Feeds:
Articoli
Commenti

Michele De Flaviis, “La nebbia” – 2014

Incredibile come tutto si trasformi nelle mani di un artista. Rivelando bellezze nascoste.

Persino nella nebbia.

In questa corsa frenetica e rutilante che ha assunto il Tempo, e noi umani assurdamente dietro, una sola richiesta, quasi pretesa.

Che l’Avvento sia sincero, condiviso e gioioso. Ma soprattutto lento. Per assaporarne il senso.

Il 30 novembre 1979 usciva “The Wall” dei Pink Floyd, album iconico sulle chiusure, metaforiche e reali.

Oggi, che i muri sembrano di nuovo alzarsi qua e là per il mondo, continua ad essere una voce potente e attuale. Per continuare a denunciare. Picconando, per abbattere qualsiasi barriera. Sempre portatrice di incomunicabilità.

Il Ringraziamento

“Ringraziamento” è parola sempre meno agita. Al di là della “festa del tacchino”, più che nobile nelle sue intenzioni originarie, importata da oltreoceano.

Nel nostro tempo è ben più frequentata la parola “lamentazione”, e a tal punto che Geremia rischia di passare per un signore quasi afasico.

E così il “ringraziamento” è riposto in naftalina. Scordandolo persino nei cambi di stagione.

Ps: grazie a chi si sofferma tra le parole di questo “treno”…

Ancora acqua

Ancora acqua. Dal cielo e dal mare.

Acqua per tutto lo Stivale. Dentro lo Stivale. Che mostra, sfinito, tutte le sue fragilità. Di territorio e di strutture.

Sembriamo quasi alla resa. Pur continuando ad essere, la maggior parte, uomini di buona volontà.

Nuotano in banchi molto fitti ma disciplinati le sardine. Quel rapido muoversi in aggregazione compatta mi ha sempre affascinato. E quando sott’acqua le incontro, un’argentea nuvola policroma, per me è sempre meraviglia.

L’umano “movimento delle sardine” mostra la stessa caratteristica affiliativa del loro corrispettivo ittico. In forma di flash mob si riuniscono in piazza, è già successo a Bologna e Modena e altre città si preparano, manifestando senza bandiere politiche la loro lontananza da popularismi, razzismi, volgarismi. Insomma dalle forme barbare che sembra prediligere il nostro tempo.

Cosa possono diventare? Chissà. Per ora nuotano in mare aperto a frotte, nel nome di valori civili condivisi. Affinché quei valori fondanti della nostra civiltà non siano travolti dalle urla smodate di alcune sirene.

La lezione di Sciascia

Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma…

Leonardo Sciascia, da “Il giorno della civetta” (1961)

Ps: sempre attuale, a trent’anni dalla sua morte, la lezione di Leonardo Sciascia. Per imparare dal ricordo (“se la memoria ha un futuro”).