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lo squalo Il 20 giugno 1975, cioè 40 anni fa e qualche manciata di giorni, usciva il film “Lo squalo”, regia di Spielberg. Tre premi Oscar e un successo mondiale, tale che qualsiasi triangolo nero sulla superficie del mare rievoca quella musica ossessiva, data dall’alternanza delle due note, forse il battito cardiaco dell’animale in avvicinamento. Maestro fu Melville con la sua Balena Bianca. E quella capacità di suscitare nell’uomo la paura quando nell’elemento suo non è.

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C’è chi rischia di uscire. E chi si ostina a fare il buttafuori.

C’è chi è esentasse. E chi le paga anche per gli altri.

C’è chi prova a parlare. E chi impone il silenzio.

C’è chi salva, di necessità/pietà. E chi sommerge, di volontà.

C’è chi dice no, votando. E chi dice nein, vietando.

Ma l’Europa, tutti uguali nei diritti e doveri, quella unita nella nascita, esiste ancora?

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La si può ancora chiamare estate questa copia affaticata e sbiadita dell’estate ideale?

Con una temperatura di calcuttiana memoria,  l’aria ozonata senza refolo alcuno, il mare non più meta di refrigerio ma brodo in cui i pesci cominciano la loro cottura, la pioggia non quella leggera del pineto dannunziano ma stretta parente di quella monsonica, si può ancora parlare di estate?

La parola estate, almeno io, la associo con il benessere tout court: giornate allungate a dismisura come i corpi finalmente a bearsi senza troppo vestiti, le nuotate infinite cercando di cogliere le correnti subacquee fredde per seguire un branco di sardine, profumi di soffritto olio e aglio in cui tuffare le vongole maritate ai pomodorini, le cicale ad accompagnare le ore più calde e più lente, la brezza della sera per giri di valzer e cuore, l’incantamento di fronte alla solita ombra stampata sul muro, le infradito a calzare i passi liquefatti del giorno, la fetta d’anguria a placare l’arsura felice del tempo che va senza ore…

Questa per me è l’estate.

Grazie Fiorucci

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Quanto ho amato gli angioletti Fiorucci!

Occhieggiavano da T-shirt e felpe con ammiccante ma casta malizia. Persino gli adesivi, negli anni ’70, erano ricercatissimi, da richiedere con insistenza nei mitici e coloratissimi negozi Fiorucci. Servivano ad “n-fiorucciare” diari, borse et affini.

Elio Fiorucci è stato un’icona dello stile pop attraverso tutte le sue creazioni, fossero tessuti, jeans, pubblicità o allestimenti di vendita. Con una caratteristica che lo rendeva irresistibile ai miei occhi: la leggerezza, del dire e del fare. Merce sempre più rara. Oggi addirittura insostenibile.

Grazie Elio.

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Sally Swatland "Tidal Pool"

Sally Swatland “Tidal Pool”

Nei giorni del mio pit-stop veneziano ho finalmente regalato a my body il primo bagno marino di stagione.

E’ successo al Lido, in un mare verde, trasparente e lentamente degradante di una spiaggia isolata e selvaggia. Il bagnasciuga poi andava affrontato in punta di piedi, per evitare di scheggiare le numerosissime conchiglie che ammaliavano occhi e pensieri.

Ma la titubanza del primo bagno mi accompagna sempre. Sì, no, forse, piano.

E poi, in un momento, l’acqua mi riappartiene. Lavandomi/levandomi di dosso, in un sol colpo, inverno e brutture, crisi e miserie umane.

Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia… Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.

Da “L’agenda rossa di Paolo Borsellino” di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza (ricostruzione delle pagine dell’agenda scomparsa nella strage di Via D’Amelio, in cui il giudice annotava riflessioni e verità che andava scoprendo).

Ps: di questi giorni l’intercettazione choc delle parole dette su Lucia Borsellino (figlia del magistrato, già assessore alla sanità della giunta Crocetta) da Matteo Tutino, ex primario di chirurgia plastica dell’ospedale Villa Sofia di Palermo (già arrestato per truffa, falso e peculato), al governatore della Sicilia, “Va fatta fuori come suo padre“. Alla luce di questo assumono un nuovo ed inquietante significato le parole sopra citate di Paolo Borsellino.

Gli sguardi di Modì

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Mostra da non perdere quella della GAM di Torino “Modigliani e la Bohème di Parigi”.

Per quell’ambiente bohémien che l’artista livornese ha profondamente respirato e vissuto, ma soprattutto per lui, per Modì. Che resta unico, nei suoi nudi e nei suoi ritratti: volti a ogiva, mandorle per occhi, colli allungati a dismisura, firma inconfondibile delle sue figure.

Ma il racconto di un’umanità fragile, malinconica e sacrale sta in quella sua ricerca continua e spasmodica di sguardi ieratici e forme primitive, essenziali e a-temporali, in cui tratteggia la condizione esistenziale di sempre, di tutti.

A conferma del suo stesso mantra: “con un occhio guardi il mondo, con l’altro guardi dentro di te.

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