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Quando si chiede ai giovani, categoria sempre più vaga e lasca, cosa si celebri il “Primo Maggio”, una buona parte risponde “la Festa della Musica”, riferendosi al Concertone di Roma. Atmosfera quindi gioiosa, con rari richiami al lavoro. Una Festa per stare tutti insieme, con le note in sottofondo.

Un’altra quota pensa si tratti di un giorno festivo tout court, quindi una “Festa dal Lavoro” e non “Festa del Lavoro”. Del resto la sintassi è diventata da tempo un puro accidente.

Una parte di giovani, infine, anche il Primo Maggio corre disperata, da un quartiere all’altro delle città, a consegnare merci e cibo, senza pause per sé e alcun diritto per quella categoria di “nuovi schiavi” delle multinazionali che hanno triplicato il fatturato sulla pelle loro. Calpestando sempre più quanto raggiunto dai nostri nonni.

A questi giovani va il mio pensiero di solidarietà nella giornata odierna. Con la speranza che possano, un giorno vicino, cogliere il senso della dignità che il lavoro deve dare all’individuo. Con il rispetto dei diritti minimi e della sicurezza necessaria. Solo allora il “Primo Maggio” assumerà anche per loro un significato di festa.

Intorno al 25 aprile

Riflettendo sul 25 aprile, Anniversario della Liberazione d’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista, viene da soffermarsi, in questo anno, sul tempo che gira stretto intorno a tale data, tanto fondante per il nostro Paese.

Appresso al 25 aprile sta il 26 aprile, che nel corrente anno pandemico è il giorno iniziale di una serie di riaperture, che portano con sé un messaggio subliminale, ma deviante, di “liberi tutti”. E così si va associando una ricorrenza storica, quella della “Liberazione da”, a quella della “Libertà di”. Ma tenere separate date e parole ci permette di continuare a vedere e trasmettere le differenze tra situazioni, come quelle tra un regime e un virus.

E ancora a proposito di tempi intorno al 25 aprile, ieri 24 aprile si è spenta un’artista italiana, Milva, che tanto lustro ha dato al nostro Paese, con voce sublime e presenza scenica. Ecco, che “La Rossa” se ne sia andata qualche ora prima della “Festa della Liberazione”, a cui dedicò una famosa “Bella ciao”, lei che diceva “ho un debole per i canti della libertà“, fa pensare ad un filo tenacemente steso tra i pensieri intorno a questa storica giornata.

Mads Nissen, “The First Embrace”, Vincitore World Press Photo 2021.

Un ritorno alla vita. Un inno all’abbraccio quale modalità umana d’elezione per raccontare, senza parole, quanto sentiamo vicino l’altro.

Così la foto vincitrice del World Press Photo 2021, “Il primo abbraccio” di Mads Nissen, ci ricorda in modo semplice ma potente la magia di due umani stretti e avvolti tra le braccia l’uno dell’altro. Quasi ali celestiali.

“Non smettiamo di piangere”, il tributo della street artist Laika a Luis Sepúlveda, ad un anno dalla sua scomparsa.

Un anno fa, il 16 aprile 2020, ci lasciava per complicazioni da Covid lo scrittore, e combattente cileno come diceva lui, Luis Sepúlveda. La prima vittima illustre di una pandemia con cui dobbiamo fare i conti, tristissimi, ancora oggi.

Le lacrime della Gabbianella sul Gatto Zorba, che si difende a suo modo e comunque, sono quelle dei suoi lettori, grati a lui per le storie tenere e immaginifiche che ci ha regalato.

La storia dell’uomo e del combattente, oltre che dello scrittore, è quella che ci consegna Ilide Carmignani, la traduttrice italiana di Sepúlveda, nel libro “Storia di Luis Sepúlveda e del suo Gatto Zorba”.

È la storia di Lucho raccontata ad un gatto. Dalla nascita in primavera in un albergo nella terra ai confini del mondo, all’incontro con Carmen Yáñez, sua compagna di vita, che lo ricorda così: “attraverso il genere della favola, creando personaggi ispirati dalla grandissima intesa che aveva con la natura e con gli animali, ha esaltato i valori di cui era fatto per passare all’umanità i concetti etici della diversità, dell’uguaglianza, del rispetto dell’altro e della solidarietà.”

E così, nel libro di Carmignani, il suo gatto lo ascolta parlare dell’entusiasmo per l’elezione del presidente Allende e del tragico golpe che lo costringerà all’esilio, della lunga esperienza in Amazzonia accanto agli indios shuar, fino all’arrivo ad Amburgo, dove inventerà la favola della gabbianella per far addormentare i suoi tre bambini. Una vita avventurosa, “incandescente” la definiva lui, narrata come una favola dolce e forte.

La favola di Luis Sepúlveda, “l’intrepido marinaio – queste le parole della sua traduttrice – che a bordo di minuscoli gommoni arcobaleno bloccava le petroliere che tentavano di sversare la peste nera in mare, il coraggioso giornalista che svergognava i colpevoli sui giornali, lo scrittore che dava voce alle creature che non avevano voce, insomma l’umano più famoso e più amato dai gabbiani e dai gatti del porto di Amburgo e di tutti i porti dove miagolano gatti e volano gabbiani.”

Ci piaccia o meno, stiamo diventando alberi. Ovvero, esseri animati che non si muovono.

Gli alberi infatti sono fermi. Dalla nascita alla fine. Tutti i loro tentativi, anche estremi, per raggiungere aria e acqua e luce in condizioni di difficoltà, non vanno oltre l’allungamento di radici e rami. Ma stando sempre fermi nel posto d’origine. Così è la specie vegetale.

Alla specie animale, tra cui noi umani, è invece connaturato il movimento. Da subito, da sempre. La limitazione di libertà ci rende infatti captivi. Cioè “prigionieri” e quindi “cattivi”. A differenza delle piante sentiamo la necessità di andare a cercare luce, fosse anche sapendo già di dover attraversare il buio.

Passo, cammino, ricerca sono inscritti nella nostra, pur sempre imperfetta, genia.

Il principe Filippo, duca di Edimburgo, ha concluso la sua vicenda terrena, legata indissolubilmente alla Regina Elisabetta d’Inghilterra.

Sempre un passo indietro alla Sovrana come da protocollo, ma sempre al suo fianco in modo pragmatico e affettuoso. Come ha ricordato la sua Lilibeth, unico a poterla chiamare così, “è stato la mia forza“.

Forse quello che più provoca effetto in questa perdita, è sapere di essere stati contemporanei di un protagonista della Storia. Che ora, uscendo dalla scena terrena, entra di diritto in quelle pagine.

Soffitto della “Sala del Labirinto” – Palazzo Ducale di Mantova

Incertezza generale. Su tutto. Forse che sì, forse che no.

Il piano vaccinale procede a rilento. Ma ora il piano è cambiato e i problemi sono risolti. No, adesso si inceppa per carenza vaccini.

Astrazeneca è raccomandato under 60. Anzi, è un vaccino per tutti. Meglio però per over 60.

Siamo rossi (e non per timidezza), ma forse diventiamo arancioni (e non perché guru). Oppure il contrario. Ovviamente lo sappiamo quasi senza preavviso.

“Forse che sì, forse che no”, come il titolo che D’Annunzio scelse per un suo romanzo. Ispirandosi alla scritta istoriata sul soffitto della Sala del Labirinto, all’interno del Palazzo Ducale di Mantova.

E come in un labirinto, anche noi ci ritroviamo al bivio. Ormai ogni giorno. Senza sapere dove andare. Quasi sapessimo che i nostri passi girano da tempo in tondo, senza riuscire a scorgere l’uscita dal labirinto. Rischiando così, fermi su noi stessi, di impazzire.

Buona Pasqua

Un augurio di serenità a tutti i viaggiatori di espress451.

Buona Pasqua!

Le seguenti notizie potrebbero essere dei Pesci d’aprile di questo 2021. Ma solo una notizia, incredibilmente, è falsa. Indovinate!

1) Il vaccino AstraZeneca è stato ribattezzato col nome “Vaxzevria”.

2) Il giornalista Maurizio Mannoni a “Tg3 Linea notte” dell’altra sera si è chiesto: “Ma giovedì e venerdì era necessario fermare di nuovo la scuola per le vacanze pasquali?”.

3) Harry e Meghan hanno deciso di tornare a vivere a Londra.

4) Durante il periodo pasquale non si possono raggiungere le seconde case in altra regione rispetto a quella di residenza, ma ci si può spostare in altra regione per prendere un volo per le Baleari.

Ps: il Pesciolino è la English fake… Il resto è tutto vero!

Il Tempo, seppur da tempo sembri fermo, si muove.

Le lancette ci appaiono infatti sospese in un oggi senza fine, senza mutamento alcuno.

Come se il meccanismo si fosse incantato, costringendoci in un loop sempre uguale a se stesso.

Ma forse lo spostamento forzato delle lancette in avanti spezzerà l’incantesimo, facendoci attraccare in un Tempo tutto nuovo. Ad orizzonte non più così sfocato.