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Posts Tagged ‘donna’

“Barbie” – Andy Warhol, 1985

Ancora a proposito di donne.

La mitica Barbie ha appena compiuto 60 anni. Ad inventarla, curve da pin-up e nome della figlia, Ruth Handler, la moglie del fondatore della Mattel.

In ventotto centimetri di plastica sogni di generazioni di bambine e anticipazioni di moda e costume.

Iconica fashion doll, sempre al passo con i tempi, Barbie ha rappresentato fin dai suoi esordi una donna moderna, indipendente e sicura di sé. In cui riconoscersi, superando uno stereotipato e antico modello femminile. E aprendo così l’immaginazione di ogni bambina ad un futuro accattivante e sfaccettato per sé stessa.

Da autentica girl power. Seppure patinata. Tanto è un gioco, bello per quello. La realtà alla prossima puntata.

La Barbie di Karl Lagerfeld

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María Hesse Ilustración

Sempre in attesa di un 8 marzo simile agli altri giorni dell’anno, in cui la donna sia naturalmente rispettata e considerata e amata, mi accontento per ora di una “Festa delle donne felici”.

Felici perché dotate, fin da piccole e in ogni latitudine, delle stesse possibilità di crescita date ai maschietti. Pur mantenendo quelle peculiarità che solitamente ci rendono più attente alla bellezza e alla fatica del mondo.

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ToSp15

Mi è piaciuto alquanto il titolo scelto quest’anno per “Torino Spiritualità”: “L’impasto umano – Fatti di terra guardiamo le stelle”. L’Adam, l’uomo, il terrestre è tratto appunto dalla terra ma plasmato a somiglianza di Dio.

Ben ha colto e sciolto ciò Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose, commentando il salmo 8: “Eppure l’hai fatto poco meno di un Dio“, in cui il salmista rivolgendosi a Dio si riferisce sì all’uomo nato dall’adama, la terra limosa del Medio Oriente, ma considerato da Dio suo luogotenente nella creazione.

Bianchi stimola la riflessione su tre cardini: la Terra quale matrice e madre dell’uomo, per cui lo stesso deve esserne responsabile; la donna creata dopo l’uomo quale “aiuto contro di lui“, da cui il patimento della ferita della differenza ma anche il suo arricchimento; lo sguardo da rivolgere all’altro da sé, facendo a lui posto.

E il pensiero corre subito alle violenze perpetrate nei confronti dell’ambiente, della donna e dello straniero.

Con la necessità di ricordarsi e farsi “responsabili“.

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scarpe_contro_la_violenza_delle_donne_

E se queste scarpe rosse potessero parlare?

Racconterebbero di passi interrotti, vite fratturate, affetti sottratti.

Ma per interrompere questa macabra conta di donne uccise da chi sta al loro fianco è necessario ripensare all’intera società e al disvalore che è stato dato negli ultimi anni alla figura femminile, divenuta oggetto, proprietà, trastullo.

Ponendo in atto verbi quali educare, responsabilizzare, sensibilizzare. Ad ogni livello, familiare, scolastico, lavorativo. Tornando a pensare la donna come persona. Con uomini che pensano la donna come persona. E che fanno da argine a certi luoghi purtroppo comuni sull’idea della donna, a partire dalle semplici chiacchiere tra uomini. Perché è dall’humus che proliferano le spore.

 

 

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Fernando Botero, "Il club del giardinaggio" - 1997

Fernando Botero, “Il club del giardinaggio” – 1997

Chiamiamola col suo nome, Giornata internazionale della donna.

Perché di festoso c’è solo il giallo tripudio dei pallini di mimosa a ricordarci che la primavera è vicina.

E che viceversa il rispetto per le donne è lontano. Col numero crescente di femminicidi a denunciarlo tragicamente.

Bello immaginare che le bambine di oggi possano, da giovani donne, associare la mimosa solo alla rinascita della natura, con amici-compagni-fidanzati assieme a cui coltivare mimosa con gioia. Con gli strumenti di lavoro utili solo per dissodare la terra. Senza la paura di qualche sgambetto.

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“Andavo da San Jeronimo

verso il porto

quasi addormentato

quando

dall’inverno

una montagna

di luce gialla

una torre fiorita

spuntò sulla strada e tutto

si riempì di profumo.

Era una mimosa.”

Pablo Neruda, “La mimosa”.

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“Giovane donna con guanti” di Tamara de Lempicka (1929)

Tamara de Lempicka è stata l’icona dell’Art Déco. Ha creato immagini simbolo di un’epoca, riuscendo a rappresentare una donna emancipata e libera, ma sempre elegante e sofisticata.
Come questa giovane donna glamour che esprime in modo superbo lo stile Liberty. L’abito verde pone in risalto le sue forme sinuose, sottolineando una carica erotica tipica dei dipinti di questa artista. Ma l’attenzione dell’osservatore è focalizzata sul gesto semplice del trattenere la falda del cappello, bianco come i guanti, suggerendo così una seduzione spontanea e maliziosa. L’eleganza dei panneggi leggeri rimanda a Cocò Chanel, amica carissima della pittrice polacca.
Una selezione delle sue opere è attualmente esposta fino al 3 luglio al Vittoriano di Piazza Venezia a Roma, per la mostra a lei dedicata, “Tamara de Lempicka. La regina del moderno”.

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