Feeds:
Articoli
Commenti

Siamo tutti sulla stessa barca” ha detto ieri il Papa in una Piazza San Pietro dilavata, vuota e spettrale. Visitata solo dal suono drammaticamente intrecciato di sirene e campane.

E il Papa solo, nel mezzo di una piazza ancora più immensa, desolata, infinita. A raccontare l’incredulità e lo sconcerto dell’uomo. Anche di colui che è vicario di Cristo in terra.

Un “Urbi et Orbi”, con indulgenza plenaria, inedito e silenzioso. Pregno del dolore che l’umanità sta vivendo. Con la richiesta minima, quasi sussurrata, al Figlio di Dio di non lasciarci in balìa della tempesta. Antica supplica degli apostoli a Gesù, sulla barca in mezzo al fortunale.

Quella barca su cui oggi tutti noi ci troviamo. A remare, a domandare, a supplicare. Ancora una volta.

Mentre noi umani fermiamo tutto o quasi per salvarci, la Natura sembra riprendere le proprie danze. In assenza del pesante passo dell’essere a due gambe.

Da qualche giorno nel porto di Cagliari sono tornati (ma chi li ricordava?) i delfini.

Saltano, giocano, si divertono. Ricordandoci un mondo e un modo di natura. Tempo lento, consumo necessario, delizie piccole.

Un salto tra le onde. Godendo del salto stesso. Semplicemente.

Ot-tanta Mina

Ogni termine per lei sembra minimo.

E allora siano le parole dette nel 1997 dal grande Faber, divenuto famoso grazie all’interpretazione da lei data de “La canzone di Marinella”, a renderle omaggio: “La voce di Mina è un miracolo. Credo che lei sia nata con la musica nel DNA, è come se avesse avuto una memoria prenatale della musica, e questo è il fenomeno tipico della genialità, sapere prima di conoscere. E te ne accorgi quando la senti cantare, perché tutte le sue evoluzioni vocali, le picchiate, i glissati, i grappoli di note in brevissimi intervalli di tempo, le svisature della melodia, sono assolutamente spontanee, come noi quando parliamo.”

Auguri Mina. E che la leggerezza delle tue “mille bolle blu” possano presto tornare a caratterizzare i passi di tutti noi.

Disegno di Franco Rivolli

Una dottoressa che tiene in braccio il nostro Paese, in modo amorevole come una mamma con il suo bambino. Tenendo avvolta l’Italia, riscaldandola, nella bandiera tricolore.

Questo disegno di Franco Rivolli, potente immagine dei giorni del Coronavirus, racconta degli eroi di questo tempo virale. Il personale sanitario, che si spende sul fronte del virus senza pause e ritrosie. Con dedizione, professionalità e coraggio. Che abbiano risposto in ottomila alla “chiamata alle armi” per la richiesta di trecento medici volontari al nord nelle aree più colpite, ci rende orgogliosi di loro e grati del loro agire.

Angeli eroi di questa strenua battaglia.

La Natura fa prepotentemente il suo lavoro. E in questo momento il suo lavoro è fiorire. Nonostante lo sfiorire del contorno…

L’augurio è, comunque, di buona primavera. O meglio, che la Primavera sia buona con tutti noi.

Ps: e nove primavere compie questo blog…

Il Papa pellegrino

Una delle foto più iconiche di questo tempo Covid19.

Papa Francesco in solitario cammino per Via del Corso. In pellegrinaggio verso la Chiesa di San Marcello per chiedere in preghiera a Dio la fine della pandemia. Con passo lento e pensiero raccolto. E solo.

Perché scorta, uomini e auto, sono su un fondale arretrato rispetto a quello del Papa. Con riguardo delle regole di distanza richieste dal momento emergenziale.

Ma solo, Francesco, lo è soprattutto di fronte alla difficile comprensione di un tale tragico evento.

Solo come ogni uomo. Sempre pellegrino su questa “palla di cera“.

Questa è la crisi sanitaria che segna la nostra epoca”.

Così il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, riguardo la pandemia di Coronavirus che sta facendo, letteralmente, il giro del mondo.

Intanto a mezzogiorno di oggi chiudono le frontiere di ingresso dell’Unione europea e dello spazio Schengen, sospendendo così tutti i viaggi fra paesi extra europei e Unione europea. Impensabile fino ad un mese fa.

E a New York è stata chiusa “La Statua della Libertà”, simbolo per antonomasia dello spirito pioniere dell’Uomo. Che dovrà imparare ad accettare l’esilio. Dall’altro in genere, sia esso un essere o un luogo. E in parte anche da noi stessi. Almeno da quello che eravamo.