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Posts Tagged ‘pensiero’

Io li amo… Sospendono il mio pensiero. Mettendo in attesa i miei circuiti non ancora certi.

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Non solo un tempo per addobbare, ma anche per sospendere se stessi.

Come gli addobbi. Guardando il mondo da un punto di vista diverso.

In silenzio. Per ascoltare il muschio respirare. E le stelle sonnecchiare.

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Stile anatra

stile anatra

Quando il mare è mosso e viene meno l’effetto acquario, non scendo tra i flutti con la presunzione e il privilegio di confondermi col mondo sommerso e scelgo lo stile anatra.

Che prevede galleggiamento da deriva tra i marosi e visione da sommergile delle terre emerse. Con i pensieri a farsi medusa, sometimes urticandomi.

Ma, scivolando come un’anatra sull’acqua, il pensiero-medusa si allontana. Lasciandomi solo la sua cangiante e veloce intuizione. Senza effetti collaterali.

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abbecedario A

Voglio dimenticare tutte le parole politiche e demagogiche sulla scuola. Almeno per oggi, prima campanella dell’anno.

Voglio invece portare con me, nelle mie classi, quella gioiosa curiosità che aveva caratterizzato il mio primo incontro, a sei anni, con la scuola. E con quelle lettere che già allora mi affascinavano, pur non essendo ancora consapevole del valore di cui fossero portatrici. Dipendentemente però dal loro comporsi, diventando parole. Forma e contenuto in cammino. Con la possibilità di conoscere così mondi nuovi. Sguardo sul mondo, mano al pensiero.

Buon anno scolastico!

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andrea-camilleri

Auguri di Buon Compleanno al Maestro Andrea Camilleri.

E in tempi di moda rottamatoria penso con gratitudine all’acuta e ironica saggezza di alcuni grandi italiani, come il padre di Montalbano.

Quegli italiani che forse andrebbero più ascoltati, nella lungimiranza del loro vedere. Che, a dispetto dell’anagrafe, è un autentico antivedere. Come quando Camilleri scrive: “Sarebbe un grave errore buttar via quello che oggi ci appare sorpassato e superfluo. Tutto serve a fare peso. Peso che incide meglio la nostra orma nella sabbia del tempo.” (da “Come la penso” di Andrea Camilleri).

E insieme a lui compleanno, e importante, per una delle sue creature più belle, “La forma dell’acqua“, della saga di Montalbano, che compie trent’anni. Ma che, in virtù di quel titolo che trovai da subito bellissimo, assume la forma che solo il lettore desidera.

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Isole Tremiti, luogo di nascita della canzone di Lucio Dalla "Com'è profondo il mare"

“E’ inutile
Non c’è più lavoro
Non c’è più decoro
Dio o chi per lui
Sta cercando di dividerci
Di farci del male
Di farci annegare
Com’è profondo il mare
Com’è profondo il mare

[…]

Certo
Chi comanda
Non è disposto a fare distinzioni poetiche
Il pensiero come l’oceano
Non lo puoi bloccare
Non lo puoi recintare
Così stanno bruciando il mare
Così stanno uccidendo il mare
Così stanno umiliando il mare
Così stanno piegando il mare.”

Lucio Dalla, da “Com’è profondo il mare”.

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Dopo sei giorni di neve su una Torino novella Pietroburgo, il mio sguardo sta imparando a percepire la gamma labile di sfumature del colore bianco e il mio passo si sta trasformando in quello da astronauta attento al punto successivo su cui appoggiare il piede.

E così il mio pensiero si è preso una vacanza. Cioè ha cominciato ad assentarsi dal suo lavoro quotidiano e a tratti automatico, perché impegnato a soffermarsi su inedite forme, su tempi dilatati, su espansi silenzi. Entrando in una dimensione antica, quasi atavica, che tocca interne corde mistiche, quelle che ciascuno di noi custodisce con cura, ma che questo affannato tempo storico spesso non ci permette di ascoltare. Ponendoci infine in contatto con il nucleo più profondo di noi.

In modo lento e inesorabile. Come il ritmo con cui cade la neve.

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La Parola

Cura:  “Pensiero attento e costante, sollecitudine affettuosa nei confronti di qualcuno o qualcosa”.

Narra la leggenda che la dea Cura, attraversando un fiume, scorse del fango cretoso e, raccoltone un po’, cominciò a dargli forma. Così nacque l’uomo (homo) dalla terra (humus), acquisendone il nome. Fu poi Giove, dietro richiesta di Cura, ad infondere lo spirito in questo essere. Dopo la disputa tra Cura e Giove sul nome da dare all’essere, Saturno così decretò: al momento della morte sarà la Terra a riceverne il corpo e Giove lo spirito, ma in vita lo possiede la Cura. Per questo motivo la Cura possiede l’uomo finché vive.

La cura è infatti condizione costante dell’essere umano. L’uomo è avvinto dalla Cura, sentendo il bisogno insopprimibile di dedicarsi a qualcuno o a qualcosa. Lo si può definire il marchio della Cura. Come scrive Franco Battiato:
“Ti salverò da ogni malinconia,
perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te…
io sì, che avrò cura di te”.

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