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Posts Tagged ‘Bologna’

Il grido è sempre quello, “Libertà per Patrick Zaki”.

Purtroppo però, con un ulteriore slittamento a due mesi del processo, la speranza per la liberazione dello studente e ricercatore egiziano dell’Università di Bologna rischia di essere fagocitata dalla tristezza per una detenzione preventiva di quasi due anni, in assenza di chiari capi d’accusa.

Un rinvio “abnormemente lungo che sa di punizione”, ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Internazional. Però, ha aggiunto, “abbiamo del tempo davanti per fare qualcosa di importante, di efficace nelle relazioni tra Italia ed Egitto. La richiesta che facciamo è che la diplomazia italiana utilizzi questo tempo nel migliore dei modi”.

E allora che le istituzioni italiane si facciano infine sentire con un tale partner economico. Evitando silenzi ormai imbarazzanti.

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È trascorso un anno, un lunghissimo anno, dall’arresto di Patrick Zaki in Egitto, e in tutto il mondo si moltiplicano le manifestazioni affinché Zaki, attivista per i diritti umani, sia scarcerato.

Oggi in diversi comuni italiani saranno affissi dieci manifesti vincitori di “Free Patrick Zaki, prisoner of conscience”, edizione speciale del concorso internazionale di comunicazione sociale “Poster For Tomorrow”.

Riccardo Nouri portavoce di Amnesty International Italia, che ha seguito fin dall’inizio il caso, ci ricorda che la legge egiziana permette di prolungare la detenzione preventiva sino a due anni. E osserva: “La meglio gioventù che va all’estero viene considerata una minaccia dal regime egiziano“.

Amr Abdelwahab, ingegnere informatico amico di Zaki dai tempi dell’università, perseguitato come lui, nel 2015 è dovuto fuggire dall’Egitto. Continua da Berlino la sua battaglia per liberare Patrick, facendo questo appello: “Chiedo alle persone libere del mondo di combattere la propria battaglia per garantire che i loro governi non sostengano le dittature: ovunque, non solo in Egitto. Prego le persone di ricordare che i prigionieri politici in Egitto non sono solo numeri e statistiche, ma persone con una famiglia e una vita. La peggiore paura di un prigioniero politico, in ogni momento, è quella di essere dimenticato. Patrick è in prigione per un motivo e questo motivo è che lui sostiene e combatte sempre per le cose giuste. Le dittature devono capire che arrestare persone come Patrick, semplicemente, rende sempre più grande il loro messaggio”.

Libertà per Patrick Zaki.

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Nuotano in banchi molto fitti ma disciplinati le sardine. Quel rapido muoversi in aggregazione compatta mi ha sempre affascinato. E quando sott’acqua le incontro, un’argentea nuvola policroma, per me è sempre meraviglia.

L’umano “movimento delle sardine” mostra la stessa caratteristica affiliativa del loro corrispettivo ittico. In forma di flash mob si riuniscono in piazza, è già successo a Bologna e Modena e altre città si preparano, manifestando senza bandiere politiche la loro lontananza da popularismi, razzismi, volgarismi. Insomma dalle forme barbare che sembra prediligere il nostro tempo.

Cosa possono diventare? Chissà. Per ora nuotano in mare aperto a frotte, nel nome di valori civili condivisi. Affinché quei valori fondanti della nostra civiltà non siano travolti dalle urla smodate di alcune sirene.

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Mi piace quel ricordare se stesso.

E sottolineare che alcune parti di noi rimangono stabili.

Nonostante lo scorrere del tempo.

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dalla

Sono tre anni che siamo senza Lucio Dalla. Ma oggi, nel giorno della sua nascita, 4 marzo, esce “Senza Lucio“, il documentario che lo ricorda insieme alle sue passioni: l’amore per il Sud d’Italia e per il cinema, il suo rapporto con la musica, i luoghi in cui ha vissuto, da Bologna alla Puglia di Manfredonia e delle Isole Tremiti, fino alla Sicilia dell’Etna e di Milo.

Il racconto del cantautore bolognese si dipana attraverso gli occhi di Marco Alemanno, che ha vissuto al suo fianco negli ultimi dieci anni, e le voci di chi l’ha conosciuto e ha collaborato con lui, da Charles Aznavour a John Turturro, dai fratelli Taviani a Isabella Rossellini, da Renzo Arbore a Toni Servillo, solo per citarne alcuni.

Non ci sono, però, le sue canzoni. «Perché – spiega il regista Mario Sesti, a cui Dalla era legato da un’amicizia decennale nel segno della comune passione per il cinema – volevo evocare un’assenza, un rammarico. E poi tutti noi abbiamo una playlist del cuore delle sue canzoni, e mi piacerebbe che dopo aver visto “Senza Lucio” si venisse colti dalla voglia di riascoltarlo».

Resta l’assenza. Pur con le sue note a veleggiare nell’aria.

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