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Perché questa canzone piace tanto, diventando il tormentone musicale dell’estate 2017?

Il ritmo è accattivante, ma sono i giochi di parole il marchio vincente di fabbrica Gabbani.

L’enigmistica è già nel titolo col cambio di vocale, granite/granate, ovvero il nostro liquido tempo che inghiotte tutto in un informe blob.

E la citazione dantesca del “Lasciate ogni speranza voi ch’entrate”, dopo aver detto che siamo “In fuga dall’Inferno”, è strepitosa.

Nel ritornello poi il gioco continua tra la stagione “estate” e l’interrogativo/imperativo “state”.

Questa è “Antologia della vacanza intelligente”, in cui “non partiamo mai, ci allontaniamo solo un po’ ” ,”non andiamo mai oltre le nostre suole”.

Il succo della vacanza nel pensiero “gabbano”? “Dietro le spalle, un morso di felicità / Davanti il tuo ritorno alla normalità”.

Allegro, sincero. Ma si respira aria di fine impero.

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Che la musica fosse associabile al sangue non poteva essere che di questo disgraziatissimo tempo storico.

Così un elemento armonico e gioioso e universale come la musica rischia di essere trascinato in un fiume orribile e doloroso in cui l’umanità perde di vista la bellezza dell’esistenza.

Che consiste anche del partecipare felici ad un concerto. Magari con un paio di orecchie per cerchietto. Perché si è ancora piccoli. E col sogno, adesso infranto, di diventare grandi.

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Ho assistito al concerto torinese di Patty Smith. E la mia ricerca sul tempo si è arricchita di una tessera blu lapislazzulo.

Lei ti appare sempre e ancora, e forse di più, quella carismatica sacerdotessa del rock che è da sempre, con una misteriosa e potente energia sciamanica ad esplicitarsi attraverso una voce magica ed eleganti movenze del corpo interiore.

Ed è qui che mi viene regalata la pietra azzurra sul tempo. Perché sul palcoscenico Patti Smith continua ad emanare quella luce animica priva di scansione temporale. Dimostrando così che l’anagrafe é puro accidente. Che corrompe solo il corpo esteriore.

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Continuo a pensare che la canzone vincitrice del Festival di Sanremo racconti, per via melodica, il sentire del Paese. E in parte la sua direzione.

In “Occidentali’s Karma” del vincitore Francesco Gabbani si respira il clima che è: “L’intelligenza è demodé / Risposte facili / Dilemmi inutili“. Con una visione allegra e leggera, seppure molto acuta, e due citazioni colte, “Il gorilla” di De André e il saggio dell’etologo Desmond Morris: “Lezioni di Nirvana / C’è il Buddha in fila indiana / Per tutti un’ora d’aria, di gloria / La folla grida un mantra / L’evoluzione inciampa / La scimmia nuda balla / Occidentali’s Karma“.

Altri versi però raccontano, anch’essi, il nostro dipanarci. Storie di violenza domestica in “Vietato morire” di Ermal Meta, terzo classificato e Premio Mia Martini: “E la paura frantumava i pensieri / Che alle ossa ci pensavano gli altri“. Comunque con un messaggio d’orizzonte positivo: “La vita che avrai / non sarà mai distante dall’amore che dai“.

E ancora, quello che siamo e spesso dimentichiamo con “Che sia benedetta”, Premio Lucio Dalla, cantata da Fiorella Mannoia, seconda classificata: “Siamo eterno siamo passi siamo storie / Siamo figli della nostra verità. […] In questo traffico di sguardi senza meta / In quei sorrisi spenti per la strada.”

E che dire poi del tempo, categoria che ci dichiara esseri viventi? La canzone di Marco Masini lo rivela fin dal titolo “Spostato di un secondo”, con pensieri di scoperta e cambiamento, anche se per un solo momento: “Ho scoperto che l’amore è un’arte da capire / e l’ho scoperto così semplicemente amando / Che tutto cambia mentre lo stai vivendo  e che alcune cose si allineano a stento. […] E adesso vorrei sapere / come sarebbe il mondo / se tutto quanto fosse / spostato di un secondo.”

Sono solo canzonette? Forse. Ma anche questi versi dicono in cosa siamo immersi.

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Quarto disco di platino per l’album “Le migliori” di Mina e Celentano.

Successo inarrestabile per la leggendaria coppia con oltre duecentomila copie vendute.

Ancora una volta tra i due è feeling sonoro. Con voglia di sperimentare e giocare insieme, “semplicemente così“, come cantano nel singolo “Amami amami”.

Ironia e colore già dalla copertina del disco in cui, tra creatività e vintage, posano come solo “Le migliori”.

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Un anno davvero horribilis il 2016 per la musica.

Dopo l’addio a Bowie, Prince, Cohen, anche George Michael, icona pop degli anni ’80 da cento milioni di copie di dischi.

E ci lascia proprio il giorno di Natale, quello che aveva cantato, diventando famoso in tutto il mondo, con la sua “Last Christmas”.

In quel video tutta la spensieratezza di un mondo che appare sempre più lontano. Ormai leggenda. Come George Michael.

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Dopo aver subito sfregi e devastazioni Palmira è tornata ad essere accarezzata dalla musica.

L’antico teatro siriano ha infatti accolto l’orchestra filarmonica del Teatro Marinski di San Pietroburgo, riportando così armonia in un luogo tanto ferito.

Quell’armonia che è sovrapposizione di suoni, di accordi, di relazioni.

Pratica solo apparentemente semplice.

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