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Posts Tagged ‘guerra’

Il 27 giugno 1980 un DC-9 Itavia in volo da Bologna a Palermo esplode in volo affondando nelle acque di Ustica e provocando 81 vittime.

Ad oggi, 40 anni dopo, nessun colpevole. Pur con l’emergere dei fatti: non un cedimento strutturale né un ordigno all’interno dell’aereo, tesi a lungo sostenute, bensì un missile, francese o statunitense, lanciato (per errore?) contro un Mig libico (che trasportava Gheddafi?), col DC-9 sulla linea di fuoco di un combattimento aereo.

Un mese e una manciata di giorni dopo, il 2 agosto 1980, un ordigno collocato alla stazione di Bologna ucciderà 85 persone ferendone 200.

Si comincia a prospettare l’ipotesi davvero inquietante e raccapricciante che Bologna fosse necessaria per sostenere l’ipotesi delle stragi di destra, attuate anche nel caso di Ustica per destabilizzare il Paese. Occultando in tal modo una strana (nel senso di straniera) “manovra” militare su un aereo civile.

Come si fosse in guerra, senza neppure saperlo. Con la verità misteriosamente scomparsa dai radar della giustizia.

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Preoccupante e avvilente iniziare il nuovo anno con cronache di guerra.

Il Presidente americano Donald Trump il 3 gennaio ordina un attacco mirato tramite un drone sull’aeroporto di Baghdad per uccidere il generale iraniano Qassem Soleimani, capo dal 1998 della “Brigata Santa”, l’unità delle Guardie della Rivoluzione responsabile per la diffusione dell’ideologia khomeinista fuori dalla Repubblica Islamica. Un atto di guerra unilaterale.

A sua volta l’Iran stamane passa alla controffensiva con l’operazione “Soleimani Martire”, lanciando una pioggia di missili contro due basi Usa in Iraq. Secondo fonti irachene il bilancio è di almeno 80 vittime.

Un’escalation che suscita ansia nelle cancellerie di mezzo mondo. Ma che non prende la strada di una comune risoluzione. O almeno di una presa di posizione.

L’Europa sembra scegliere, obtorto collo, il silenzio. Suscitando inquietudine e dando la misura di quanto sia in declino il suo potere decisionale.

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Ad un mese dal tragico crollo del ponte Morandi a Genova, prendo a prestito il pensiero di uno scrittore atipico e geniale quale Guido Ceronetti, appena scomparso, per riflettere sulla fragilità. Delle cose e del pensare. Come lui scriveva:

Uscire dalla città, a piedi, è faticosissimo. T’investe la lava bollente del brutto, del rumore, strade sopra strade, tremendi ponti di ferro, treni, camion, Tir, corsie con sbarramenti, impraticabili autostrade, un vero teatro di guerra.

E a Genova tanto è ancora tale. Fragile e mortale.

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Tweet del presidente americano Donald Trump, poche ore prima del raid compiuto in Siria: “La Russia giura di abbattere tutti i missili sparati sulla Siria. Preparati Russia perché arriveranno, belli e nuovi e ‘intelligenti!’ “.

Sapere che questi sono i pensieri che circuitano i neuroni dell’uomo più potente del pianeta mette i brividi. Sfrondando quasi completamente i piccoli arbusti viventi che siamo.

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Ivor Prickett (Panos Pictures, per il New York Times) – Mosul

Tra i finalisti al World Press Photo 2018 Ivor Prickett che partecipa con due fotografie, entrambe sulla battaglia di Mosul.

Questa, un bambino nudo in braccio a un soldato delle forze speciali irachene, mostra tutta la svestizione che compie la guerra. Su tutto. Ma mostra anche l’umano che, nonostante tutto, fa ancora l’umano.

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L’anno si è curiosamente aperto col “gioco dei bottoni”. Quel gioco antico praticato dai bambini del secolo scorso, in mancanza di autentiche pedine. Pedine che ora siamo noi, gli ultimi del pianeta Terra, in mano a chi di bottoni millanta profonda conoscenza.

Due bambinoni, uno dittatore che presiede un pezzo di Corea, l’altro presidente che ditta su un pezzo considerevole di mondo, quello detto “nuovo” dagli antichi. Si confrontano sui rispettivi luoghi in cui conservano la loro personale merceria (“ho il bottone del nucleare sulla mia scrivania”) e si dilettano sulle misure, ahi ohi, dei propri bottoni (“il  mio bottone è più grande del tuo”).

Peccato non si rendano conto che quel tipo di bottone valga nè una giacca nè una messa, ma “soltanto” una guerra. E purtroppo, come diceva Einstein, l’ultima.

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Fingo, in questo lembo finale dell’anno, di sentire profumo di arancia e cannella, come si confà al mese di dicembre.

Siamo in realtà investiti da venti puzzolenti di guerra, col respiro che si fa corto per i miasmi nauseabondi dell’intolleranza e il fetore invadente della violenza. Che hanno messo all’angolo attenzione, buone maniere, gentilezza.

Quelle sì al profumo di arancia e cannella.

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Copertina e titolo mi sono apparsi immediatamente un abito su misura per me.

Il passo successivo è stato razionale. Seppur con una traccia subliminale che riguardava la biografia dell’autrice, Elisabeth Jane Howard, che per figlio acquisito ebbe lo scrittore Martin Amis.

La saga dei Cazalet, la famiglia protagonista di ben cinque romanzi a partire dagli anni Trenta, mi attirava soprattutto per le atmosfere anglosassoni alla “Downton Abbey”.

L’incanto però è stata la scrittura, ovvero la capacità di far respirare al lettore i protagonisti, e non solo quelli adulti. Una penna felice descrive con raffinata maestria la generazione dei piccoli di casa, facendoti ricordare in modo lucido e chiaro i pensieri e i tormenti di quando ci si affaccia alla vita: un gatto perduto, una varicella inopportuna, un’amicizia tradita.

E la guerra che incombe. Per tutti. Soprattutto per i grandi. Che cercano, tra l’acquisto di un vestito sospirato, i sotterfugi di una relazione clandestina, la potatura distensiva delle rose, di dimenticare la fragilità della vita.

Tale non solo in quegli anni lontani.

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Ancora una passeggiata famosa, in un pomeriggio d’estate.

Nizza torna prepotentemente in mente, con la sua promenade violata dagli uomini del terrore.

Questa volta è Barcellona e le sue note Ramblas, vicino a Plaza Catalunya e al colorato mercato della Boqueria.

Luoghi turistici, simboli che fanno eco. Ora ferite aperte. Con un pesante carico di vittime. Inconsapevoli, nel loro passeggiare, di essere attori in un teatro di guerra.

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Amy Casey – “I Need a Guide”

Egitto, Siria, Stoccolma, San Pietroburgo.

Guerra, bombardamenti, armi, esplosivi.

Terrore, violenza, follia, sangue.

Caos vorticoso. Ancoraggi saltati.

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