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Posts Tagged ‘generosità’

Quale singolare segno per Gino Strada, colui che era sbarcato ovunque con la sua creatura Emergency, chiudere il proprio viaggio terreno nel luogo dello Sbarco per antonomasia, la Normandia, che fu mano tesa all’Europa occupata.

E anche da Emergency mano tesa con cure mediche e chirurgiche gratuite per tutti. Buoni, presunti buoni, cattivi e presunti cattivi. Senza distinzione. Quasi 11 milioni di persone assistite. Un numero imponente. Che è potuto essere per la visione chiara di Gino Strada su cosa poteva essere e significare Emergency per quei luoghi del mondo in attesa di uno “sbarco alleato” di cura.

Eppure ciò che più fa riflettere del percorso di questo uomo è la generosità di sé, in modo incondizionato, verso quel fine, cioè rimarginare ferite nei luoghi di guerra. Ovvero, donare il proprio tempo di vita agli altri. Che è qualcosa di più altruistico e intimo e coraggioso della pur nobile filantropia. Ma come diceva Gino Strada, “curare i feriti non è né generoso né misericordioso, é semplicemente giusto. Lo si deve fare”.

Difficile pensarci senza quella potente visione del mondo di Gino Strada. Senza guerre, in pacifica convivenza tutti, ovunque, ricucendo ferite, se e dove sono. Sarà anche più arduo il procedere senza la sua voce forte, di richiamo all’indifferenza. Il mondo non può che essere grato del passaggio di tali uomini.

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Gino Severini, "Maternità" - 1916

Gino Severini, “Maternità” – 1916

E’ un ossimoro, maternità surrogata.

Può dirsi davvero e del tutto “maternità”, atto di generosità per definizione, quella associata al termine “surrogata”, che rimanda ad un “sostituto”, “ciò che si può rimpiazzare con qualcos’altro”? Insomma, orzo al posto del caffè.

Ma accettiamo, almeno in via teorica, che possa dirsi tale, almeno nei casi in cui l’utero si fa incubatrice, quindi come atto oblativo, che non richiede nulla in cambio. Si “presta” una parte del proprio corpo al fine della vita. Così la generosità insita nella maternità appare salva. Pur se un’umana “incubatrice”, in fondo una “proto-balia”, presenta variabili fisico-emozionali non contemplate in un’asettica macchina. Ma è quanto devono aver pensato quei Paesi europei, Inghilterra e Grecia, che accettano la “maternità surrogata” quale “atto di generosità”, quindi senza compenso perché “altruistica” e “senza fini di lucro”. Guarda caso quei Paesi che hanno visto nascere, in tempi antichi e moderni, la democrazia. Va detto che invece in quasi tutta Europa è vietata, eccetto Russia e Ucraina. Per non parlare del resto del mondo.

Ma il problema resta. Fino a che punto la “proto-balia” oblativa sarà così moralmente salda da non cedere mai e comunque a Mammona? Nel migliore dei mondi possibili accade, quindi lo accettiamo. O meglio, lo speriamo.

Il problema si infittisce però, diventando autentico rebus etico, nel caso in cui la “proto-balia” sia semplicemente umana e in ristrettezze economiche (anche i limiti delle stesse sarebbero da definirsi, ma in base a quali canoni?). Chi stabilisce la tariffa? Può un figlio avere un prezzo? Chi, poi, gli confesserà tale quotazione? E perché solo alcuni si potranno permettere il figlio “economicus“? E in base a cosa?

La sensazione, lontana dal filosofeggiare, è che possa tornare attuale il modo di dire di alcuni dialetti: “quando lo compra (partorisce, N.d.R.) il figlio?”.

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