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Riapre oggi 21 ottobre il rinnovato Moma, il “Museum of Modern Art” di New York, dopo quattro mesi di chiusura, un costo di 450 milioni di dollari e un ampliamento di 3700 metri quadrati in più. Il progetto, firmato dallo studio di architetti Diller Scofidio + Renfro in collaborazione con lo studio Gensler, permetterà di mostrare 2400 opere contemporaneamente.

Ripensata l’esposizione delle stesse: non più per periodi e movimenti ma per associazioni e grandi temi. Un esempio? Aver posto a fianco del quadro di Pablo Picasso Les demoiselles d’Avignon del 1907 un quadro di 60 anni dopo, dell’artista americana Faith Ringgold, American People Series #20: Die. La Ringgold, ritraendo uomini e donne bianchi e neri dopo una sparatoria e un accoltellamento, si era ispirata proprio a quel lavoro di Picasso, raffigurante cinque prostitute nude e con maschere africane sul volto, ripercorrendone la velata violenza.

All’ingresso del Museo più iconico del mondo la scritta “Hello. Again.”, opera di Haim Steinbach. Per accogliere il visitatore in un autentico Tempio della genialità umana.

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Parole in estinzione

Usiamo sempre meno parole.

Così discorsi e scritti mancano ormai di sfumature espressive, e la lingua si fa via via più povera e ripetitiva. Con alcuni termini a rischio di estinzione.

Ecco allora che il vocabolario Zingarelli nell’edizione 2020 ha scelto ben 3126 parole da salvare, segnalate da un simbolo grafico, un fiorellino ♣.

A tale progetto si accompagna l’iniziativa #paroledasalvare che coinvolge le principali città italiane, le cui piazze stanno ospitando #AreaZ: una zona a lessico illimitato in cui trovare le parole giuste per esprimere il proprio pensiero, scegliendo una parola a rischio estinzione e prendendosene cura.

Io scelgo “ondìvago“, che è sinonimo di “incerto”, “indeciso”, “tentennante”, ma con quella peculiarità tipica di “chi o cosa vaga sulle onde“. Ecco, è l’implicazione liquida e mutevole a rendermi speciale “ondìvago“. A tal punto che lo uso proprio quando sento la necessità di sottolineare la sensazione del rollìo che solo sull’acqua si prova.

E voi quale parola scegliete?

L’eleganza del riccio

È semplice e bella la castagna.

Inaspettato e casto il suo vestito,                                                    di tersa e raffinata eleganza.

Anticipo di dorato stupore. 

La Turchia di Erdogan, Paese Nato, ha sferrato il suo attacco ingiustificato contro i curdi. Mancanti di una propria terra, ma fieri e coraggiosi. Al punto da combattere l’Isis a mani nude. Per tutti noi. Che sembriamo già aver dimenticato.

E ancora una volta il popolo curdo è perseguitato.

Nella democratica Germania un neonazista uccide per odio razziale nell’intento di compiere una strage in sinagoga. Filmando in diretta il compiersi del suo orrore.

E ancora una volta il popolo ebreo è perseguitato.

Tutto ciò sta avvenendo all’ombra dell’Europa, il continente che si dice in pace dalla fine della seconda guerra mondiale.

Ma si può dire in pace chi vede il male e resta con le mani in tasca? E si può dire in pace chi nicchia di fronte all’escalation di azioni che proprio alla seconda guerra mondiale ci riportano?

In guerra si sa che tutto, purtroppo, è lecito. Così anche nello scontro dei dazi i colpi violenti e quelli bassi non mancano.

A farne le spese, tra il resto, il nostro “Parmigiano”. Che da anni gli americani tentano di emulare, riuscendoci solo e in parte nel nome, “Parmesan”.

L’eccellenza casearia emiliana Doc non può che essere un sogno per le aziende a stelle e strisce. Però… Resta un però.

Se una scheggia di Parmigiano diventa più preziosa della grammatura dell’oro, ça va sans dire che gli americani si rivolgeranno, obtorto collo, al Parmesan. Con le relative aziende in festa per gli introiti. Insieme a Trump.

Senza pensare che al prossimo giro potrebbe essere la Coca Cola a pagare dazio.

L’autunno a New York è un vero classico.

Per respirare, almeno sometimes, quell’atmosfera magica è sufficiente (si fa per dire…) una New York cheesecake”.

Un pezzo della Grande Mela alle nostre latitudini.

Bypassando oceano e dazi.

Ottobre, davvero?

Sarà il procedere dei cambiamenti climatici, sarà la chiusura definitiva delle mezze stagioni, sarà la liquidità del tempo stesso, ma ottobre non sembra più tale.

Ottobre era il sinonimo di castagne, funghi, ombrelli, stivali, maglioni. E il sole pronto a traslocare il proprio calore sull’altro emisfero.

Invece oggi, a dispetto del calendario, da ogni dove occhieggiano tessuti estivi e pelle scoperta. Con i gelati a farci ancora compagnia.