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Posts Tagged ‘libertà’

Riders entrambi. Felice Gimondi e Peter Fonda.

E simboli entrambi di un’altra era. Che grondava fatica e anelava libertà. Coi sogni da incidere sulle strade.

Felice Gimondi è storia del ciclismo. In sfida continua con Eddy Merckx il Cannibale, vincitore di tutti e tre i grandi Giri, Giro d’Italia (per tre volte), Tour de France e Vuelta in Spagna, nonché campione del mondo nel 1973. Ma senza mai darsi arie, gentile, riservato e forse felice come il suo nome.

Peter Fonda è l’icona stessa di un film, “Easy rider”, simbolo di una generazione. Una pellicola manifesto della cultura hippie degli anni ’60 che ebbe il suo culmine con Woodstock, di cui ricorre in questi giorni il cinquantesimo. Quel 1969 reso mitico proprio con il “road movie” di Peter Fonda, un inno del protagonista “Capitan America” alla libertà.

Che le loro corse, vento nei capelli, possano continuare nelle Superiori Praterie.

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“Mentre ero lassù (guardando giù)” – Photo by Ester Maero

Ad un mese dalla mia avventura in terra newyorkese, tento di capire quanto abbia mutato il mio paesaggio interiore muovere i primi passi nel Nuovo Mondo.

Cosa ha significato per me mordere, gustare, digerire, assimilare la Grande Mela?

È stato l’incontro con un mondo in continuo movimento. Rigenerante però, mai delirante. Per la sensazione che tutto può accadere, in qualsiasi momento. E che ogni cosa forse è possibile.

Provando l’ebbrezza di sentirsi al centro del mondo insieme a chi ti sta intorno, in completa integrazione e con un culto speciale per la libertà. Senza mai invadere l’altro. Usi, cibi, costumi, parole a convivere pelle a pelle, in un energetico melting pot.

Un luogo in cui è forte l’esperienza di straniamento, quasi vivessi ogni ora su un set cinematografico. Che è pur vero, perché in ogni dove vedi pellicole già viste sbobinarsi: “Manhattan”, “Taxi driver”, “Harry ti presento Sally”, “Colazione da Tiffany”, “C’è posta per te”, “Il maratoneta”, “C’era una volta in America”.

Come se, anche essendoci dentro, in New York City, non ci credessi mai del tutto. Lo descrive bene il giornalista  del “New Yorker” Adam Gopnik: “Perfino quando ci stabiliamo qui a New York, in qualche modo questa città sembra sempre un luogo a cui aspirare”.Tra grattacieli, hot dogs, frenesia, potenzialità.

Uno stato della mente, come ho letto un giorno in un caffè. Uno skyline di energia emotiva.

“Mentre ero là (guardando da qua) – Photo by Ester Maero

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Neil Aldridge, “Aspettando la libertà” (2017) – 1°premio categoria Ambiente “World Press Photo 2018”

Ultimi giorni torinesi per la mostra internazionale “World Press Photo 2018”, il concorso più prestigioso di fotogiornalismo.

Quest’anno la foto vincitrice assoluta è di Ronaldo Schemidt che, durante una manifestazione di protesta contro il presidente venezuelano Maduro, ha immortalato un ragazzo con una maglietta che sta prendendo fuoco.

La mia preferita è però quella di Neil Aldridge, vincitrice nella categoria “Ambiente”. Ritrae un rinoceronte bianco sottratto ai bracconieri, sedato e bendato, perché in attesa di tornare alla sua naturale libertà. In Botswana, al Delta dell’Okavango.

Mi hanno incantato i semplici ma intensi cromatismi: un unico tocco rosso su campo grigio. Una mascherina per riposarsi ad un gigante della savana. Il pericolo scampato e un unico sogno, la libertà.

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Amo Pippi Calzelunghe. Da sempre.

Per quel suo modo di vivere in piena libertà, eppure con un ferreo codice etico. Aperta al mondo e al nuovo, ma capace di isolarsi per interi giorni. Energia vitale allo stato puro insieme a velate malinconie. Frenesia e silenzio. Fantasia e meditazione. Coraggio e indipendenza.

Una casa nel bosco, appena fuori dal villaggio, la mitica “Villa Villacolle” in cui regna un confuso e allegro disordine. Ad accogliere il viandante un profumo di biscotti appena sfornati, un cavallo a pois e una simpatica scimmietta, l’amato signor Nilsson.

Giornate ricche di avvenimenti quelle di Pippi, che vive sola ma ha due amici, i fratelli Tommy e Annika, che la adorano per quel suo modo sfrontato, insieme serio e leggero, di affrontare la vita.

È stata la mia compagna preferita di giochi nell’infanzia, il mio esempio di emancipazione nell’adolescenza, la mia filosofia di vita poco dopo. Al punto da sentirmi sempre un po’ Pippi Calzelunghe.

Forse è anche per questo che il suo sessantesimo genetliaco (nell’edizione italiana del libro di Astrid Lindgren) mi sorprende.

Perché ci illudiamo che il Tempo non sfiori i nostri eroi. Lasciando a noi umani bazzecole e quisquiglie come i compleanni.

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“Dopo venti anni di regime e dopo cinque di guerra, eravamo ridiventati uomini con un volto solo e un’anima sola. Eravamo di nuovo completamente noi stessi. Ci sentivamo di nuovo uomini civili. Da oppressi eravamo ridiventati uomini liberi. Quel giorno, o amici, abbiamo vissuto una tra le esperienze più belle che all’uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà.”

Norberto Bobbio (filosofo italiano, nel 1942 aderí al  Partito d’Azione).

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Mi astengo da qualsivoglia indicazione di voto, sia perché sacerdotessa della libertà personale sia per rispetto al tanto atteso silenzio pre-elettorale.

Ma il verso del Poeta è sempre utile bussola nelle secolari buriane.

C’è un testo, “Aspetta la tua impronta”, della poetessa Maria Luisa Spaziani, tratto da “La stella del libero arbitrio” (altra indicazione di rotta…), che può essere civico vademecum dell’approccio al voto:

L’indifferenza è inferno senza fiamme.
Ricordalo scegliendo tra mille tinte il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso,
tua è la vera colpa.
Aspetta la tua impronta
questa palla di cera.

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azulejosapacodearcos

Nel mare tormentato di questo tempo.

Ma con l’azzurro a ricordarci di non mollare i nostri ormeggi di libertà.

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