perfetto stato all’interno dell’acqua calda della sorgente, muove riflessioni esistenziali rispetto a quelle archeologiche, alquanto ovvie.

Gli oggetti ci sopravvivono. Raccontandoci. Seppur inchiodandoci alla nostra umana transitorietà.

In tanta, e comunque preziosa, “sopravvivenza”, un pensiero corre a chi fatica a “restare vivente” nel breve arco di un’esistenza. Con le acque che a volte non proteggono ma si chiudono nefaste su respiri ancora piccoli, e sguardi di molti che si voltano altrove.

Installazione di Federico Clapis, “Welcome” – 2019

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Le parole che raccontano, incombenti, la Cop27 egiziana, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si sta svolgendo sul Mar Rosso a Sharm el-Sheikh, sono due.

Una è Greenwashing, ovvero “ecologia di facciata”. Accusa lanciata a questa Conferenza da Greta Thunberg (e non solo), che infatti non partecipa. Effettivamente per ora l’attenzione è stata più rivolta all’energia (indispensabile) che al clima (vitale). Come se non fossero interdipendenti.

L’altra è “Diritti umani”. Per quanto si possano fare operazioni di facciata con conferenze climatiche, rimane prioritaria la questione  delle violazioni dei diritti umani, violazioni evidenti nell’Egitto di al-Sisi. Sul caso Regeni nessun passo avanti, così come sulla detenzione di Patrick Zaki. Cosa dire poi dell’attivista di lungo corso Alaa Abdel Fattah, imprigionato con l’accusa di aver diffuso “notizie false”, da mesi a digiuno e ora passato anche allo sciopero della sete, per denunciare tale situazione?

E veniamo al monito, lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres: “Siamo su un’autostrada verso l’inferno climatico con il piede sull’acceleratore. L’umanità ha una scelta da compiere, o cooperare sul clima o morire, o andare verso una solidarietà sul clima o rischiare un suicidio collettivo”.

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Proviamo a stare, giusto il tempo di questo post, nel mood “dolcetto o scherzetto” tra zucche e pipistrelli, ripensando agli “scherzetti” degli ultimi giorni, che spereremmo davvero tali. E invece…

Number 1: Il Presidente del Senato La Russa, seconda carica dello Stato, in una recente intervista a “La Stampa” alla domanda se celebrerà il “25 aprile”, Festa per tutti gli italiani di liberazione dal nazifascismo, ha risposto: “Dipende. Certo non sfilerò nei cortei per come si svolgono oggi. Perché lì non si celebra una festa della libertà e della democrazia ma qualcosa di completamente diverso, appannaggio di una certa sinistra.” Sembra uno scherzetto, e invece…

Number 2: Nostalgici del Ventennio in camicia nera, anche bambini, a Predappio per commemorare il centenario della “Marcia su Roma”. Con tanto di saluto romano (e l’apologia di fascismo?). Sembra uno scherzetto, e invece…

Number 3: Nel primo decreto del nuovo governo stop mascherine negli ospedali, il luogo dei fragili per antonomasia. Poi anche no. E invece sì al reintegro di medici e operatori sanitari no vax, come se nulla fosse stato (aria di condono?). Il che suona, rispetto a quanto fatto da tutti, più come una beffa che come uno scherzetto…

Ps: Consegno dolcetti, basta scherzetti…

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C’è chi si ostina nel fastidio (“parliamo ancora di fascismo?“), chi invece rievoca con qualche nostalgia (pochi ma pericolosi), chi infine sente giustamente un dovere morale ricordare quel 28 ottobre 2022, “una data funesta – come ha detto Liliana Segre – della storia italiana, che segna l’inizio del fascismo, la più grande sciagura della storia nazionale del secolo scorso“.

Non dimenticare gli eventi storici, cercando di comprenderne le cause, è buona e doverosa pratica che va insegnata alle nuove generazioni in una sorta di passaggio del testimone. Affinché le democrazie, sempre fragili, sempre in divenire, possano sviluppare anticorpi stabili verso possibili sottrazioni di libertà ed uguaglianza.

Anche il cinema, attraverso il documentario “Marcia su Roma” del pluripremiato regista Mark Cousins, con archivi inediti ferma la riflessione su quell’evento epocale, l’ascesa al potere di Mussolini e la sua Marcia su Roma nel 1922, che innescò una catena di accadimenti sempre più tragica. Influenzando poi molte delle tirannie mondiali dal XX secolo in avanti.

Ricordare, senza relegare un tale episodio a fenomeno di contorno, è necessario. Anche per l’esecutivo di un Paese. Di qualsiasi parte politica esso sia.

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Appare senza età Roberto Benigni, il nostro folletto nazionale capace di suscitare riso, commozione, riflessione. Secondo l’abito indossato.

Una comicità dissacrante la sua, che usa in maniera sapiente il linguaggio del corpo insieme ad un talento che sa cogliere i diversi registri umani. Così è “Il piccolo diavolo”, “Johnny Stecchino”, “Il mostro”, ma anche “Pinocchio”, sia figlio che padre. Per non parlare della surreale coppia in viaggio nel tempo in “Non ci resta che piangere”, in cui la magica complementarietà con Massimo Troisi diventa un cult in numerosi sketch del film, quasi novelli Totò e Peppino in un mondo rinascimentale.

Ma è ne “La vita è bella”, tre Premi Oscar, che Benigni compie il miracolo, pescando in sé la vena malinconica e struggente sottesa alla battuta mordace. Raccontare l’orrore della Shoah ad un bambino attraverso lo strumento del gioco fiabesco sembrava una sfida azzardata, eppure vinta tra lacrime e sorriso.

Non si può però dimenticare la capacità affabulatoria e recitativa di Roberto Benigni, sommo attore per il Sommo Poeta. Le sue “lezioni” su Dante hanno avvicinato alla Commedia anche chi faticava a leggerla. Insieme al suo racconto appassionato intorno alla nostra Costituzione, “La più bella” la definì, e i Dieci Comandamenti, quasi un memorandum dell’agire etico di ogni uomo.

E in ogni campo sempre con quella scanzonata leggerezza, che è poi profonda riflessione sulla natura intrinseca dell’umano. Tenendo presente, come ci ricorda lui, di essere felici, “e se qualche volta la felicità si scorda di voi, voi non scordatevi della felicità”. 

Quindi auguri di felicità a te Roberto, e buon Settantesimo!

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