Feeds:
Articoli
Commenti

Il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald John Trump, si è insediato alla Casa Bianca.

O “insidiato”, dicono i suoi detrattori. Ma se la sua presidenza sia un’insidia o meno saranno i fatti a dirlo.

Per ora un discorso dai toni forti, in cui si staglia in modo netto il nuovo orizzonte del Paese a stelle e strisce: “Compri americano, Assumi americano”, ovvero protezionismo innanzitutto.

Con poco spazio per l’idea romantica, e ancora resistente, di un luogo oltreoceano aperto a tutti. Persone e sogni.

Neve. E silenzio.

Perché la Natura chiede periodicamente un alto tributo umano?

Deve essere davvero fuori misura l’oltraggio che noi commettiamo.

Risultati immagini per post-verità

E così “Post-verità” è la parola dell’anno 2016 per l’Oxford English Dictionary, che la definisce come «relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti, nel formare l’opinione pubblica, del ricorso alle emozioni e alle credenze personali». Come dire, “se lo raccontano, allora è vero”. Apparenza versus sostanza.

Così una notizia falsa, ma data per autentica, influenzerebbe una parte dell’opinione pubblica, quella che non cerca la verità rapportandosi col mondo reale, ma col proprio sentire emotivo. Come se diventasse reale ciò che ci piace dire e sentire, senza più spazio per il confronto tra le opinioni. E con i social-media la diffusione della falsa notizia aumenta in modo esponenziale, così che la post-verità, ossessivamente ripetuta, tende a diventare un monologo.

In una società caratterizzata da flussi ininterrotti di informazioni, anche contraddittori, paradossalmente diminuisce la possibilità di giungere ad una chiara visione dei fatti, servendosi solo di argomenti razionali. Cresce invece l’interesse per chi inventa e racconta storie, quindi la post-verità sembra essere diventata la chiave per la conquista e per l’esercizio del potere, economico e politico. Non è un caso infatti che il termine si sia diffuso nel 2016 durante le campagne per il referendum britannico sulla Brexit e per le elezioni presidenziali americane.

Torna utile l’indicazione data da George Orwell ne “La fattoria degli animali”: “Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario.”

Quarto disco di platino per l’album “Le migliori” di Mina e Celentano.

Successo inarrestabile per la leggendaria coppia con oltre duecentomila copie vendute.

Ancora una volta tra i due è feeling sonoro. Con voglia di sperimentare e giocare insieme, “semplicemente così“, come cantano nel singolo “Amami amami”.

Ironia e colore già dalla copertina del disco in cui, tra creatività e vintage, posano come solo “Le migliori”.

Risultati immagini per le migliori

Tutto è relativo. Quindi anche l’ora esatta si arrende alla liquidità dei tempi.

Non è infatti più possibile assicurare la precisione delle lancette radio-televisive. E così quei sei secondi sonori che scandivano l’arrivo dell’ora “perfetta”, a cui si controllavano gli orologi, taceranno.

Con il nastro del tempo interiore che potrà arrotolarsi qualche voluta in più. O in meno.

Risultati immagini per david bowie

Difficile fare a meno delle stelle. Perché sono luce. Perché sono orientamento.

Forse è per questo che David Bowie, “l’uomo delle stelle”, lo pensiamo presente seppur assente.

Perché le sue coordinate persistono. Nelle sue magiche sonorità e nelle sue visioni predittive.

Ps: purtroppo un altro “oriente” si è spento, Zygmunt Bauman, il teorico della “società liquida”, ovvero della specificità dell’attuale tempo storico, carente di certezze e necessitato di continui compromessi.

Le parole tacciono

Risultati immagini per parole

Un inizio d’anno che ci lascia scevri del linguista Tullio De Mauro e del critico letterario Claudio Gorlier.

Linguista di alta caratura il primo, capace di cogliere l’uso delle parole nella storia del nostro Paese, studioso della letteratura di lingua inglese il secondo, capace di intuire la grandezza di scrittori quali Philip Roth e Gore Vidal.

Sempre attento Tullio De Mauro ai cambiamenti linguistici in Italia, solo un anno fa aveva dichiarato “Il 70% degli italiani non capisce quello che legge“, denunciando ancora una volta il rischio di analfabetismo funzionale.

L’anglista Claudio Gorlier aveva curiosamente ispirato a Fruttero, suo compagno di banco al liceo, il personaggio dell’americanista Bonetto nel romanzo “La donna della domenica”, colui che spiega al commissario Santamaria l’indizio chiave, ovvero la parola piemontese “pera“, in italiano “pietra“, e che diventa famoso sottolineando che “non si dice Boston, ma Baaastn“. Ma lo studioso Gorlier, il primo a vincere una cattedra di letteratura americana in Italia, era anzitutto un critico acuto ed intuitivo, che aveva frequentato i grandi scrittori del Novecento italiano, da Pavese a Fenoglio, da Calvino a Levi.

Per me il Professore Claudio Gorlier resta un incontro inaspettato e prezioso. Fu il mio controrelatore alla tesi di laurea su “Eugenio Montale e la letteratura anglosassone”. Persona di profonda cultura e raffinata ironia, mi fece cogliere il valore della traduzione quale “tradimento”. Un cammino di senso, tra le parole.