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Archive for the ‘Parola’ Category

Tanto amiamo allegramente il sabato perché promessa gioiosa della domenica col suo dono temporale di svago e riposo, quanto sopportiamo invece malinconicamente il lunedì per quel suo carico prospettico di nuove incombenze e impegni lavorativi.

Pensate ora a cosa può diventare un lunedì d’inverno a metà gennaio, solitamente freddo e grigio, in cui le feste natalizie sono ormai un ricordo, con l’addobbo già riposto e il conto poco a posto. Insieme al calo motivazionale e alla necessità di reagire. Shakerate tutti questi ingredienti depressivi e avrete il vostro “Blue Monday”.

Che in realtà è nostro, perché destinato a tutti noi. E quest’anno cade il 15 gennaio. Così almeno secondo lo psicologo Cliff Arnall dell’Università di Cardiff che nei primi anni Duemila, attraverso una complicata equazione, decretò il terzo lunedì di gennaio quale giorno più “nero” dell’anno. O meglio “blue”, il colore associato alla tristezza.

In realtà la giornata è stata individuata non tanto per motivi di umano umore ma quale aziendale indicatore. Infatti si è visto che proprio intorno alla seconda parte di gennaio si impennano ricerche e prenotazioni di viaggi futuri.

Un sogno a portata di mano. Nel blu dipinto di blu.

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Gentile da Fabriano “Adorazione dei Magi” – 1423

Le parole viaggiano e nel cammino si corrompono.

Così il termine Epifanìa, la “manifestazione della divinità” con l’Adorazione dei Magi che offrono al Bambino Gesù oro, incenso e mirra, diviene prima bifanìa poi befanìa, giungendo infine alla popolare e conosciuta Befana, la vecchina che porta ai bimbi, il nuovo inizio, i suoi dolcetti in calze di iuta.

Doni consegnati al “piccolo” che salva il mondo. In senso spirituale o temporale.

Quindi, Adorazione o Befana che sia, Buona Epifania!

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Un tempo “addobbare” era “in-vestire” un cavaliere, quindi in modo più ampio “investire di dignità” qualcuno.

Poi si passò a vestire a festa l’albero, rendendolo “albero di Natale” coi relativi addobbi.

E se oggi “in-vestire” noi stessi e gli altri di dignità fosse la nuova frontiera, l’addobbo 2.0?

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Non solo anglismi a iosa nella nostra lingua, con rinuncia ormai preventiva a qualsiasi tentativo di traduzione, ma anche tradizioni altre che adottiamo d’ufficio, con scarso interesse alla loro origine, perché ciò che conta è il brand.

Così, dopo l’abbuffata di Halloween e affini, siamo ora al “Venerdì nero”, che non è giornata finanziaria negativa bensì una interminabile ventiquattrore di saldi, ops sales. Quel “Black Friday” con cui le aziende vanno agli incassi. Per rendere “neri” e non più “rossi” i loro conti.

Successivo negli Stati Uniti al “Giorno del Ringraziamento”, il Black Friday apre il tempo dello shopping natalizio. E noi, che amiamo a prescindere quanto arriva da Oltreoceano, ci accodiamo in questa mitica corsa all’oro. Nero.

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“Hygge” è tra le parole trendy dell’anno.

Praticamente intraducibile, questo termine danese rimanda alla felicità. O meglio, alla chiave per accedervi.

Fatta di benessere, atmosfera, calore, intimità, comfort, armonia, condivisione. Concetti che prendono forma attraverso oggetti concreti: dalla luce calda delle candele al profumo goloso dei dolci, dal piacere di una conversazione intima al calore di una coperta di lana, dal conforto di una zuppa calda al benessere dato dagli oggetti in legno. Tutto vissuto in semplicità e presenza.

Parola di Meik Wiking, direttore dell’Happiness Research Institute di Copenaghen, che ha passato anni a studiare la magia della vita danese e che ora ci regala in un libro alcuni pratici consigli per avviarci ad un’esistenza hygge. Ovvero più confortevole. Quindi più felice.

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Le mitiche espadrillas, le scarpe dei pescatori baschi indossate anche dai soldati al fronte durante la Guerra civile spagnola, diventano leggenda negli anni ’70 quando i Castañer, produttori di espadrillas in Catalogna dal 1927, incontrano Yves Saint Laurent che crea i primi modelli con la zeppa. Diventando così un’icona di stile.

Stile che rimane intatto anche oggi, a 90 anni da quei popolari inizi, quando la “campesina” richiamava, per semplicità e nome, la “contadina”. Nonché l’estate.

La zeppa in corda adora infatti le camminate sulla spiaggia, i colori della tela fanno vacanza spensierata, i lacci “alla schiava” inneggiano alla libertà e all’eleganza.

Ps: sono la mia calzatura estiva preferita. Da quando decisi che stavano bene alle mie bambole.

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Chissà chi pesca e chi viene pescato…

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