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Posts Tagged ‘libro’

Salone del Libro, ovvero di un gioco antico e sapiente.

Questa volta la Fiera si manifesta, ma senza l’attesa molestia.

Volume su volume, mi immergo in un cartaceo fiume.

Storie a puzzle, incastro, cornice. Comunque sia, esploro felice.

Epica, Dramma, Risata, Poesia. La carta che vince è la fantasia.

Calembour a parte, la trentaduesima edizione del Salone del Libro di Torino ha presentato una pagina più parlata, quasi urlata, più che scritta. Contravvenendo in parte alle regole del gioco-libro, che richiede un passo di avvicinamento a tratti felpato. Per inoltrarsi nel terreno inesplorato con mente curiosa e cuore aperto. Così che novità ed emozioni possano primeggiare, violando posizioni preconcette. E scrollando ruggine dai soliti pensieri.

Ps: La mia personale “caccia al tesoro”, sempre ammantata di serendipity, mi ha condotto ad un metalibro condito di cibo, “Colazioni d’autore” di Petunia Ollister. Dove ogni libro fa colazione coi suoi dolci preferiti. Qualche esempio? “Il grande Gatsby” con eleganti muffin al limone, “Il giovane Holden” con casalinghe uova e bacon, “La donna della domenica” con raffinati baci di dama.

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La città di Torino in questa settimana è assorta in ogni dove nella lettura. Almeno questo è l’intento dell’iniziativa che ruota intorno alla filiera del libro, dalle Biblioteche all’Università, dal Salone del Libro al Circolo dei Lettori.

Allora tutti tra le pagine di un libro, in un cammino che regala comunque paesaggi inediti. Anche su se stessi.

Suggerisco un libello di Marco Balzano, “Le parole sono importanti”, per soffermarci con ritrovato piacere e pensiero sulle parole appunto, che tanto di noi trasportano. Infatti, come ci ricorda lo scrittore, “La ‘parola’ è una ‘parabola’, un suono che fa un percorso da chi lo pronuncia a chi lo ascolta. Non si parla a sé stessi, si parla sempre a qualcuno, anche quando parliamo da soli“.

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“Il monumento all’editore Neri Pozza – Vicenza” – Photo by Ester Maero

Un libro ha alcune necessità fisiologiche.Tra queste le attente cure dell’editore.

È quanto successe a Vicenza ottant’anni fa, nel 1938. L’avvocato ebreo Ermes Jacchia è costretto alla fuga dalle leggi razziali, così il libro di poesie di Antonio Bartolini non può essere pubblicato dalla sua casa editrice. Qui interviene il partigiano e scrittore Neri Pozza che dà alle stampe il manoscritto attraverso la creazione, con alcuni amici, delle “Edizioni dell’Asino Volante”, originario nucleo vicentino della “Neri Pozza Editore”.

Casa editrice di valore la “Neri Pozza” che fin dalle origini poté fregiarsi, pubblicandoli, di nomi alti della letteratura italiana, da Montale a Gadda, da Parise a Luzi. Includendo, dagli anni ’60, anche gli americani Whitman, James, Melville, Thoreau, Hawthorne.

Oggi è una realtà editoriale affermata e di pregio, che pone una particolare attenzione alle voci in arrivo da lontano. Che è poi l’intuizione originale di Neri Pozza, far conoscere chi è “fuori dalla soglia”. L’ etranger, appunto.

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Gli scrittori fanno metà del lavoro, l’altra metà la fa il lettore“.

Javier Cercas, scrittore spagnolo

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Usare la foto di Anna Frank per recare offesa all’avversario sportivo è l’ultima deriva folle di una folle società alla deriva.

Una società che si nutre, o meglio sopravvive, di pane e circo. Pensando che la poesia non dia pane. Già. Perché dà molto di più. Qualcosa che viene prima del pane. Perché prima della bestia che mangia c’è l’uomo che pensa.

Rendere epiteto offensivo l’immagine di una ragazzina che, insieme a milioni di persone, non ha potuto vedere se stessa fiorire per un diabolico progetto di sterminio, ti rende incredulo. Poi ti accappona la pelle. Solo in un terzo momento ti poni razionali domande: “Di chi sono figli costoro, geneticamente e socialmente?”, “Quanti e quali libri non hanno mai letto?”, “Quanto ignorano di Anna Frank, del secolo breve e del caduco umano percorso?”.

Razza davvero barbara quella umana.

E dire che Anna Frank scriveva: “Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

Ma nell’affermare che siamo tutti Anna Frank rischiamo di raccontare l’accaduto solo nell’acqua smossa di superficie. Perché tanti ancora non hanno neppure sfiorato il suo doloroso vissuto. E tutti noi continueremo solo per difetto ad avvicinarci al suo più interno vissuto.

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Attraverso un libro vedi un paesaggio diverso. Forse inaspettato. Sicuramente nuovo.

Questo il senso del manifesto del trentesimo Salone Internazionale del Libro di Torino.

Leggere come viaggiare. Senza valigie. Oltre i confini. Visitando mondi. E scoprendo se stessi.

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visioni

“Visioni” è la parola di quest’anno per il Salone del Libro di Torino. Quelle che ci stanno mancando. Prigionieri di pessimistica miopia.

Visioni sul domani, su mondi altri e possibili, su orizzonti futuribili.

Quel modo di vedere che i libri ci regalano da sempre. Raccontandoci di uomini che lottano contro bianche balene, che viaggiano attraverso città invisibili, che nascono burattini, che sognano, che amano. Insomma quelle storie di principi piccoli che ci fanno sentire grandi. Diventandolo persino un po’.

Visioni. Benvenute, bentornate. Restate.

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