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World Press Photo 2018

Ivor Prickett (Panos Pictures, per il New York Times) – Mosul

Tra i finalisti al World Press Photo 2018 Ivor Prickett che partecipa con due fotografie, entrambe sulla battaglia di Mosul.

Questa, un bambino nudo in braccio a un soldato delle forze speciali irachene, mostra tutta la svestizione che compie la guerra. Su tutto. Ma mostra anche l’umano che, nonostante tutto, fa ancora l’umano.

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La mappa del cuore

Helen Cann “A map of my heart”

Ti sembra così facile mapparmi il cuore?”

E così Ermal Meta e Fabrizio Moro da quasi esclusi sono stati decretati vincitori del Festival di Sanremo 2018. Con una canzone, “Non mi avete fatto niente”, sul terrorismo, nei suoi effetti devastanti ma non definitivi, raccontati in versi anche dirompenti: “Braccia senza mani / Facce senza nomi / Scambiamoci la pelle / In fondo siamo umani”.

L’attualità ha occupato la scena anche in “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane, Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo, viaggio di migranza per mare dal punto di vista di un bambino: “Mi guardo intorno e neanche a dirlo vedo sempre e solo onde, dopo onde, ancora onde, / Allora onde evitare di addormentarmi come gli altri e esser buttato in mare / Mi unisco al coro della barca e inizio a piangere e gridare”.

Quel bambino lo senti poi adulto e sfinito, straniero ed escluso, nel testo di Bernard-Marie Koltès “La notte prima della foresta”, interpretato magistralmente da un Pierfrancesco Favino in stato di grazia.

A guardare il fondo profondo della realtà si rischia di annegare, anche se solo in musica. E allora non si può che approvare il secondo posto de “Lo Stato Sociale”, Premio Sala Stampa “Lucio Dalla”. Perché c’è necessità, a respiri alterni, di alleggerirsi, volare e ballare, come se fosse appunto “Una vita in vacanza”: “Per un mondo diverso / Libertà e tempo perso”.

Sono solo canzonette?

“Adesso è tutto ciò che avremo” – Diodato e Roy Pace

“Fare soldi per non pensare / Parlare sempre e non ascoltare” – Lo Stato Sociale

“Donna siete tutti e tu non l’hai capito” – Nina Zilli

“Senza pensarci pensami” – Ron/Dalla

Deriva sacrilega

Jean Michel Basquiat, “Autoritratto” – 1982

Dopo il sacrilego “tiro a segno” maceratese bisognerà prendere infine atto che c’è una pancia profonda e malata del Paese che parla e agisce una lingua destrorsa, a tratti fascio-nazista, in cui la parola “razza” è considerata il centro di gravità di ogni pensiero e azione.

Sarà infine necessario fermare tale deriva xenofoba, applicando fermamente  la legge esistente senza più deroga alcuna. Si tratti di saluto romano o di svastiche tatuate o apologia di fascismo. Anche se accade, come la scorsa estate, in una spiaggia di Chioggia tra le cabine travestite da mortifere camere.

È ormai urgente non derubricare tali abominevoli episodi a passeggeri e curiosi fenomeni di costume. Perché il passaggio successivo, dopo l’indifferenza e la sottovalutazione, è l’intento agito di soppressione dell’altro.

E la storia in questo ne è purtroppo, se non maestra, testimone silente.

Marc Chagall, “Le coq rouge dans la nuit”- 1944

“Volare”, la canzone italiana più famosa al mondo, compie sessant’anni pur restando una gioiosa ragazzina, animata da quella libertà a cui induce il volo. Che ti porta “nel blu dipinto di blu / felice di stare lassù”. “Più in alto del sole / e ancora più su”.

Seppure per poco. Seppur solo in sogno.

Ps: sembra che Franco Migliacci, autore insieme a Domenico Modugno, sia stato ispirato dal dipinto di Marc Chagall “Le coq rouge dans la nuit”.