Feeds:
Articoli
Commenti

All’apparire dei primi risultati referendari, con un No che si stagliava più marcato rispetto alla vigilia, hanno cominciato ad evidenziarsi due parole, peraltro alquanto scontate visti i numeri: Dimissioni ed Elezioni.

Ma è una parola-sottotitolo quella che racconta il day after, Salita. Verso il Colle dal Presidente Mattarella, per parlare, dimettersi, consultarsi. E anche verso scale metaforiche, come quelle di cui diceva il Fiorentino maggiore, ricordandoci quanto sa di sale salire l’altrui scale. Con gradini che simboleggiano l’andamento della vita stessa, anche quella politica. E fin qui nulla di nuovo sotto il sole.

Il colpo di scena, formale e sostanziale, si ha verso il tramonto del giorno dopo il voto. E si ha con una parola davvero inaspettata: Congelato. Come il meteo, come il pesce. Ma tale dovrebbe essere, secondo le voci di palazzo, il destino del premier e delle sue dimissioni. Tutto in freezer. Ad aspettare.

Con un “desco”, quello del Paese, che in attesa di “scongelamento” resta desolatamente vuoto.

Cominciamo col dire che il cambiamento in sé, scevro da riferimenti, ha valenza neutra, non è negativo né positivo. Il cambiamento assume una sua valenza relativamente alla situazione che si ha intenzione di mutare. La frase “la tua vita cambierà” rivolta ad un povero ha effetti diversi rispetto alla stessa frase rivolta ad un ricco.

Quindi tutto si gioca, filosoficamente, sul materiale di partenza. Nel caso del nostro referendum l’oggetto del contendere è la Costituzione, la carta fondativa del nostro stare insieme. Più volte definita “bella”, anche da scrittori e teatranti, essa è prima di tutto, giuridicamente, una carta giusta e libertaria. Quindi ogni cambiamento sulla stessa va pensato con severa attenzione, meticolosa applicazione e saggia lungimiranza.

Sul merito del quesito referendario la soppressione del Cnel, Consiglio Nazionale Economia e Lavoro, sembra raccogliere ampio consenso trasversale, perché organo di rilievo costituzionale poco produttivo e alquanto costoso. Va però ricordato che nell’intento dei Padri Costituenti era stato pensato per rappresentare le categorie produttive ed esprimersi sulle condizioni dei lavoratori, sottolineando così il fondamento egualitario e lavoristico della nostra repubblica.

Il quesito referendario prende poi in considerazione la revisione del “Titolo V” della Costituzione nel senso di una riduzione nel campo delle competenze e dell’autonomia delle Regioni. Alcune materie diverrebbero così di esclusiva competenza dello Stato.

Ma la questione forse più dibattuta, anche tra i giuristi, è il tema del superamento del bicameralismo paritario. Il nuovo Senato rappresenterebbe le istanze territoriali a livello nazionale, così che i senatori, dotati di immunità parlamentare, sarebbero scelti tra i consiglieri regionali e i sindaci. Quindi solo la Camera dei deputati sarebbe abilitata a dare la fiducia al Governo.

Ma veniamo al quesito referendario dal punto di vista linguistico. Esso risulta di non facile comprensione perché poco articolato, nonché compattato in componenti tra loro diverse. Come chiedere di scegliere se essere favorevoli o meno all’abolizione, insieme e tout court, dell’olio di fegato di merluzzo e del tacchino del Ringraziamento. Dimenticando di descrivere la tavola, i commensali e le loro esigenze nutrizionali.

Lider Maximo, Comandante, icona del ‘900, capo carismatico, padre della rivoluzione cubana. Questo è stato Fidel Castro.

Ma non solo. Perché è stato anche un leader controverso. Eroe comunista per alcuni, dittatore feroce per altri. Portò l’alfabetizzazione e l’assistenza sanitaria a Cuba, limitando però la libertà dei cubani con una deriva autoritaria.

Eppure, nonostante i giudizi divisivi sul suo operato, Fidel Castro è stato indubbiamente un protagonista del ‘900. Un secolo davvero breve. Sempre più lontano.

Dantista di fama Vittorio Sermonti, per i suoi commenti e le sue letture del Sommo. Interpretando solo Dante e non gli altri personaggi, e senza sceneggiarlo: ” La mia voce deve compitare ciò che quel personaggio ricorda.”

Ci mancherà quel suo modo vocale di trasfondere il Poeta in chi lo ascoltava. Ma ci consegna, come altri, un vizio da coltivare, “Il vizio di leggere”, quel suo libro in cui, passeggiando tra le letture di una vita, ci confessa di una pratica condotta con “la perseveranza, con l’abnegazione, con l’inconfessabile voluttà” con cui si coltivano i vizi. Insegnandoci che tra Melville e Brodskij e Faulkner si possono inserire anche le Controindicazioni dei foglietti illustrativi di un Farmaco o l’Almanacco illustrato del calcio.

Trasformandoti cosi in un lettore “vizioso”. In possesso cioè del “meraviglioso”. Grazie Maestro.

Risultati immagini per io daniel blake

Un capolavoro. Forse il capolavoro di Ken Loach, che alla soglia degli ottant’anni ci regala un film gioiello.

Per il taglio asciutto, libero da orpelli e retorica, e memore della lezione neorealistica.

Il suo “Io, Daniel Blake”, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes 2016, è una pellicola di potente denuncia, ma anche di sommessa e delicata speranza.

Denuncia nei confronti del sistema burocratico, in questo caso anglosassone, anche se ormai la questione è globale. Con la persona che rientra in un sistema di punti, codici a barre, risultanze, schemi et affini. Destinata a soccombere. E i diritti che restano intrappolati nel meccanismo e nell’indifferenza. Condannati ad urlare in silenzio.

Speranza viceversa negli incontri, in cui la condivisione e l’umanità permettono di respirare ancora qualche sparuta boccata d’ossigeno. L’aiuto reciproco quale salvagente nei marosi del nostro tempo, spesso disumano.

Davvero bravo il protagonista, Dave Johns, con il suo recitare in sottrazione. Come la luce, a tratti fredda. Diabolica quanto il sistema. Che può uccidere le persone ma non la loro dignità.

E’ terminata la mia sospensione di giudizio sul comportamento post Nobel di Bob Dylan.

All’annuncio di tale riconoscimento il 13 ottobre scorso ero contenta. Per la scelta open dell’Accademia di Stoccolma, per il nome del poeta destinatario e per la motivazione: “Per aver creato una nuova espressione poetica nell’ambito della grande tradizione della canzone americana.” Canzoni come “Blowin’ in the wind” o “Knockin’ on Heaven’s Door” sono diventate inni dei movimenti pacifisti e per i diritti civili, interpretando il sogno americano di libertà.

Mi aspettavo da subito una dichiarazione del cantautore. E invece ho cominciato ad aspettare, come tutti, un segno da parte del compositore. Una sua, seppur minima, reazione. Viceversa, il silenzio.

Così, mentre lui taceva io entravo in epoché, sospendendo il mio giudizio sul suo atteggiamento.

Dopo una quindicina di giorni poche parole in stile Dylan: “Che sorpresa il Nobel. A Stoccolma ci andrò, se sarà possibile.” Ora sappiamo che non gli sarà possibile, perché “già occupato in precedenti impegni.” Comunicato che lascia dietro di sé una scia fastidiosa e sgradevole di arrogante superiorità. Anche se le sue canzoni continueranno con merito a “bussare alle porte del Paradiso.

Erano 68 anni che il nostro satellite non si presentava tanto grande e luminoso.

Una luna piena speciale, una Superluna.

A cui ululano gli uomini-lupo, quelli cantati nelle leggende antiche.

E anche da Vinicio Capossela che, in uno dei suoi viaggi onirici, racconta la leggenda irpina del lupo mannaro nei suoi richiami ancestrali e misteriosi. Regalandoci, col suo ultimo album “Le Canzoni della Cupa”, “Il Pumminale”, termine antico per il licantropo:

Nella notte di luna mastro Giuseppe è uscito di casa
La luna gli ha mandato il richiamo del Pumminale…