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Posts Tagged ‘uova’

Auguri affettuosi di Buona Pasqua a tutti i viaggiatori di espress451.

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Buona Pasqua!

Auguri di una Pasqua Serena ai viaggiatori di espress451.

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Auguri di una Pasqua Serena a tutti i “viaggiatori” di espress451.

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Auguri di Buona Pasqua a tutti i “viaggiatori” di espress451.

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Auguri di una Pasqua Serena a tutti i viaggiatori di “espress451”!

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Tempo di uova, da quelle di cioccolata a quelle sode da torta pasqualina.

Ma l’uovo semplice e goloso è quello detto “a la coque”, ossia “al guscio”. Eppure, come tutte le cose semplici, abbisogna di attenzione e cura, perché basta proprio un nulla e lui, offeso, non sarà più quello che ci aspettavamo.

Se portare l’acqua in ebollizione sembra plus facile, questa gourmanderie si gioca tutta, albume cotto e tuorlo no, nei famosi tre minuti in cui l’uovo deve stare “a mollo”. A questo punto il portauovo entra in scena, da quello decorato per far festa a quello casalingo per far coccola, e voilà l’uovo a la coque è servito. Grissini e crostini lo accompagneranno in tavola con sale e pepe quanto basta. Da gustarsi bollente ma con calma, cominciando a spogliarlo del suo guscio, per poi romperne la bianca sommità e affondare il cucchiaino nel “mar giallo”…

Ps: suggerisco come accompagnamento letterario il libretto di Aldo Buzzi, “L’uovo alla kok”, gustosa conversazione letteraria su ricette e cibo, dove già il sottotitolo è un vero trailer: “Ricette, curiosità, segreti di alta e bassa cucina, dall’insalata all’acqua, alla pastina in brodo della pensione, da Apicio a Michel Guérard, da Alexandre Dumas a Carlo Emilio Gadda, dal curato di Bregnier a San Nicolao della Flüe”. Un assaggio di noce moscata: “La noce moscata deve essere pochissima, è una regola generale: un pizzico è troppo: un’ombra, un’idea, un niente, un nonnulla. I francesi dicono un soupçon, un sospetto; cioè si deve sospettare che ci sia, ma non esserne certi“.

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Quando la primavera è alle porte spesso ci si ritrova stanchi e con scarsa vitalità, come se il “peso del cappotto invernale” avesse svolto in modo troppo serio il proprio dovere. Allora c’è bisogno di energia, e il suo colore non può che essere quello giallo, che rimanda alla luce e alla forza.

E’ tempo insomma di uno zabajone, quella dolce e spumosa crema a base di uova, zucchero e vino liquoroso. Tra l’altro la sua preparazione è alquanto veloce, e gli occhi possono godere di una tavolozza di colori che dal giallo senape dei tuorli vira, con l’inserzione dello zucchero, al giallo limone, per diventare poi giallo pergamena con l’aggiunta del liquore marsala. A questo punto il composto aspetta il passaggio a bagnomaria e poi si aprono le spumose danze per le papille gustative…

Lentamente ma inesorabilmente si sente rifluire l’energia interna, come se quel “giallo” avesse colorato di forza le nostre interne pareti.

Curiose e varie le origini di quel nome. Dal Capitano Giovanni Baglioni, detto “Zvàn Bajòun”, che nel ‘500 a corto di viveri mandò i suoi soldati a cercarne, e questi tornarono con uova, vino e zucchero, dal cui miscuglio nacque la crema che prese il suo nome “zambajoun”, poi zabajone e infine zabaione. Oppure da Giovanni de Baylon, patrono dei pasticceri torinesi, che lo inventò a Torino nel XVI secolo e che lo utilizzava come ricostituente per chi accusava debolezza. Per un’altra versione la crema è di Venezia dove nel XVII secolo si preparava una bevanda proveniente dalla Dalmazia, aromatizzata col vino dolce di Cipro e detta “zabaja”.

Qualunque sia la nascita dello zabajone, già a pronunciarlo ne sentiamo la vellutata e corroborante golosità.

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