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Svezia da Nobel

La moderna e avanzata Svezia non solo non fa indossare le mascherine quale protezione da SarsCov2, ma addirittura dà la multa a chi le indossa. Scelta surreale.

Un professore è stato sanzionato dal suo preside per averla indossata. Si suppone per difendersi dal virus e non per dare scandalo con un capo osè.

C’è da chiedersi il motivo di tale delirante opzione. Motivo che è stato apertamente dichiarato: puntare, obbligatoriamente e senza deroga alcuna, all’immunità di gregge.

Chapeau. Da Nobel.

Aggiornamenti antivirus

Dopo un anno drammatico ed estenuante di pandemia, siamo alla fase “varianti” che sembra adombrare quella “vaccini”.

Ci aspettano gli aggiornamenti antivirus. Per il nostro sistema, come già facciamo per i computer.

La sonda della NASA “Perseverance” è ammartata. È giunta infatti su Marte, dopo un viaggio di oltre 470 chilometri durato 203 giorni, per scoprire possibili tracce di vita passata.

Il pianeta rosso potrebbe così rivelarci nuovi dati, dopo esser stato a lungo nel nostro immaginario quale luogo extraterrestre per antonomasia. Per un racconto di fantascienza, con protagonisti fuori dal comune. Marziani appunto.

Ma ora tocca alla scienza. Attraverso la Perseveranza. Che trasforma i sogni dell’umanità in realtà.

La prima foto scattata da “Perseverance” poco dopo l’arrivo su Marte, alle ore 21.55 del 18 febbraio 2021.

“Mi hai insegnato ad amare il mare.

Il suo azzurro e le sue onde. La vita. 

In esso, come in altro, ti ritrovo.”

 

A papà Sergio

Emil Nolde, “Natura morta con maschere” – 1911

Nonostante tutto, siamo in pieno Carnevale. O meglio, è il Carnevale ad essere entrato in pieno nel sistema.

Sempre in mascherina a renderci irriconoscibili, maschere ormai nude di noi stessi. Simulando sorrisi che faticano a generarsi per gli orizzonti stretti.

Sovvertimento dei ruoli elevato a consuetudine. Col plauso di tutti attraverso like e tweet. E conseguente cancellazione di ogni confronto dialettico.

E un nuovo governo che nasce. Con un neoministro dell’Istruzione che annuncia: “Speriamo che faremo bene”. Sob.

Ma è Carnevale, avrà voluto scherzare.

L’orrore delle foibe colpisce le nostre coscienze. Il dolore, che provocò e accompagnò l’esodo delle comunità italiane giuliano-dalmate e istriane, tardò ad essere fatto proprio dalla coscienza della Repubblica”.

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica Italiana – 10 gennaio 2021 (“Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra)

È trascorso un anno, un lunghissimo anno, dall’arresto di Patrick Zaki in Egitto, e in tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni affinché Zaki, attivista per i diritti umani, sia scarcerato.

Oggi in diversi comuni italiani saranno affissi dieci manifesti vincitori di “Free Patrick Zaki, prisoner of conscience”, edizione speciale del concorso internazionale di comunicazione sociale “Poster For Tomorrow”.

Riccardo Nouri portavoce di Amnesty International Italia, che ha seguito fin dall’inizio il caso, ci ricorda che la legge egiziana permette di prolungare la detenzione preventiva sino a due anni. E osserva: “La meglio gioventù che va all’estero viene considerata una minaccia dal regime egiziano“.

Amr Abdelwahab, ingegnere informatico amico di Zaki dai tempi dell’università, perseguitato come lui, nel 2015 è dovuto fuggire dall’Egitto. Continua da Berlino la sua battaglia per liberare Patrick, facendo questo appello: “Chiedo alle persone libere del mondo di combattere la propria battaglia per garantire che i loro governi non sostengano le dittature: ovunque, non solo in Egitto. Prego le persone di ricordare che i prigionieri politici in Egitto non sono solo numeri e statistiche, ma persone con una famiglia e una vita. La peggiore paura di un prigioniero politico, in ogni momento, è quella di essere dimenticato. Patrick è in prigione per un motivo e questo motivo è che lui sostiene e combatte sempre per le cose giuste. Le dittature devono capire che arrestare persone come Patrick, semplicemente, rende sempre più grande il loro messaggio”.

Libertà per Patrick Zaki.

Se alziamo per un momento lo sguardo dal nostro italico ombelico, leggi crisi di governo, e da quello pandemico mondiale, dobbiamo prendere atto di quanto le pratiche democratiche non siano per nulla scontate in varie latitudini.

E se il Myanmar, col suo colpo di Stato e l’arresto della leader e premio Nobel Aung San Suu Kyi, ci può apparire lontanissimo, Russia ed Egitto sono invece a noi geograficamente vicini.

La Russia, propaggine di quell’Europa portatrice di valori liberali, ha appena condannato Alexei Navalny, oppositore politico del governo Putin, a tre anni e cinque mesi di carcere. Migliaia i manifestanti fermati nei giorni scorsi, ma il Cremlino, sostiene che la mano dura della polizia è “legale e giustificata” quando ha a che fare con “teppisti e provocatori”. Così sono definiti quelli che la pensano diversamente da chi governa.

L’Egitto, l’altra riva sul comune Mediterraneo, ha prolungato ancora una volta di 45 giorni la custodia cautelare in carcere di Patrick Zaki, lo studente detenuto ormai da un anno con l’accusa di propaganda sovversiva. Quell’Egitto di Al-Sisi che dopo cinque anni ancora nicchia sulle responsabilità nell’omicidio di Giulio Regeni.

Ecco perché poi, riportando lo sguardo sul nostrano ombelico politico, torniamo a considerare fondamentali quei paletti democratici che spesso diamo per scontati. Seppur la crisi politica si stia avvitando su se stessa, rivelando forse anche una crisi di sistema.

Disegno di Thomas Geve

Scrive Thomas Geve in “Qui non ci sono bambini. Un’infanzia ad Auschwitz”: “Avevo tredici anni quando fui mandato ad Auschwitz con mia madre. Era la fine di giugno del 1943. Poiché dimostravo più della mia età, ebbi la fortuna di essere considerato abile al lavoro. I bambini sotto i quindici anni erano inviati direttamente alla camera a gas. A parte un altro ragazzo, uno zingaro di nome Jendros, allora ero il più giovane dei 18000 internati nel campo di Auschwitz I. Avevo il numero di matricola 127003. Mia madre fu mandata a Birkenau e lavorava alla fabbrica «Union». Purtroppo non sopravvisse. Dopo l’evacuazione di Auschwitz sono stato nel campo di Gross-Rosen, nel gennaio del 1945, e poi a Buchenwald, dove sono stato liberato l’11 aprile 1945. Prima di quel giorno non avevo mai conosciuto la libertà.

Ero gravemente debilitato e avevo perso le unghie dei piedi per l’attrito contro gli zoccoli di legno e per la denutrizione. Troppo malridotto per lasciare la mia baracca, il blocco 29, quello dei prigionieri antifascisti tedeschi, vi rimasi più di un mese dopo la liberazione del campo. Fu allora che eseguii una serie di settantanove disegni miniaturizzati, a colori, delle dimensioni di una cartolina, per illustrare i vari aspetti della vita in campo di concentramento. Li feci essenzialmente con l’intento di raccontare a mio padre la situazione cosi com’era realmente stata.”

Come disse Primo Levi, “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.”

Disegno di Thomas Geve

Tempi straordinari quelli che stiamo vivendo. Tanto che anche Pantone si adegua col suo colore dell’anno, scegliendo per il 2021 due tonalità: Illuminating, il giallo vibrante, insieme a Ultimate Gray, il tranquillo grigio. Una combinazione di due colori indipendenti, a dimostrazione che elementi differenti possono unirsi per supportarsi a vicenda. Nello spirito dei tempi, o meglio nell’auspicio di una solidarietà diffusa.

La selezione di due colori indipendenti evidenzia come diversi elementi si uniscono per esprimere un messaggio di forza e speranza che è allo stesso tempo durevole ed edificante“, ha spiegato Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute . “Pratica e solida come una roccia ma allo stesso tempo calda e ottimista, questa è una combinazione di colori che ci dà resilienza e speranza“, ha continuato. “Dobbiamo sentirci incoraggiati ed edificati, questo è essenziale per lo spirito umano“.

Giallo e grigio, positività e fortezza, vivacità e affidabilità. Una distesa di ciottoli sulla rena.