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Posts Tagged ‘elezioni’

Vince a sorpresa l’Oscar 2019 come miglior film “Green Book” di Peter Farrelly, pellicola su una storia vera di amicizia tra un buttafuori italoamericano e un pianista afroamericano nell’America segregazionista degli anni sessanta, e sul loro viaggio con la “guida verde” del titolo, che indicava alberghi e ristoranti in cui si accettavano i neri. Un racconto di fratellanza e inclusione, di cui abbiamo globalmente necessità e con cui consolarci nelle notti di voti.

A proposito.

Misfatto oggettivo: durante il previsto e dovuto silenzio elettorale per le elezioni sarde il ministro dell’Interno twitta in modo allegro e impudico di convogliare il voto sul proprio partito. Non solo rompe (ops!) ancora (dopo il voto abruzzese) il silenzio elettorale, ma lo fa rivestendo quella carica, ministro dell’Interno, che ha tra le sue funzioni proprio quella di controllare e garantire il regolare svolgimento del voto, in cui rientra il silenzio elettorale stesso.

Riflessione soggettiva: visto che le regole sembrano ormai un intralcio alla fuoriuscita anarchica e contromano del proprio sé, perché non giungere ad un’unica e fagocitante norma in cui “Liberi tutti” sia il nuovo mantra di comportamento, pubblico e privato? Così anche i miei studenti si sentiranno felicemente (?) liberi di non presentarsi ad una prova concordata piuttosto che dare in escandescenze di fronte ad un risultato poco gradito. Anche se dubito che, a tal punto, di tal gioco, servano ancora a molto i voti. Perché perdenti lo siamo tutti.

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Guazzabùglio: mescolanza confusa di cose varie, materiali o astratte. “Un affare imbrogliato da mille circostanze diverse gli è un guazzabuglio”.

Altro che liquidità di baumaniana memoria.

Tutto in continua evoluzione, da un giorno all’altro, di minuto in minuto.

Estragone e Vladimiro che aspettano Godot, a confronto, non rientrano più nel teatro dell’assurdo.

Si naviga a vista. Ogni prassi costituzionale bypassata. Qualsiasi scenario fantapolitico all’improvviso è possibile.

Con atteggiamenti irriverenti, cambi repentini, posizionamenti schizofrenici, parole irresponsabili, visioni miopi ed egocentriche.

E le istituzioni che appaiono indebolite, la politica non più memore della propria caratteristica dialettica e la finanza in continua fibrillazione.

Un vorticoso giro di giostra in 80 ore.

Contratto nato con gestazione lunga e parto podalico. Governo giallo-verde, forse. Quirinale in diretta. Savona l’economista, non la città, quale punto cardinale. Conte il professore, non l’allenatore, quale premier poco cardinale. Governo giallo-verde, ancora. Retromarcia. Savona, sempre l’economista, quale punto dirimente. Euro no, ma anche sì, se. Diktat, veti, riserva, rinuncia. Spread su, borse giù. Offese oltralpe. Impeachment urlato. Internet impazzito. Al voto, al voto. Con le infradito? Durante la vendemmia? Piazze chiamate, e prenotate. Bandiere tirate, e ritirate. Campagne elettorali. Dirette Facebook. Strappo, forbici, Cottarelli. Governo tecnico, lista ministri, nessuna fiducia. Ancora qualche ora. Altri incontri informali. Sinistra, chi l’ha vista? Salite e discese dal Colle. Uscite laterali. Accenni e dinieghi. Impeachment anche no. Ci siamo sbagliati. Torna indietro di tre caselle. Di nuovo governo giallo-verde. Sicuri? E Savona? Si sposta di una casella. Ma è un economista, non la città. E allora fermo un giro. E poi ricominciamo. Davvero? Certo, qui non scherziamo.

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MC Escher, “Illusion chess board”

Il nuovo Parlamento sta assumendo, prima ancora del suo insediamento, la forma di una grande scacchiera.

In cui la Mossa privilegiata, almeno fino a ieri, sembrava essere quella dell’Arrocco. Muovere due pezzi in un colpo solo. Comunque dopo la mossa dell’avversario. E in attesa del Dominus fuori scacchiera.

Ora invece la mossa privilegiata pare essere la Mossa del Cavallo. Ovvero quella laterale, inaspettata, a scavalco. Che però va anticipata rispetto all’avversario.

E noi elettori, extra tavolo, mentre osserviamo un po’ scettici le Grandi Manovre, pensiamo ai paradossi di Escher. Per cui nulla è come sembra.

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La presunzione si autorigenera col potere. Ma porta con sé un effetto collaterale, il passo troppo lungo.

Convinto di essere politicamente forte, il potente di turno vuole dimostrarlo con l’asso pigliatutto. E il nostro ex premier fiorentino ne è un esempio da manuale.

Ora è il turno di Theresa May, premier britannica. Non paga della sua maggioranza, voleva di più ed è scesa in battaglia. Presumendo di uscirne rafforzata. Di fatto ne esce indebolita, pur avendo vinto.

Come Pirro,  con la sua vittoria. Perché la storia, pur non essendo sempre magistra, va tenuta presente. Insieme ad un rigenerante bagno di realtà e di umiltà.

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All’apparire dei primi risultati referendari, con un No che si stagliava più marcato rispetto alla vigilia, hanno cominciato ad evidenziarsi due parole, peraltro alquanto scontate visti i numeri: Dimissioni ed Elezioni.

Ma è una parola-sottotitolo quella che racconta il day after, Salita. Verso il Colle dal Presidente Mattarella, per parlare, dimettersi, consultarsi. E anche verso scale metaforiche, come quelle di cui diceva il Fiorentino maggiore, ricordandoci quanto sa di sale salire l’altrui scale. Con gradini che simboleggiano l’andamento della vita stessa, anche quella politica. E fin qui nulla di nuovo sotto il sole.

Il colpo di scena, formale e sostanziale, si ha verso il tramonto del giorno dopo il voto. E si ha con una parola davvero inaspettata: Congelato. Come il meteo, come il pesce. Ma tale dovrebbe essere, secondo le voci di palazzo, il destino del premier e delle sue dimissioni. Tutto in freezer. Ad aspettare.

Con un “desco”, quello del Paese, che in attesa di “scongelamento” resta desolatamente vuoto.

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Il film “Signore e signori, buonanotte” è del 1976. Sono trascorsi quasi quarant’anni da allora, eppure l’intervista tra lo speaker del Tg3, interpretato da Marcello Mastroianni, e l’onorevole di turno è talmente attuale da risultare surreale, nonché inquietante.

Tuttavia è anche illuminante l’esegesi finale del politico. In quella spiazzante ammissione, l’elettorato vede in me un prevaricatore. Se invece voleva scegliere un uomo probo, onesto e per bene, ma che dava i voti a me?, è contenuta tutta la nostra italiana colpa.

Di furbetti del quartierino.

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mal di pancia

Dicono che gli italiani agiscano in base agli umori della propria pancia.

Il giornalista Beppe Severgnini ci ha scritto persino un libro, “La Pancia degli italiani”, in cui analizza il nostro “gastroenterologo”, affermando che è il rabdomante delle debolezze italiane.

Non so voi, ma io comincio a soffrire da tempo di forti mal di pancia. Ma per quanto me ne lamenti, comprendo che se il gastroenterologo non cambia, è evidente che solo con me e pochi altri non funziona la medicina. Forse è il caso che cambi ospedale, visto che il medico lo decide, come è giusto che sia, la maggioranza.

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