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Posts Tagged ‘diritti’

Honoré Daumier, “La rivolta” – 1860

Qualche pensiero a proposito del sabato di guerriglia urbana avvenuto a Roma con scontri di piazza culminati nell’attacco squadrista alla sede nazionale della Cgil.

Il violento e inammissibile degenerare di una protesta è sempre disdicevole e motivo di riflessione sulla natura umana, a tratti animalesca. Offendendo peraltro il mondo animale che usa violenza solo se costretto.

Farlo poi in nome di una presupposta libertà da difendere, senza considerare i necessari limiti che lo stesso concetto di libertà ha in sé (altrimenti sarebbe anarchia), muove considerazioni intorno al rispetto che si ha dell’altro.

Che il tutto avvenga in tempi e ambiti pandemici, per cui alcune regole sono necessarie per evitare di ritrovarci alla casella di partenza, fa pensare che non sempre l’homo sapiens sia tale.

Ma ciò che proprio non può che essere condannato, senza se e senza ma, evitando qualsiasi sofisma, è l’assalto organizzato e distruttivo nei confronti di chi rappresenta valori democratici universali, quali la difesa dei diritti dei lavoratori attraverso un sindacato o la difesa dei diritti dei malati attraverso un presidio ospedaliero. Quando si arriva a tanto e tale sfregio vanno riposizionati con urgenza i paletti sul concetto di libertà. Senza sofismi.

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Il grido è sempre quello, “Libertà per Patrick Zaki”.

Purtroppo però, con un ulteriore slittamento a due mesi del processo, la speranza per la liberazione dello studente e ricercatore egiziano dell’Università di Bologna rischia di essere fagocitata dalla tristezza per una detenzione preventiva di quasi due anni, in assenza di chiari capi d’accusa.

Un rinvio “abnormemente lungo che sa di punizione”, ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Internazional. Però, ha aggiunto, “abbiamo del tempo davanti per fare qualcosa di importante, di efficace nelle relazioni tra Italia ed Egitto. La richiesta che facciamo è che la diplomazia italiana utilizzi questo tempo nel migliore dei modi”.

E allora che le istituzioni italiane si facciano infine sentire con un tale partner economico. Evitando silenzi ormai imbarazzanti.

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Quando si chiede ai giovani, categoria sempre più vaga e lasca, cosa si celebri il “Primo Maggio”, una buona parte risponde “la Festa della Musica”, riferendosi al Concertone di Roma. Atmosfera quindi gioiosa, con rari richiami al lavoro. Una Festa per stare tutti insieme, con le note in sottofondo.

Un’altra quota pensa si tratti di un giorno festivo tout court, quindi una “Festa dal Lavoro” e non “Festa del Lavoro”. Del resto la sintassi è diventata da tempo un puro accidente.

Una parte di giovani, infine, anche il Primo Maggio corre disperata, da un quartiere all’altro delle città, a consegnare merci e cibo, senza pause per sé e alcun diritto per quella categoria di “nuovi schiavi” delle multinazionali che hanno triplicato il fatturato sulla pelle loro. Calpestando sempre più quanto raggiunto dai nostri nonni.

A questi giovani va il mio pensiero di solidarietà nella giornata odierna. Con la speranza che possano, un giorno vicino, cogliere il senso della dignità che il lavoro deve dare all’individuo. Con il rispetto dei diritti minimi e della sicurezza necessaria. Solo allora il “Primo Maggio” assumerà anche per loro un significato di festa.

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Paolo Ricci, Primo maggio, 1949 – Mantova (Suzzara), Galleria del Premio Suzzara

“Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo.”

Adriano Olivetti, imprenditore italiano (1901-1960)

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Alessandra De Cristoforo “Grow up”

E se un giorno l’8 marzo fosse un giorno come gli altri?

Un giorno in cui le bambine di oggi possano essere le donne di domani, rispettate dal mondo ogni giorno, con le stesse possibilità di realizzazione date ai loro compagni maschietti. Senza acredine, fatica, violenza.

E con un girotondo di fiori, in cui la mimosa non sia più simbolo di rivendicazione o dono tardivo, ma infiorescenza affettuosa che la natura dona all’umanità tutta, oltre i generi. Come bonheur di primavera.

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“Non è giusto né umano esigere dall’uomo tanto lavoro da farne inebetire la mente per troppa fatica e da fiaccarne il corpo.”

Papa Leone XIII, da “Rerum Novarum” – 15 maggio 1891

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La rosa quale simbolo. Del suo partito, ma anche e soprattutto di se stesso. E del suo agire, in nome di ideali universali. Anche contro tanti.

La bellezza contornata dalle spine. La rosa appunto.

Quel fiore che peraltro segna, col mese di maggio, l’inizio e la fine della vicenda terrena di Marco Pannella.

Che delicati petali gli rendano infine lieve la terra.

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Pierre Bonnard "L'atelier au mimosa" - 1939/1946

Pierre Bonnard “L’atelier au mimosa” – 1939/1946

In pittura non lo si usa mai abbastanza“, sosteneva il pittore Pierre Bonnard a proposito del colore giallo.

E la “sua” mimosa sembra d’un colpo sistemare lo squilibrio, in un tripudio gioioso di sole fiorito ad illuminare l’atelier.

Un omaggio alle “fanciulle in fiore”, pensiero di rispetto che dovrebbe finalmente uscire da quel risicato tempo annuale di 24 ore.

Ps: Settant’anni fa le donne italiane andavano per la prima volta al voto. Fu un giorno in cui il “giallo” si fece protagonista.

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Il meccanismo narrativo è ordito alla perfezione. Ma in questo film scarso merito va alla fantasia.

E’ la Storia a consegnarci il soggetto. Guerra Fredda, 1957. Il mondo in bilico. Tutto si gioca sulle informazioni, nascoste e svelate. E’ il tempo delle spie. In cui il gioco quasi sempre si fa doppio e poco terso.

Eppure il senso del cammino umano è dato dall’esistere di alcuni sparuti uomini, che si mettono completamente in gioco, ma né moltiplicato né sporco. E lo fanno per difendere e sottolineare i diritti di qualsiasi individuo. A costo della loro stessa vita.

Uno di questi uomini, “tutto d’un pezzo” si dirà nel film, fu l’avvocato di Brooklyn James Donovan, protagonista dell’incalzante pellicola di Steven Spielberg, e reso magistralmente da uno strepitoso Tom Hanks.

Sullo schermo quasi tutto appare “freddo”, anche nei colori dominanti, quelli della gamma dei blu, a ricordarci una guerra, “fredda” appunto, in cui le azioni venivano ordinate ed eseguite in modo meccanico, dalla costruzione di un muro alla tortura innalzata a metodo contraddittorio.

Con la sensazione continua, anch’essa da “brivido”, che schegge impazzite di allora siano ancora presenti nell’ora.

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E così oggi, festa della donna, rischia di diventare la festa del Cavaliere.

Termina infatti oggi la sua pena. Ed è un giudice donna ad averlo reso “libero” dai servizi sociali.

Come a dire che l’altra metà del cielo, croce e delizia di quest’uomo, resta ancora per lui delizia.

 

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