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Posts Tagged ‘10 gennaio 2016’

Esce oggi, a quattro anni dal suo “ritorno alle stelle”, la biografia a fumetti di David Bowie, dal titolo “Bowie: Stardust, Rayguns and Moonage Daydreams”, che sottolinea così il suo continuo rapporto con lo spazio siderale.

Come scrive Igort, il direttore della rivista “Linus” che dedica il numero di gennaio proprio all’ “Uomo che venne sulla Terra”, “Bowie era tante cose, un artista meticcio tra musica, teatro, fumetto, romanzo pulp, arte surrealista. Cantava di alieni, astronauti persi nello spazio, pistole a raggi laser e solitudini adolescenziali.”

Nella rivista anche la riscoperta di un brano di Fernanda Pivano, dedicato al “Duca Bianco”. Di lui nel 1995 scrisse: “Nei suoi versi, intrisi di significati oscuri, ha rivelato i suoi dubbi verso se stesso, e da personaggio “rock” ha cercato di esprimere le emozioni pure che lo assillavano.” Ricordando poi un passaggio di un’intervista di David Bowie: “Ciascuno crea il suo doppio e poi lo riempie di tutte le sue colpe e poi lo distrugge… Mi sembrava più facile vivere attraverso un altro io. Il problema era che così sfumava il confine tra normalità e follia”. 

Un confine umano, insufficiente per “Starman”.

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María Hesse Ilustración

Tre anni senza l’uomo delle stelle.

Con quel suo pulsare geniale e surreale.

Hallo Spaceboy.

 

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Ellen von Unwerth, Kate Moss and David Bowie, 2003 © Ellen von Unwerth

Il 10 gennaio del 2016 David Bowie, l’uomo delle stelle, tornava al suo pianeta etranger.

Mi piace ricordarlo con questa fotografia di Ellen von Unwerth che lo ritrae insieme a Kate Moss, foto da poco riapparsa alla mostra di Camera a Torino “Arrivano i paparazzi”. Qui non solo si erge a protezione della Moss, ma sembra quasi voler sfuggire all’im-pressione fotografica. Come se dovesse evitare di lasciare tracce visive del suo passaggio terreno di “straniero”. Seppur le mnestiche tracce sonore del suo esser stato tra noi terrestri siano del tutto intatte e incorruttibili.

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Già Duca Bianco, ora Blackstar.

Ultima trasformazione.

Resa infinita da un Tempo ormai fermo, divenuta immortale per un Suono sublime.

Tale perché proiettato non solo avanti, ma Oltre. Come solo uno Starman.

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