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Posts Tagged ‘Lucio Dalla’

“Adesso è tutto ciò che avremo” – Diodato e Roy Pace

“Fare soldi per non pensare / Parlare sempre e non ascoltare” – Lo Stato Sociale

“Donna siete tutti e tu non l’hai capito” – Nina Zilli

“Senza pensarci pensami” – Ron/Dalla

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Si dice che il Festival di Sanremo sia da sempre la cartina al tornasole del Paese Italia.

Che dia cioè una fotografia e un’indicazione di quale sia il passo dello Stivale.

E allora il barometro cosa segna per l’edizione numero 66 appena conclusa?

Per cominciare indica che l’arcobaleno è per ora più un augurio futuribile che una realtà immediata (e i toni accesi della discussione odierna in Aula lo certificano).

Che le donne, quando portatrici di talento ed ironia (leggi Virginia Raffaele), sono una vera forza della natura. Non da arginare.

Che tutti noi restiamo alquanto addormentati, tanto che un energico “Wake up” (del rapper Rocco Hunt) ci sollecita al massimo un battito di ciglia. La sveglia resta ancora stabile su Off.

Che un gruppo storico come gli “Stadio” (nel loro Dna Lucio Dalla e indimenticabili colonne sonore) può ricevere infine un riconoscimento ufficiale e popolare. Pur in un’epoca di rottamazione. E forse anche per questo motivo passano la mano, per la partecipazione all’Eurovision Song Contest, alla giovane Francesca Michielin. Rientrando così nel mood “largo ai giovani”.

Ma soprattutto il barometro sanremese segnala che l’indice di rassegnazione italiano volge, purtroppo, verso l’alto. Sottolineando che ci siamo talmente abituati al malaffare e al malandare, che non ci resta che pregare, con un “Amen” finale e liberatorio come ci suggerisce Francesco Gabbani, il vincitore, meritatissimo, delle Nuove Proposte, già definito il nuovo Rino Gaetano:

E allora avanti popolo / che spera in un miracolo / elaboriamo il lutto con un Amen.

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dalla

Sono tre anni che siamo senza Lucio Dalla. Ma oggi, nel giorno della sua nascita, 4 marzo, esce “Senza Lucio“, il documentario che lo ricorda insieme alle sue passioni: l’amore per il Sud d’Italia e per il cinema, il suo rapporto con la musica, i luoghi in cui ha vissuto, da Bologna alla Puglia di Manfredonia e delle Isole Tremiti, fino alla Sicilia dell’Etna e di Milo.

Il racconto del cantautore bolognese si dipana attraverso gli occhi di Marco Alemanno, che ha vissuto al suo fianco negli ultimi dieci anni, e le voci di chi l’ha conosciuto e ha collaborato con lui, da Charles Aznavour a John Turturro, dai fratelli Taviani a Isabella Rossellini, da Renzo Arbore a Toni Servillo, solo per citarne alcuni.

Non ci sono, però, le sue canzoni. «Perché – spiega il regista Mario Sesti, a cui Dalla era legato da un’amicizia decennale nel segno della comune passione per il cinema – volevo evocare un’assenza, un rammarico. E poi tutti noi abbiamo una playlist del cuore delle sue canzoni, e mi piacerebbe che dopo aver visto “Senza Lucio” si venisse colti dalla voglia di riascoltarlo».

Resta l’assenza. Pur con le sue note a veleggiare nell’aria.

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Abbiamo cominciato la settimana ricordando quei settant’anni non esplicitati di Lucio Dalla, nato il 4 marzo 1943. Il cielo quel giorno aveva regalato al mondo una “luce” intensa. E il giorno successivo che fa? Sente che una seconda luce rischiara meglio i cuori, che a volte necessitano anche solo di canzonette, e genera un altro Lucio, Lucio Battisti che nasce appunto il 5 marzo 1943.

Riflettendoci, in mezzo alla gran bagarre di giorni in cui sempre più uomini si credono “profeti” in terra, ripenso a quanto Lucio & Lucio “raccontarono in avanti” la musica. Facendolo però senza grancasse.

Ecco perché ho pensato a quanto il cielo, in certi giorni, possa essere generoso. Per noi che stiamo sotto, e che di uomini umili con visioni belle ne abbiamo sempre bisogno. Oggi in modo urgente e disperato.

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dalla

Caro Lucio,

oggi sarebbe stata la festa dei tuoi 70. E per i tuoi amici in qualche modo lo sarà. Facendoti musica. Nella tua Piazza, quella “Grande” di Bologna. Ricordandoti “omino buffo”, uomo profondo, che cantava “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.” 

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Un film che ormai è un cult. A trent’anni di distanza. Con cinque David di Donatello a scortarlo, tra scene mitiche e musiche d’annata.

Pensi a Borotalco e nella testa ti risuona in automatico quella colonna sonora in cui Lucio Dalla è “convitato di pietra”. In questi giorni di ricordi malinconici Carlo Verdone ha ricordato quell’incontro di trent’anni fa: “Sono orgoglioso di avergli dedicato un film. Non è mai apparso in video, solo una volta in dissolvenza durante un sogno, ma era il motore dell’intera storia“.

Nel film la protagonista Nadia, interpretata da Eleonora Giorgi, è una fan accanita dell’artista bolognese e vuole consegnargli a tutti i costi il testo di una canzone con l’aiuto di Sergio, alias Carlo Verdone, che si spaccia come grande amico di Lucio Dalla pur di fare colpo. Memorabile la scena della roulette: “Ma allora quando è il momento giusto?”, chiede Nadia a Sergio riferendosi all’artista, per fargli arrivare al termine di un concerto il brano “Un fiore per Hal“, cantata da Ricky Portera, chitarrista degli Stadio nel 1982. Sergio farà finta di parlarci, ma in realtà viene accolto da un cane da guardia che ringhia ferocemente. Per cui, pur fingendo che tutto sia andato per il verso giusto, lancia lo spartito dicendo: “Ciao Lucio, grazie eh!”, poi scappa a gambe levate e torna dalla bella Nadia come se nulla fosse successo.

Famoso il retroscena del nome di Dalla sulla locandina: “Il produttore Mario Cecchi Gori – ricorda Verdone – sparò nella locandina il suo nome a caratteri cubitali; il mio, che ero il regista, era scritto in piccolo. Lucio si arrabbiò. Ricordo ancora la sua telefonata: ‘Spera che il film mi piaccia, andrò a vederlo stasera’”. Lo fece effettivamente, e qualche ora dopo la telefonata da un cinema di Bologna: “Mi chiamò per farmi i complimenti. Si sistemò a terra in prima fila perché la sala era gremita e non c’era più un biglietto. Mi disse che ero stato bravo”.

Per le musiche di Borotalco gli Stadio e Lucio Dalla vinsero un David di Donatello e un Nastro d’Argento. La scena iniziale, una vera sigla di apertura sotto le note de L’ultima luna di Lucio Dalla, venne disposta per far credere un legame tra Sergio e Nadia, smentito quando compare la fidanzata di lui. Come “stacchetto” musicale fu utilizzata l’introduzione del brano di Lucio Meri Luis eseguita sempre dagli Stadio.

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Lucio Dalla by Guido Harari

È eterno ogni minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato.

Lucio Dalla

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Isole Tremiti, luogo di nascita della canzone di Lucio Dalla "Com'è profondo il mare"

“E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

[…]

Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare.”

Lucio Dalla, da “Com’è profondo il mare”.

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Leggo di te che sei Altrove, Lucio.

Incredulità, tristezza, vuoto.

E la testa nega la realtà perché si rifiuta di credere che tu te ne sia andato, davvero e per sempre.

E il cuore si fa colmo di emozioni che galleggiano tra le tue note, quelle che ci hanno reso tutti più leggeri e profondi.

Come quel tuo mare, che raccontavi con le sue onde interne, come solo un Poeta.

Come quella Piazza Grande, che eri riuscito a rendere intima.

Come quell’ Attenti al lupo, che da avviso temuto era diventato per te un gioco.

Come quel 4 marzo 1943, un compleanno in musica.

Come quel Caruso, ormai un manifesto d’amore senza latitudini.

Ma tu Lucio non sei solo stato un musicista di rara fattura, col dono di far danzare le note con inaudita ineffabile armonia, tu sei stato prima di tutto un uomo che con curiosità e ironia, gentilezza e generosità, hai affrontato attraverso la musica temi alti, che coinvolgono, come eri solito dire, l’intera umanità, che restava il tuo pubblico d’elezione, il fine ultimo delle tue composizioni.

Penso sia questo a farmi/farci muti, sentendoci più soli.

Ma siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò.

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