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Archive for the ‘Verso’ Category

Nel sonno l’io a ritroso finge

di ritrovare il suo guerriero buono…

Il braccio teso con cui tentare passi

saltando ad arte gli infimi sassi.

La fiaba inventata per un mondo bello,

da giocare, l’un l’altro fratello.

Il sorriso malcelato con orgoglio

per me, volta a serbar tal quadrifoglio.

Nel reale sei invece desto chiaroscuro

a vegliar l’io in brama d’acqua tersa…

Per le tue fulgide visite di ora

(nell’allora), papà vere grazie”.

A papà Sergio, con gratitudine

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“Oltre le temporali lunazioni,

nell’infinito stretto dell’umano,

resti stella fissa del mio navigare.

Ancor lontana, pronta a consolare.

Così il circolare vuoto cosmico

si fa, per tua magia, di nuovo pieno.”

 

A mia mamma

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Ricordare…

Corrispondendo ancora… 

Dote celeste… 

Prestata agli umani”. 

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“Mi hai insegnato ad amare il mare.

Il suo azzurro e le sue onde. La vita. 

In esso, come in altro, ti ritrovo.”

 

A papà Sergio

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“Tutto torna veloce su sé stesso.

Cieli, costellazioni, fiumi, mari.

Bambini e giovani e uomini,

e anziani e vecchi… E bambini.

Tu invece rimani stabile stella,

antico e sicuro porto affettuoso

nel mio viaggio di vento e maroso.

Il pensiero di te mi fa primavera…”

A mamma Marisa (e al Maestro Kim Ki-duk) 

 

 

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“Dopo la pioggia viene il sereno
brilla in cielo l’arcobaleno.
È come un ponte imbandierato
e il sole ci passa festeggiato.

È bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede, questo è male
soltanto dopo il temporale.

Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente?
Un arcobaleno senza tempesta,
questa si che sarebbe una festa.

Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra.”

Gianni Rodari

Ps: a quarant’anni dalla sua morte (e a cento dalla sua nascita), Gianni Rodari resta attuale e augurale nella sua profondità leggera di spuma.

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Continuo a pensarti radiosa luna,

quella che ora sei in altro modo.

Ma che fatica cercarti nel cielo…

Poi giungi, cometa epifanica,

per condurmi leggera, come allora,

a vedere le stelle, piccole, in terra.

A mamma Marisa

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È semplice e bella la castagna.

Inaspettato e casto il suo vestito,                                                    di tersa e raffinata eleganza.

Anticipo di dorato stupore. 

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Noi aleggiamo in questo luogo – noi, le memorie.

Da “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters

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Siamo gli innumerevoli
raddoppia ogni casella di scacchiera
lastrichiamo di corpi il vostro mare
per camminarci sopra

Non potete contarci:
se contati aumentiamo,
figli dell’orizzonte
che ci rovescia a sacco

Nessuna polizia può farci prepotenza
più di quanto già siamo stati offesi
faremo i servi, i figli che non fate
le nostre vite i vostri libri di avventura

Portiamo Omero e Dante,
il cieco e il pellegrino
l’odore che perdeste
l’uguaglianza che avete sottomesso

Da qualunque distanza
arriveremo a milioni di passi
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso
spaliamo neve, pettiniamo prati

Battiamo tappeti
raccogliamo il pomodoro e l’insulto
noi siamo i piedi
e conosciamo il suolo passo a passo

Noi siamo il rosso e il nero della terra
un oltremare di sandali sfondati
il polline e la polvere
nel vento di stasera

Uno di noi, a nome di tutti,
ha detto “non vi sbarazzerete di me
va bene, muoio, ma in tre giorni
risuscito e ritorno”

In braccio al Mediterraneo
migratori di Africa e di oriente
affondano nel cavo delle onde.
il pacco dei semi portati da casa
si sparge tra le alghe e i capelli
La terraferma Italia è terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.

Erri De Luca, “Solo andata”

 

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