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Posts Tagged ‘diritti’

Paolo Ricci, Primo maggio, 1949 – Mantova (Suzzara), Galleria del Premio Suzzara

“Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo.”

Adriano Olivetti, imprenditore italiano (1901-1960)

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Alessandra De Cristoforo “Grow up”

E se un giorno l’8 marzo fosse un giorno come gli altri?

Un giorno in cui le bambine di oggi possano essere le donne di domani, rispettate dal mondo ogni giorno, con le stesse possibilità di realizzazione date ai loro compagni maschietti. Senza acredine, fatica, violenza.

E con un girotondo di fiori, in cui la mimosa non sia più simbolo di rivendicazione o dono tardivo, ma infiorescenza affettuosa che la natura dona all’umanità tutta, oltre i generi. Come bonheur di primavera.

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“Non è giusto né umano esigere dall’uomo tanto lavoro da farne inebetire la mente per troppa fatica e da fiaccarne il corpo.”

Papa Leone XIII, da “Rerum Novarum” – 15 maggio 1891

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La rosa quale simbolo. Del suo partito, ma anche e soprattutto di se stesso. E del suo agire, in nome di ideali universali. Anche contro tanti.

La bellezza contornata dalle spine. La rosa appunto.

Quel fiore che peraltro segna, col mese di maggio, l’inizio e la fine della vicenda terrena di Marco Pannella.

Che delicati petali gli rendano infine lieve la terra.

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Pierre Bonnard "L'atelier au mimosa" - 1939/1946

Pierre Bonnard “L’atelier au mimosa” – 1939/1946

In pittura non lo si usa mai abbastanza“, sosteneva il pittore Pierre Bonnard a proposito del colore giallo.

E la “sua” mimosa sembra d’un colpo sistemare lo squilibrio, in un tripudio gioioso di sole fiorito ad illuminare l’atelier.

Un omaggio alle “fanciulle in fiore”, pensiero di rispetto che dovrebbe finalmente uscire da quel risicato tempo annuale di 24 ore.

Ps: Settant’anni fa le donne italiane andavano per la prima volta al voto. Fu un giorno in cui il “giallo” si fece protagonista.

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Il meccanismo narrativo è ordito alla perfezione. Ma in questo film scarso merito va alla fantasia.

E’ la Storia a consegnarci il soggetto. Guerra Fredda, 1957. Il mondo in bilico. Tutto si gioca sulle informazioni, nascoste e svelate. E’ il tempo delle spie. In cui il gioco quasi sempre si fa doppio e poco terso.

Eppure il senso del cammino umano è dato dall’esistere di alcuni sparuti uomini, che si mettono completamente in gioco, ma né moltiplicato né sporco. E lo fanno per difendere e sottolineare i diritti di qualsiasi individuo. A costo della loro stessa vita.

Uno di questi uomini, “tutto d’un pezzo” si dirà nel film, fu l’avvocato di Brooklyn James Donovan, protagonista dell’incalzante pellicola di Steven Spielberg, e reso magistralmente da uno strepitoso Tom Hanks.

Sullo schermo quasi tutto appare “freddo”, anche nei colori dominanti, quelli della gamma dei blu, a ricordarci una guerra, “fredda” appunto, in cui le azioni venivano ordinate ed eseguite in modo meccanico, dalla costruzione di un muro alla tortura innalzata a metodo contraddittorio.

Con la sensazione continua, anch’essa da “brivido”, che schegge impazzite di allora siano ancora presenti nell’ora.

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E così oggi, festa della donna, rischia di diventare la festa del Cavaliere.

Termina infatti oggi la sua pena. Ed è un giudice donna ad averlo reso “libero” dai servizi sociali.

Come a dire che l’altra metà del cielo, croce e delizia di quest’uomo, resta ancora per lui delizia.

 

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