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Posts Tagged ‘Salone del Libro’

La città di Torino in questa settimana è assorta in ogni dove nella lettura. Almeno questo è l’intento dell’iniziativa che ruota intorno alla filiera del libro, dalle Biblioteche all’Università, dal Salone del Libro al Circolo dei Lettori.

Allora tutti tra le pagine di un libro, in un cammino che regala comunque paesaggi inediti. Anche su se stessi.

Suggerisco un libello di Marco Balzano, “Le parole sono importanti”, per soffermarci con ritrovato piacere e pensiero sulle parole appunto, che tanto di noi trasportano. Infatti, come ci ricorda lo scrittore, “La ‘parola’ è una ‘parabola’, un suono che fa un percorso da chi lo pronuncia a chi lo ascolta. Non si parla a sé stessi, si parla sempre a qualcuno, anche quando parliamo da soli“.

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Gli scrittori fanno metà del lavoro, l’altra metà la fa il lettore“.

Javier Cercas, scrittore spagnolo

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Attraverso un libro vedi un paesaggio diverso. Forse inaspettato. Sicuramente nuovo.

Questo il senso del manifesto del trentesimo Salone Internazionale del Libro di Torino.

Leggere come viaggiare. Senza valigie. Oltre i confini. Visitando mondi. E scoprendo se stessi.

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visioni

“Visioni” è la parola di quest’anno per il Salone del Libro di Torino. Quelle che ci stanno mancando. Prigionieri di pessimistica miopia.

Visioni sul domani, su mondi altri e possibili, su orizzonti futuribili.

Quel modo di vedere che i libri ci regalano da sempre. Raccontandoci di uomini che lottano contro bianche balene, che viaggiano attraverso città invisibili, che nascono burattini, che sognano, che amano. Insomma quelle storie di principi piccoli che ci fanno sentire grandi. Diventandolo persino un po’.

Visioni. Benvenute, bentornate. Restate.

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cile

Quest’anno il Paese ospite del Salone del Libro è il Cile. E subito si affaccia alla mente quel mondo alla fine del mondo, la Patagonia dei taccuini di Bruce Chatwin, il Paese sognato e controverso del Presidente Salvador Allende, la tragedia dei desaparecidos  sotto il regime del generale Pinochet, le alte vette della letteratura toccate dal premio Nobel Pablo Neruda di cui ricorre il quarantennale della morte.

Oggi, sabato 18 maggio, è la giornata clou che il Salone dedica al grande poeta cileno con un reading che vede tra gli altri lo scrittore Luis Sepúlveda che con Neruda condivide, oltre alle origini, l’esser stato attivista contro il regime di Pinochet. Seguiranno altri ricordi e letture su un altro grande scrittore cileno, Roberto Bolaño, di cui ricorrono i dieci anni dalla scomparsa.

Consigli di lettura per respirare aria cilena: Ingredienti per una vita di formidabili passioni di Sepúlveda per entrare in quello che è stato il difficile passato cileno ma anche l’emozionante mondo dei ricordi personali tra calcio e libri, Ode al mare e altre odi elementari di Neruda per sentire il profumo dei fiori di cactus della costa del grande oceano di Isla Nigra, 2666 di Bolaño per seguire quel labirinto di luoghi, sogni, incontri che hanno fatto di lui uno scrittore di culto, definito erede di Borges. Infine suggerisco di spostarvi in cucina tra pere ubriache e zuppa scacciapensieri col libro Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci di Isabel Allende.

Buena lectura.

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Nei giorni del Salone non si può non omaggiare quello “struzzo” che tutto digerisce, uno struzzo che da stemma cinquecentesco è divenuto, grazie alla scommessa editoriale di Giulio Einaudi, simbolo di una delle più alte imprese culturali del Novecento, a cui associamo nomi della caratura di Pavese, Vittorini, Ginzburg, Calvino e molti altri.

La Città di Torino e la Regione Piemonte ricordano il centenario della nascita di Giulio Einaudi anche con una mostra en plein air,  “Giulio Einaudi e il suo mondo”,  allestita sotto i portici di via Po, composta da 46 banner realizzati con fotografie d’epoca relative alla figura di Giulio Einaudi e ai protagonisti del suo tempo.

L’amore di Giulio Einaudi per il libro lo si può respirare dalle sue stesse parole: “Il libro, sia esso romanzo, saggio o poesia, deve coinvolgere al massimo l’intelligenza e la sensibilità del lettore. Quando in un libro una frase, una parola, ti riporta ad altre immagini, ad altri ricordi, provocando circuiti fantastici, allora, solo allora, risplende il valore di un testo. Al pari di un quadro, di una scultura o monumento, quel testo ti arricchisce non solo nell’immediato ma ti muta nell’essenza.

Quella sensazione di sentirsi spostati, dopo una lettura di valore, di qualche centimetro. Con l’essenza mutata.

Grazie Giulio.

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Ciascuno di noi ha il suo Paese delle Meraviglie. Il mio è il Salone del Libro.

I primi giorni di maggio sento, novella Alice, il suo profumo nell’aria, aspettando trepida l’arrivo del “carrozzone”. E proprio come quello di sorciniana memoria, questo è un carrozzone che “va avanti da sé, con le regine, i fanti ed i re”, Già, tutti quei personaggi che, di carta vestiti, prendono vita leggendo un libro. E come Alice incontro conigli e cappellai, perdendo il senso del tempo, trovando un senso al tempo.
Certo, durante l’anno spesso passeggio nel “paese dei balocchi”, una libreria di nicchia, una biblioteca antica, i comodini di libri accanto allo scrittoio. Ma il “Paese delle Meraviglie” è un’altra storia, è lo “squadernamento” del “migliore dei mondi possibili”. Dentro il Salone del Libro, ogni volta, sono stordita da una parente della sindrome di Sthendal, perché tanta bellezza di storie di carta ti disorienta facendoti ondeggiare… E poi comincio il mio “cammino”, percorrendo i “viali” degli stand espositivi, alla ricerca di quelle piccole case editrici in cui ogni volta scopro nuove “chicche” con l’entusiasmo dei bambini al parco giochi. A volte decido di perdermi a caso nel bosco fatato dei libri del Salone, altre insisto in uno schema organizzato di percorrimento a scacchiera, un corridoio dopo l’altro, con l’intento di non saltare neppure uno scaffale. Ma la sorpresa, la magia dell’incontro felice accade sempre all’improvviso, come nella vita, senza metodo, quando meno te lo aspetti. E il tesoro è lì, lo riconosci quasi subito: un titolo accattivante, un disegno sorprendente, un nome amato, insomma un segno, quello che cerchiamo ovunque, quello che “mondi possa aprirci”, come scriveva Montale. Tutto qui. Con la disarmante semplicità delle cose importanti. Forse in questo sta la meraviglia del libro.

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