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Palmira

Da sempre la città siriana di Palmira è detta “la Sposa del Deserto”, quasi a sottolinearne la delicata bellezza languidamente allungata in un ambiente per definizione inospitale. Quasi un pezzo di cielo caduto in terra.

Ma il Predone, sempre in agguato nella sua volontà di distruzione, afferra brutalmente Palmira violandola.

Rapinando all’umanità intera schegge di cielo. E lasciando così, tra le rovine, la sottrazione dell’umana bellezza.

Ovvero crudeltà, efferatezza, empietà. E chissà se il male può ancora dirsi banale.

Ps: a proposito di atti barbari, 23 anni fa la strage di Capaci. Altro tentativo di silenziare le testimonianze umane.

Mi piace questa definizione dell’umana bellezza.

La fa dire il regista Paolo Sorrentino al personaggio di  Jep Gambardella (alias Toni Servillo) nel film “La Grande Bellezza”:

Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.

E nel film, che stasera si può rivedere sulla Tv generalista, quegli “sparuti incostanti sprazzi di bellezza” si annidano in uno sguardo, in un tramonto, in un ricordo. Con lo scorrere del tempo inarrestabile come l’acqua di un fiume.

Forse però… “in fondo, è solo un trucco“.

Blues Boy, Bye

bb-king

Il Blues ha perso la sua nota di colore più intensa.

Onore ad un Re che umanamente scorre.

Onore a B.B. King che artisticamente resta.

Dipinto di Banksy realizzato sulla Israeli West Bank barrier, 2005

Dipinto di Banksy realizzato sulla Israeli West Bank barrier, 2005

Un mio studente, non modello ma originale, non applicativo ma sensitivo, non eccellente nella ricerca di risultati, ma metodico cercatore di segni, mi ha regalato, per interposta persona, una risposta sorprendente. E i giorni di tali risposte, da chiunque esse giungano e in qualsivoglia forma, sono autentiche “epifanie”.

Alla domanda “cosa vorresti fare da grande” postagli da una collega, lui, quindici anni di occhi sgranati sul mondo e corpo dinoccolato per camminarlo, risponde: “Tre cose, il tatuatore, il prof di italiano, il ferroviere graffitaro“.

Va detto che il primo e il terzo “mestiere” da lui citati rientrano nel suo modus operandi, amando lui “segnare” il mondo che sperimenta. Ma la sorpresa sta nel “ritrovarmi” nel mezzo, quasi al calduccio, di tanta apparente rudezza.

Perché in quella posizione mediana “il prof di italiano” sembra quasi protetto da/tra due mestieri “forti”, parentesi estreme a difesa della delicata poesia di cui “il prof” si fa paladino.

E se apparentemente il mestiere “prof di italiano” sembra lontano anni luce dal mondo tattoos e Banksy, in realtà chi meglio di colui che “in-segna” prova a scalfire con “segni” chi incontra?

Il “Salone Internazionale del Libro” di Torino ha aperto le sue porte. Meraviglioso come non mai. Italiano più che mai.

E proprio per omaggiare l’intera penisola e le sue bellezze il manifesto di quest’anno rielabora il famoso dipinto “Goethe nella campagna romana” realizzato da Johann Heinrich Wilhelm Tischbein nel 1787 per celebrare il viaggio in Italia del poeta tedesco, ma anche il proprio in virtù di una borsa di studio ottenuta grazie a lui.

Così su un immaginario set cinematografico campeggia un giovane Goethe a ricordarci la Germania quale Paese ospite. Il tutto sotto gli occhi di un attento regista a cui nulla sfugge del made in Italy: libri, cibo, musica, moda, e una Lancia Y che celebra se stessa e i suoi trent’anni.

Del resto il quadro originale di Tischbein non fu un semplice ritratto-souvenir, ma la consacrazione del Grand Tour come un rito irrinunciabile e iniziatico per tutta una generazione di cultori dell’antico.

Ovvero per tutti i cultori del libro. Che amano perdersi tra le pagine, le storie, le parole… Cercandosi, cercando…

cannes 2015

Da oggi la Croisette di Cannes è il regno della “settima arte”.

Col nostro cinema a parlare maiuscolo, attraverso la Madre di Nanni Moretti, la Giovinezza di Paolo Sorrentino e i Racconti di Matteo Garrone.

E con gli occhi trasparenti di Ingrid Bergman a sorridere dalla locandina del Festival. Invitandoci a guardare oltre. Verso un luogo favoloso, mitico, di sogno. Almeno al cinema.

Mia Martini in un ritratto di Guido Harari

Mia Martini in un ritratto di Guido Harari

Mia Martini, ovvero talento allo stato puro.

Non diluito, mai diminuito.

Ecco perché tanto rimpianto.

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