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Posts Tagged ‘mare’

Moses Levy, “Stabilimento balneare” – 1949

Luce magica e radiosa.

Come la pennellava Moses Levy per raccontare la sua amata Viareggio anni ’30 -’40 del secolo breve.

Luogo di mare che ancora oggi, negli anni ’20 del secolo strano, mostra in alcune ore la stessa clarità.

Luce radente tra cielo e mare. Capace di trasportarti in un primitivo e placido stare.

In assenza, seppur breve, di domande.

“Stabilimento balneare” – Photo by Ester Maero, 2020

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Moses Levy, “Donna con ombrellino e cane sulla spiaggia” – 1921

Mollezza, lentezza, dolcezza.

Con onde in cammino progressivo. E i pensieri a dondolarsi calmi sulla spiaggia.

La Versilia del mio placido stare.

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María Hesse Ilustración

Capogiro, mancamento, estraniamento.

Poi gioioso incantamento e infine sacrale ringraziamento.

Più intesa e compresa a percepire le mie onde animiche sensoriali che quelle tattili percettive, il mio primo bagno stagionale è stato strano. Nel senso proprio di straniero, sconosciuto. O dimenticato.

Quasi che il mio esterno desiderasse, come sempre, l’incontro d’acqua salsa, ma con un interno in supplica assetata delle ancestrali origini: quel mare primigenio a cui l’homo sapiens si inginocchia per gratitudine verso un ordine più alto delle cose.

Un senso da noi spesso incompreso. Ancor più in era post Covid19.

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La resistenza alle avversità, rimbalzando indietro. Questa la resilienza.

Un tronco d’albero che, naufragato, torna sulla terra da cui era partito.

Tutti noi, dopo e per molti versi ancora durante Covid19, ci siamo scoperti resilienti? O semplicemente relitti di quanto eravamo?

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Il desiderio, propriamente “la mancanza delle stelle”, presuppone voler qualcosa senza possibilità di averlo. Almeno non immediatamente né facilmente. E forse in virtù di ciò lo desideriamo.

In questo strano inizio bis della fase 2, ognuno di noi vorrebbe qualcosa che, per un motivo o per un altro, non può ancora raggiungere o possedere o condividere.

Per me il desiderio numero 1 (il che ne prevede inevitabilmente almeno un altro) è quello di abbracciare, occhi e corpo, il mare. All’apparenza desiderio semplice, in realtà futuribile se abiti in una regione che non prevede al suo interno acqua salata. E in questo strano tempo il salto di regione, quasi una mossa del cavallo, non è ancora previsto.

Così desidero, bramo e sogno il mare. Acqua atavica e ancestrale. Laico fonte battesimale.

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Una mattina mi son svegliata, purtroppo senza “Bella ciao”, e ho trovato l’invasor. Ovvero un incubo da sveglia.

La parte lucida e razionale di me diceva alla totalità di me, “questa situazione forse è per sempre”. Con attrezzi personali e di mestiere ho tentato di tenere a bada quella parte.

Per fortuna casuale o per ventura celeste ci vengono in soccorso i sogni. E quanto mi ha visitato qualche notte dopo quel pensiero distopico è stato una zattera nel mare senza riferimenti che siamo diventati.

Tutto era blu, il colore della calma, del mare, del cielo. Dei luoghi senza confini. Appunto.

È talmente palese l’autocura dell’inconscio, che ogni tentativo di spiegazione psicoanalitica è superfluo.

Quindi pastelli blu per tutti, a colorare di infinito quei passi che prima o poi riprenderemo a fare.

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Ancora acqua. Dal cielo e dal mare.

Acqua per tutto lo Stivale. Dentro lo Stivale. Che mostra, sfinito, tutte le sue fragilità. Di territorio e di strutture.

Sembriamo quasi alla resa. Pur continuando ad essere, la maggior parte, uomini di buona volontà.

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Nuotano in banchi molto fitti ma disciplinati le sardine. Quel rapido muoversi in aggregazione compatta mi ha sempre affascinato. E quando sott’acqua le incontro, un’argentea nuvola policroma, per me è sempre meraviglia.

L’umano “movimento delle sardine” mostra la stessa caratteristica affiliativa del loro corrispettivo ittico. In forma di flash mob si riuniscono in piazza, è già successo a Bologna e Modena e altre città si preparano, manifestando senza bandiere politiche la loro lontananza da popularismi, razzismi, volgarismi. Insomma dalle forme barbare che sembra prediligere il nostro tempo.

Cosa possono diventare? Chissà. Per ora nuotano in mare aperto a frotte, nel nome di valori civili condivisi. Affinché quei valori fondanti della nostra civiltà non siano travolti dalle urla smodate di alcune sirene.

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Antonello Blandi “La leggenda di Colapesce”

Ho un gavitello di riferimento per le mie immersioni. Con un ancoraggio profondo.

Quando sott’acqua vedo la catena che lo trattiene negli abissi penso alla leggenda di Colapesce, abile nuotatore fin da bambino.

E ogni volta immagino di poterlo incontrare. Là sotto, tra alghe e pesci e sabbia e fondo, impegnato a reggere la colonna spezzata affinché non sprofondi la sua Trinacria.

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Moses Levy, “L’ombrellone bianco” (1919)

Quelle della “mia” Versilia sono marine radiose.

Luce dionisiaca a ricordarmi l’alba della vita, passo lento ad indicarmi la dimenticata flanerie, spiaggia apollinea a sottolinearmi la bellezza del luogo di sale.

E la distesa marina. Senza limiti visivi, infinita nel suo sinuoso allungarsi. E incredibilmente radiosa. Come i quadri del pittore Moses Levy che con intenso e cromatico affetto l’hanno tratteggiata.

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