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Posts Tagged ‘Carlo Verdone’

Mi è capitato di incontrarlo qualche anno fa. Una serata bella, estiva, caprese. Chiostro della Certosa di San Giacomo. Atmosfera festosa, seppur nella sacralità della fuga di archi a tutto sesto. In sintonia con la personalità di Carlo Verdone. In chiaroscuro, come le sue amate nuvole. E le sue storie, da commedia plautina seppur amare nel loro fondo. Comico di razza per noi pubblico, in realtà acuto investigatore dell’animo umano.

Scambiai qualche parola con lui, soprattutto per ringraziarlo dei suoi personaggi. Specchi multipli di tutti noi. Mi è rimasta impressa la sua umiltà e la sua malinconia. Come se avesse sempre presente, nel suo essere dolente, l’intera Commedia Umana.

Il film suo che adoro è “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”, per la sua proverbiale ipocondria e abilità farmaceutica, per le battute fulminanti e le situazioni esilaranti, per il luminoso incontro con Margherita Buy. E per quella vena malinconica che racconta al meglio chi è Carlo Verdone. Profonda umanità e talento scenico.

Settanta affettuosi auguri

 

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Un film che ormai è un cult. A trent’anni di distanza. Con cinque David di Donatello a scortarlo, tra scene mitiche e musiche d’annata.

Pensi a Borotalco e nella testa ti risuona in automatico quella colonna sonora in cui Lucio Dalla è “convitato di pietra”. In questi giorni di ricordi malinconici Carlo Verdone ha ricordato quell’incontro di trent’anni fa: “Sono orgoglioso di avergli dedicato un film. Non è mai apparso in video, solo una volta in dissolvenza durante un sogno, ma era il motore dell’intera storia“.

Nel film la protagonista Nadia, interpretata da Eleonora Giorgi, è una fan accanita dell’artista bolognese e vuole consegnargli a tutti i costi il testo di una canzone con l’aiuto di Sergio, alias Carlo Verdone, che si spaccia come grande amico di Lucio Dalla pur di fare colpo. Memorabile la scena della roulette: “Ma allora quando è il momento giusto?”, chiede Nadia a Sergio riferendosi all’artista, per fargli arrivare al termine di un concerto il brano “Un fiore per Hal“, cantata da Ricky Portera, chitarrista degli Stadio nel 1982. Sergio farà finta di parlarci, ma in realtà viene accolto da un cane da guardia che ringhia ferocemente. Per cui, pur fingendo che tutto sia andato per il verso giusto, lancia lo spartito dicendo: “Ciao Lucio, grazie eh!”, poi scappa a gambe levate e torna dalla bella Nadia come se nulla fosse successo.

Famoso il retroscena del nome di Dalla sulla locandina: “Il produttore Mario Cecchi Gori – ricorda Verdone – sparò nella locandina il suo nome a caratteri cubitali; il mio, che ero il regista, era scritto in piccolo. Lucio si arrabbiò. Ricordo ancora la sua telefonata: ‘Spera che il film mi piaccia, andrò a vederlo stasera’”. Lo fece effettivamente, e qualche ora dopo la telefonata da un cinema di Bologna: “Mi chiamò per farmi i complimenti. Si sistemò a terra in prima fila perché la sala era gremita e non c’era più un biglietto. Mi disse che ero stato bravo”.

Per le musiche di Borotalco gli Stadio e Lucio Dalla vinsero un David di Donatello e un Nastro d’Argento. La scena iniziale, una vera sigla di apertura sotto le note de L’ultima luna di Lucio Dalla, venne disposta per far credere un legame tra Sergio e Nadia, smentito quando compare la fidanzata di lui. Come “stacchetto” musicale fu utilizzata l’introduzione del brano di Lucio Meri Luis eseguita sempre dagli Stadio.

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Auguri ad una delle attrici più interessanti e affermate della scena italiana. Ha vinto cinque David di Donatello ed è l’attrice italiana che ha ottenuto più Ciak d’oro e Nastri d’argento, a testimonianza di un talento interpretativo che ci ha regalato personaggi di profondo spessore psicologico. La Buy è infatti molto brava a raccontare l’aspetto sensibile e nevrotico di questo tempo, interpretando donne che vivono i rapporti affettivi tra inquietudini e contraddizioni.

Sempre sfaccettate e rese con notevole maestria le donne portate da lei sul grande schermo, dalla vedova che scopre a posteriori l’omosessualità del marito ne “Le fate ignoranti” di Ozpetek alla moglie tradita ne “I giorni dell’abbandono” di Faenza, dalla moglie borghese che affronta col marito la crisi economica in “Giorni e nuvole” di Soldini alla madre che attende la figlia nata prematura ne “Lo spazio bianco” di Francesca Comencini, solo per citarne alcune.

Io continuo ad essere affezionata al personaggio della complessata Camilla, detta Billa, in analisi dallo stesso dottore che cura un Carlo Verdone, Bernardo detto Berni, ipocondriaco e studioso di Jimi Hendrix in “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”. Un vero cult è diventata la frase detta da Verdone a lei, sempre più ossessionata dal loro comune analista: “Te posso dì na cosa? Tu non sei da analisi, sei da ricovero, ma de quelli immediati!!!“.

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