
Ho avuto necessità di trangugiare, tentare di digerire, iniziare a metabolizzare, prima di riuscire a scriverne. Intorno a Crans-Montana, innanzitutto. Ma anche intorno a Venezuela ed Iran.
Tutto accade in modo così veloce e drammatico che si fatica a mantenere un baricentro, mentale e morale.
Crans-Montana. Una strage, con dolo (eventuale per la legge). In un luogo perlopiù sconosciuto se non a chi lo frequenta, di quella Svizzera sulla carta tutta perfetta, in terra forse più disastrata che altrove. Su pre-adolescenti “adescati” in un bunker venduto come discoteca. E al di là di tutto, oneri, prove, colpe, mancanze, già detto, già scritto, già fatto, resta l’amarezza per le possibilità concluse di quelle vite appena abbozzate.
Venezuela. Un dittatore, Maduro, che, con un blitz fortemente voluto (magari per le risorse petrolifere?) dal Presidente americano Trump, viene rapito e sottratto ad una popolazione che forse respira un po’ di più (seppur il Paese sia in mano alla sua vice, Rodriguez). Effetto collaterale buono: alcuni nostri connazionali prigionieri/ostaggi (politici?) rinchiusi nelle carceri di Caracas, tra cui il cooperante Alberto Trentini, sono stati liberati. Effetto collaterale cattivo: d’ora in poi (in realtà è già successo, ma con rimostranze maggiori) il cowboy di turno (ma le pistole fumanti mondiali sappiamo quali sono) deciderà chi/cosa prendere e come. Il caso Groenlandia sembra essere la prossima casella del Risiko Mondiale.
Iran. In totale divenire il caos in cui versa la verde Persia, stremata dal regime degli ayatollah che oscura tutto (economia, Internet, persone) e spara sulla folla manifestante. La gioventù iraniana decimata per ordine della guida suprema Alì Khamenei. “Probabile attacco imminente” da parte del tycoon a stelle e strisce è quanto circola nelle ultime ore. E se il nostro cuore è col popolo iraniano affinché ritrovi finalmente la libertà, magari con un aiuto straniero, la nostra testa sa che cosa ciò potrebbe comportare: rischia di saltare buona parte dello scacchiere internazionale, con l’incubo del nucleare a rendere tutto più drammatico.
Caos, nessuna certezza, ogni elemento in continuo mutamento. Diritto, etica, giustizia sembrano muoversi nelle loro fondamenta. E noi tutti disorientati. Cioè senza più oriente. Fioca la luce. Linee di comportamento da ristrutturare. E ogni analisi ha una lettura multipla, anche in ciò che fino a poco tempo fa era impensabile, quando non indicibile.
Cosa fare? Non arrenderci al tentativo di comprendere il caos. Seppur a tentoni.
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