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E così il “Blue Monday” si chiude con la triste notizia della voce strepitosa della cantautrice irlandese Dolores O’Riordan che si è spenta.

“Just my imagination” ricorda i colori felici del suo canto. Di solista, ma soprattutto di front woman e chitarrista dei “The Cranberries”.

Anche se è impossibile non tornare con la mente al suo celebre urlo disperato, quasi predittivo della dilagante violenza, che ha reso universale “Zombie”. Con quella voce così particolare che partiva dal cuore per arrivare al cuore.

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Tanto amiamo allegramente il sabato perché promessa gioiosa della domenica col suo dono temporale di svago e riposo, quanto sopportiamo invece malinconicamente il lunedì per quel suo carico prospettico di nuove incombenze e impegni lavorativi.

Pensate ora a cosa può diventare un lunedì d’inverno a metà gennaio, solitamente freddo e grigio, in cui le feste natalizie sono ormai un ricordo, con l’addobbo già riposto e il conto poco a posto. Insieme al calo motivazionale e alla necessità di reagire. Shakerate tutti questi ingredienti depressivi e avrete il vostro “Blue Monday”.

Che in realtà è nostro, perché destinato a tutti noi. E quest’anno cade il 15 gennaio. Così almeno secondo lo psicologo Cliff Arnall dell’Università di Cardiff che nei primi anni Duemila, attraverso una complicata equazione, decretò il terzo lunedì di gennaio quale giorno più “nero” dell’anno. O meglio “blue”, il colore associato alla tristezza.

In realtà la giornata è stata individuata non tanto per motivi di umano umore ma quale aziendale indicatore. Infatti si è visto che proprio intorno alla seconda parte di gennaio si impennano ricerche e prenotazioni di viaggi futuri.

Un sogno a portata di mano. Nel blu dipinto di blu.

Ellen von Unwerth, Kate Moss and David Bowie, 2003 © Ellen von Unwerth

Il 10 gennaio del 2016 David Bowie, l’uomo delle stelle, tornava al suo pianeta etranger.

Mi piace ricordarlo con questa fotografia di Ellen von Unwerth che lo ritrae insieme a Kate Moss, foto da poco riapparsa alla mostra di Camera a Torino “Arrivano i paparazzi”. Qui non solo si erge a protezione della Moss, ma sembra quasi voler sfuggire all’im-pressione fotografica. Come se dovesse evitare di lasciare tracce visive del suo passaggio terreno di “straniero”. Seppur le mnestiche tracce sonore del suo esser stato tra noi terrestri siano del tutto intatte e incorruttibili.

Adriano Celentano 80

Non sembra vero. Ma facciamo finta.

Il mitico Molleggiato compie 80 anni.

Più di ventiquattromila baci da tutti noi.

Gentile da Fabriano “Adorazione dei Magi” – 1423

Le parole viaggiano e nel cammino si corrompono.

Così il termine Epifanìa, la “manifestazione della divinità” con l’Adorazione dei Magi che offrono al Bambino Gesù oro, incenso e mirra, diviene prima bifanìa poi befanìa, giungendo infine alla popolare e conosciuta Befana, la vecchina che porta ai bimbi, il nuovo inizio, i suoi dolcetti in calze di iuta.

Doni consegnati al “piccolo” che salva il mondo. In senso spirituale o temporale.

Quindi, Adorazione o Befana che sia, Buona Epifania!

L’anno si è curiosamente aperto col “gioco dei bottoni”. Quel gioco antico praticato dai bambini del secolo scorso, in mancanza di autentiche pedine. Pedine che ora siamo noi, gli ultimi del pianeta Terra, in mano a chi di bottoni millanta profonda conoscenza.

Due bambinoni, uno dittatore che presiede un pezzo di Corea, l’altro presidente che ditta su un pezzo considerevole di mondo, quello detto “nuovo” dagli antichi. Si confrontano sui rispettivi luoghi in cui conservano la loro personale merceria (“ho il bottone del nucleare sulla mia scrivania”) e si dilettano sulle misure, ahi ohi, dei propri bottoni (“il  mio bottone è più grande del tuo”).

Peccato non si rendano conto che quel tipo di bottone valga nè una giacca nè una messa, ma “soltanto” una guerra. E purtroppo, come diceva Einstein, l’ultima.

“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi.

[….]

Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.”

Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole.