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Posts Tagged ‘mare’

Portofino, la Bella, ha riaperto la sua porta/o azzurra ai viandanti di terra, dopo la buriana di ottobre.

La strada provinciale 227 che collega Santa Margherita Ligure al borgo è infatti nuovamente percorribile, interrompendo il forzato isolamento di Portus Delphini. 

Così le parole di Guy de Maupassant tornano a farsi realtà: “Ed ecco, all’improvviso, scoprirsi un’insenatura nascosta, di ulivi e castani. Un piccolo villaggio, Portofino, si allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino.”

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In questi giorni di Carnevale penso a Venezia e alla sua bellezza. Policroma, acquatica e bizantina.

Ma Venezia, seppur resiliente agli attacchi del tempo e dell’uomo, è sempre più liquida. E non per il mare che la invade con la sua acqua salsa, bensì per una rarefazione del suo tessuto interno.

Come se scivolasse inesorabilmente via dalle maglie, sempre più larghe, della rete che la componeva e la tratteneva. Creatura marina in fuga da sé stessa.

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Vignetta di Makkox

Ancora migranti morti nel “Mare nostrum”. Che di “nostro” ha solo più l’indifferenza.

Il Mediterraneo degli anni duemila rischia così di essere tramandato solo quale mare di morti. Con tesori perduti sui suoi fondali, come ha tratteggiato di recente il disegnatore Makkox.

Lo spunto è arrivato dal libro “Naufraghi senza volto” di Cristina Cattaneo, medico legale che ha raccontato di quei “tesori” trovati addosso ai corpi dei migranti annegati: una pagella scolastica, un sacchetto di terra patria, una tessera di biblioteca.

Perle rare, sprofondate in mare.

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La canzone estiva dei “The giornalisti” mi è piaciuta al primo ascolto. Merito del ritmo indovinato. E di un video strutturato in soggettiva, tale da rimanere impresso per gli enne ascolti successivi.

Ma ad avermi colpito è stata l’associazione tra la “felicità” e quell’epiteto che la rende di tutti senza essere in fondo di nessuno, se non per poco tempo.

È la possibilità di una Felicità “Bocca di rosa” ad avermi immediatamente e definitivamente conquistato.

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Metti una sera di tre quarti d’estate. Località di piena Versilia. Tramonto sul mare. Una manciata di storie e scrittori al Belvedere delle Maschere.

Ed ecco il premio letterario Viareggio-Rèpaci che tra i vincitori ha decretato, dal lontano 1929, autori del calibro di Morante, Calvino, Pasolini, Tabucchi, La Capria.

Quest’anno per la narrativa ex aequo tra Fabio Genovesi con “Il mare dove non si tocca” e Giuseppe Lupo con “Gli anni del nostro incanto”.

Ho tifato e tifo per Genovesi, perché il suo personaggio, il piccolo Fabio, tanti nonni e giochi antichi, è quello che siamo stati, se fortunati, per quelle affettuose e mitiche schegge di un’infanzia altra.

Quando a farci crescere non erano gli oggetti, bensí gesti e parole appoggiati in un tempo non affrettato. Sognando e rispettando quel mondo che ci veniva consegnato. Per nuotare infine con fiducia anche ne “Il mare dove non si tocca”.

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Cosa di meglio di un ghiacciolo o un gelato alle temperature tropicali che ci sfiniscono?

In acqua poi è l’ideale. Quindi materassini a tutti i gusti. È dolcemania marina.

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Quando i pescatori tornano con le reti vuote, se non per qualche granchio impigliato tra le maglie, è segno che la valutazione del tratto di mare scelto per la sua pescosità è stata errata.

E se “prendere granchi” fosse diventato lo sport prediletto di questo Paese che ha l’intero Stivale nell’acqua, reale e metaforica?

E chi, con piena responsabilità, deve valutare, situazioni e infrastrutture, indizi e segnali, sta sulla spiaggia, piedi a mollo, a sottovalutare sempre l’ondata di piena. Prendendo appunto granchi.

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