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Ho sempre trovato piacevole George Clooney. Sarà che è uomo di indubbio fascino oltre che di maschia ma elegante bellezza. Sarà il suo sorriso piacione e sornione che sembra togliere la patina del dramma ad ogni evento, persino quando si aggirava tra le corsie ospedaliere di “E.R. – Medici in prima linea”. Sarà soprattutto il suo impegno continuo nel campo dei diritti umani. Insomma Clooney mi è sempre piaciuto, pur essendo del “partito” pro Brad Pitt (curiosamente il grande assente dalla laguna).

Eppure nei giorni (ora si usa il plurale…) del suo matrimonio con l’avvocato Amal Alamuddin ho rivisto le mie simpatie in suo favore. E non per gelosia.

Se forte è il suo amore per la privacy, al punto da blindare ogni suo passaggio (sull’acqua è stato più difficile) e oscurare ogni finestra dei Palazzi veneziani (tra cui un hotel a sette stelle, numero riservato finora solo agli Emirati Arabi) che hanno ospitato lui e la consorte e gli ospiti, perché non pensare ad una location più riservata, pur mantenendo i suoi standard di richiesta? Ci sono atolli, montagne, deserti sparsi per il globo che in quanto a privacy sono solo rintracciabili dalle sonde orbitanti intorno alla Terra.

A meno che il tappeto rosso sia davvero quello che mai deve mancare in una festa che si rispetti. E allora quale migliore red carpet del Canal Grande a Venezia, provando così l’ebbrezza di recitare la parte di Doge Futuribile?

E Dio creò B.B.

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Auguri a Brigitte Bardot, icona di sensualità e bellezza descritta con abile maestria ed incondizionato amore dal regista Roger Vadim, suo mentore e primo marito, in quel film Et Dieu… créa la femme che scomodò la divinità per giustificare un simile dono per la Terra.

Se ci soffermiamo sull’operato di un tale Dio non si può che pensarlo un Dio Estetico, quindi ingiusto. Ovvero non etico.

Poi però, colpo di mano e di scena, improvvisamente B.B. lascia il mondo di celluloide per entrare, restandoci, in quello animale, divenendo fattivamente paladina di quel regno.

E’ allora, in quel gesto della donna Brigitte Bardot, che consegna i panni dell’icona sexy ai posteri, che possiamo scorgere il Segno di un Dio che è anche e sempre, coi tempi Suoi si intende, Etico.

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Ho avuto la fortuna di poter osservare e respirare una preghiera considerata Patrimonio dell’Umanità.

La danza dei dervisci rotanti di Damasco, confraternita sufi dell’Islam, che ha inaugurato al Teatro Regio la decima edizione di “Torino Spiritualità”.

In quella rotazione su se stessi alla ricerca dell’estasi mistica per avvicinarsi a Dio ho visto bellezza, eleganza, armonia.

Una danza che incanta lo sguardo dell’anima, al ritmo di suoni che fanno vibrare il sé profondo.

Mistica allo stato puro. Alla ricerca dell’origine e del ritorno.

Equilibrio e pace. Un mondo ancora possibile. Alto e Altro da quello delle cronache.

 

 

L’autunno, per me

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Questa è l’immagine dell’autunno per me.

Colori tinta natura, sfumato e terre di creta.

Un bosco magico. E la presenza regale dei cervi. Passo elegante e sguardo illuminato.

Col silenzio spezzato solo dal crepitare delle foglie che si sbriciolano al loro passaggio.

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Buon compleanno a Sofia Loren, icona internazionale di bellezza e bravura.

Ci sono fotogrammi della sua vita cinematografica divenuti ormai parte dell’immaginario collettivo, dal tragico e smarrito accasciarsi de “La ciociara” al seduttivo spogliarello di fronte all’ululante Mastroianni in “Ieri, oggi, domani”.

Premi, riconoscimenti, consacrazione. Ad un’attrice che ha portato sulla scena talento, sensualità, eleganza. Con uno sguardo che continua a raccontare l’incanto per il mondo. Anche oltre la celluloide. Il grido gioioso “Robbertooo, Robbertooo!” per annunciare l’Oscar a “La vita è bella” di Benigni ne è stato l’esempio più famoso.

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Quel che molta gente definisce amare consiste nello scegliere una donna e sposarla. La scelgono, te lo giuro, li ho visti. Come se si potesse scegliere in amore, come se non fosse un fulmine che ti spezza le ossa e ti lascia lungo disteso in mezzo al cortile. Tu dirai che la scelgono perché-la-amano, io invece credo che avvenga tutto all’aicsevor. Beatrice non la si sceglie, Giulietta non la si sceglie. Tu non scegli la pioggia che t’inzupperà le ossa all’uscita di un concerto.”

Da “Rayuela” (“Il gioco del mondo”) di Julio Cortázar, scrittore argentino naturalizzato francese (Bruxelles, 26 agosto 1914 – Parigi, 12 febbraio 1984)

Ps: provate ad indovinare cos’è “aicsevor”. Quando si dice che il mondo va al contrario… Mitico Cortázar.

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