Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘maschere’

Il 28 giugno 1867 nasceva in quel di Girgenti colui per cui la verità è quella che vi pare. Luigi Pirandello.

Ha dato senso al non-senso, dando voce ai personaggi prima ancora che gli stessi avessero un autore. E facendo meditare un uomo sulla propria tomba mentre è ancora vivo e vegeto, seppur privo di identità.

Ha scardinato le categorie positivistiche, così che la certezza diventasse diafana e il dubbio una sicurezza cristallina. Al punto da sentirci “uno, nessuno e centomila”. Confusi, e quasi mai felici.

Ha raccontato la follia come possibile affaccio su un mondo altro, forse più autentico. Con le maschere che si denudano per compiere l’ultimo svelamento. O forse il primo di un’altra serie.

Potremmo noi dirci “uomini”, senza Luigi Pirandello? Ciascuno a suo modo, quasi sicuramente no.

Read Full Post »

arlecchino-2

E se autentica audacia fosse, almeno per un giorno, il Martedì “grasso”, non indossare la solita “maschera”?

Restando infine “nudi”, soprattutto i “Re”?

Read Full Post »

Johannes Lingelbach, "Carnevale in Roma", 1650-51

CARNEVALE: Dal latino carnem levare, “eliminare la carne”, l’espressione medievale usata per indicare la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne dal primo giorno di Quaresima fino alla Pasqua. Il “Carnevale” denota infatti il periodo tra l’Epifania e la Quaresima, periodo caratterizzato fin dall’antichità da festeggiamenti smodati intorno al cibo, al vino e al piacere, col sovvertimento autorizzato dell’ordine sociale vigente, nascondendo la propria identità e ruolo dietro le maschere.

Il Carnevale, poiché coincidente con l’inizio dell’anno agricolo, è collegabile con le feste dionisiache, in onore del dio greco del vino, e ai Saturnali romani, in cui si sospendeva il rapporto servo-padrone. Il sovvertimento dei ruoli caratterizza infatti il periodo carnevalesco, con le classi popolari che mettono alla berlina i potenti, anche attraverso i carri allegorici. Ciò è possibile, anzi è permesso, perché tale irrisione è limitata nel tempo.

Conviene quindi godere della festa, come suggerisce Lorenzo De Medici nel suo “Trionfo di Bacco e Arianna”, un canto appunto carnascialesco: “Donne e giovinetti amanti / viva Bacco e viva Amore! / Ciascun suoni, balli e canti! / Arda di dolcezza il core! / Non fatica, non dolore! / Ciò c’ha esser, convien sia. / Chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza.


Read Full Post »