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Posts Tagged ‘rete’

In questi giorni di Carnevale penso a Venezia e alla sua bellezza. Policroma, acquatica e bizantina.

Ma Venezia, seppur resiliente agli attacchi del tempo e dell’uomo, è sempre più liquida. E non per il mare che la invade con la sua acqua salsa, bensì per una rarefazione del suo tessuto interno.

Come se scivolasse inesorabilmente via dalle maglie, sempre più larghe, della rete che la componeva e la tratteneva. Creatura marina in fuga da sé stessa.

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Ho da poco seguito un corso di aggiornamento dell’Ordine giornalisti riguardante le “fake news”.

E ho imparato che le stesse sono aumentate da quando Donald Trump è diventato Presidente (una vera notizia!), che ci sono sempre state seppur con altri nomi (leggi “bufale”), che la Rete è il luogo privilegiato della loro gestazione (sempre più breve), che il controllo delle fonti continua ad essere il primo antidoto (davvero?).

Ma soprattutto ho riflettuto su come tutto, sempre, può avere un altro significato cambiando punto di vista. “I viaggi di Gulliver” restano in tal senso un buon vademecum.

Mi è così tornato in mente un video-chicca alquanto ironico del cantautore Brunori Sas, “Mambo reazionario”. Ogni notizia può essere trasformata in un’altra, giocando con allegria. Senza i danni collaterali delle fake news.

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Once upon a time c’era la fotografia. Per documentare luoghi, eventi, ritratti. Per fermare l’attimo fuggente. Per evidenziare un punto di vista.

In this time si fotografa proprio tutto, dal cibo a se stessi. Riversandolo poi, come un infinito blob, sulla Rete. Replicandolo così a dismisura.

Non si osserva, si scatta. In un’ansia montante di conservazione. Senza consapevolezza alcuna del momento.

Il paradosso ultimo, last but not least, è la foto dello scatto famoso (occhio alle mostre). Come elevare alla seconda, annullando però il fattore iniziale.

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Sembra ormai imprescindibile dal nostro tempo non solo la Rete ma anche l’esserne prede. A volte in modo viralmente mortale. Senza più vie di fuga.

Senza quella “maglia rotta nella rete” a permetterci la libertà. O anche solo una sua pallida idea.

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Il 12 marzo 1989 l’informatico inglese Tim Berners-Lee pubblica un saggio tecnico, “Management dell’Informazione: una proposta”, in cui espone un metodo perinternet-planetario per migliorare le comunicazioni all’interno del Cern di Ginevra, dove lavora. Diventerà la base teorica della Rete.

Tanto che quella data viene considerata il giorno della nascita di Internet , del “World Wide Web”, del cosiddetto “dono di Dio”. Che compie già 25 anni.

Giovane creatura talmente veloce da aver reso il mondo più piccolo e trasparente. Regalando ai suoi abitanti numerose opportunità. Insieme a qualche insidia…

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Proclami urlati in piazza e in rete sui tagli stipendiali alla classe politica, e poi?

Lo stipendio mensile del deputato grillino invece di 14.000 euro sarà di… 11.000!

Se si vuol fare i Savonarola, vi prego, fino in fondo sia. Anche a rischio di rogo.

Altrimenti si è compiuto un gesto che appare eclatante, ma che in realtà è solo una figura retorica, una sineddoche. Una parte per il tutto.

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Dedico questa canzone di Neffa, “Devi stare molto calmo”, a colui che fa tsunami e che sembra non preoccuparsi di ricostruire.

Antifrastico il suo nome, visto che il suo omonimo dava consigli di ponderata saggezza a Pinocchio.

Mi fanno tenerezza i grillini, per la loro virginale inesperienza. E per l’impossibilità che hanno di cantare la loro saudade di libertà.

Mi fa rabbia il grillo maggiore che pensa sia democrazia rilasciare interviste ai giornali stranieri escludendo quelli di casa. Con un copione ormai logoro, forse perché non prevedeva un tale consenso. Che però ora è difficilissimo da gestire, soprattutto nelle promesse fatte.

Mi inquieta lo pseudoguru di riferimento che inneggia ad un’identità di ciascuno possibile solo attraverso la rete. Rendendo Orwell un fumetto per bambini. E gettando un intero Paese nella rete di sadici pescatori. Con maglie sempre più strette per poterne sfuggire.

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Sono giorni in cui penso all’inanellarsi degli eventi storici, e ancora una volta sento l’attualità del testo montaliano sulla Storia. Soprattutto per la necessità di deporre le armi della spiegazione logica, univoca, definitiva. E definitoria. Perché in fondo, “la storia non è magistra / di niente che ci riguardi”.
“La storia non si snoda                                                                                       
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.
La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.”
Eugenio Montale, “La storia” (da “Satura”)

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57 : la percentuale del quorum raggiunto.

28 :  i milioni di italiani recatisi a votare.

95 : la percentuale di sì ai quesiti referendari.

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