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Posts Tagged ‘maschere’

Il nostro Bel Paese da oggi si smaschera all’aperto, mentre la variante Delta corre e la campagna vaccinale, seconde dosi, tenta di starle appresso. Ma tale e smaniosa era la richiesta (forse più politica che civile) di smascherarsi (del resto l’uso atrofico di un cencio è quasi peggio del non uso) che alla fine è.

Anzi, a ben dire già era. Gli stessi abbracci di piazza a maschera zero nei dopo gol europei, seppur comprensibili, sembrano aver scordato il tunnel da cui tutti noi proveniamo.

Paese davvero strano il nostro. Nel senso etimologico di “estraneo”, quindi “straniero”. Etranger, almeno per me. Un Paese in cui il dibattito sulle “maschere” (Pirandello insegna) ci appassiona di più di quello sui diritti civili e sulle condizioni dei lavoratori. Senza quasi renderci conto del rischio di trasformarci così in maschere nude.

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Emil Nolde, “Natura morta con maschere” – 1911

Nonostante tutto, siamo in pieno Carnevale. O meglio, è il Carnevale ad essere entrato in pieno nel sistema.

Sempre in mascherina a renderci irriconoscibili, maschere ormai nude di noi stessi. Simulando sorrisi che faticano a generarsi per gli orizzonti stretti.

Sovvertimento dei ruoli elevato a consuetudine. Col plauso di tutti attraverso like e tweet. E conseguente cancellazione di ogni confronto dialettico.

E un nuovo governo che nasce. Con un neoministro dell’Istruzione che annuncia: “Speriamo che faremo bene”. Sob.

Ma è Carnevale, avrà voluto scherzare.

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Mi metterò una maschera da
pagliaccio,
per far credere a tutti che il sole è
di ghiaccio.
Mi metterò una maschera da
imperatore,
avrò un impero per un paio d’ore:
per voler mio dovranno levarsi la
maschera,
quelli che la portano ogni giorno
dell’anno…
E sarà il carnevale più divertente,
veder la faccia vera di tanta gente.”

Gianni Rodari

Ps: per veder la faccia vera della gente / guardatela mangiare allegramente…

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Il 28 giugno 1867 nasceva in quel di Girgenti colui per cui la verità è quella che vi pare. Luigi Pirandello.

Ha dato senso al non-senso, dando voce ai personaggi prima ancora che gli stessi avessero un autore. E facendo meditare un uomo sulla propria tomba mentre è ancora vivo e vegeto, seppur privo di identità.

Ha scardinato le categorie positivistiche, così che la certezza diventasse diafana e il dubbio una sicurezza cristallina. Al punto da sentirci “uno, nessuno e centomila”. Confusi, e quasi mai felici.

Ha raccontato la follia come possibile affaccio su un mondo altro, forse più autentico. Con le maschere che si denudano per compiere l’ultimo svelamento. O forse il primo di un’altra serie.

Potremmo noi dirci “uomini”, senza Luigi Pirandello? Ciascuno a suo modo, quasi sicuramente no.

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arlecchino-2

E se autentica audacia fosse, almeno per un giorno, il Martedì “grasso”, non indossare la solita “maschera”?

Restando infine “nudi”, soprattutto i “Re”?

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Johannes Lingelbach, "Carnevale in Roma", 1650-51

CARNEVALE: Dal latino carnem levare, “eliminare la carne”, l’espressione medievale usata per indicare la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne dal primo giorno di Quaresima fino alla Pasqua. Il “Carnevale” denota infatti il periodo tra l’Epifania e la Quaresima, periodo caratterizzato fin dall’antichità da festeggiamenti smodati intorno al cibo, al vino e al piacere, col sovvertimento autorizzato dell’ordine sociale vigente, nascondendo la propria identità e ruolo dietro le maschere.

Il Carnevale, poiché coincidente con l’inizio dell’anno agricolo, è collegabile con le feste dionisiache, in onore del dio greco del vino, e ai Saturnali romani, in cui si sospendeva il rapporto servo-padrone. Il sovvertimento dei ruoli caratterizza infatti il periodo carnevalesco, con le classi popolari che mettono alla berlina i potenti, anche attraverso i carri allegorici. Ciò è possibile, anzi è permesso, perché tale irrisione è limitata nel tempo.

Conviene quindi godere della festa, come suggerisce Lorenzo De Medici nel suo “Trionfo di Bacco e Arianna”, un canto appunto carnascialesco: “Donne e giovinetti amanti / viva Bacco e viva Amore! / Ciascun suoni, balli e canti! / Arda di dolcezza il core! / Non fatica, non dolore! / Ciò c’ha esser, convien sia. / Chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza.


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