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Posts Tagged ‘pace’

Mai tante renne come quest’anno.

Con occhi dolci e pelo lucido osservano curiose il viandante da ogni dove: vetrine, pubblicità, addobbi, auguri.

A chi le guarda con più attenzione risulta però evidente la loro languida stanchezza. Imputabile in parte al surplus di lavoro stagionale, visto che il loro datore/babbo di lavoro elimina in tale periodo i turni di riposo. Ma per una restante quota, quella che celano quasi sempre bene è la nostalgia di casa, dei luoghi noti, dei profumi amati.

E per associazione, non tanto libera ma subito immediata, vedi gli sfruttati del lavoro, pause poche-carichi tanti, e gli immigrati, più o meno volontari. Così ricordi, sempre per associazione, i cosiddetti “uomini di buona volontà”. Sempre più rari, quanto la “pace in terra”.

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Sembra l’immagine che più di tutte riassume un anno tanto disgraziato. Omran Daqnish, il bambino siriano estratto dalle macerie di Aleppo, è il volto dell’umanità nel 2016. Ovvero con lo sguardo perso di chi ha già visto troppo in termini di orrori e perdite.

Scenari di guerra in diverse parti del mondo, Siria in primis. Esodo epocale di uomini in fuga da bombardamenti e devastazioni e rappresaglie. Atti insensati di terrorismo in ogni dove, aeroporti, lungomari, mercatini. La terra che trema seminando morte e travasa acqua sottraendo vita. Gli uomini che, stanchi delle decisioni dei potenti, votano contro l’establishment. Brexit, Trump e il referendum italiano ne sono l’esempio più evidente. E il Novecento che chiude definitivamente le sue porte con la scomparsa di Fidel Castro.

Sballottati tra i marosi di un tempo storico veloce, insulso, violento, cerchiamo con affanno un qualche labile riferimento nei punti cardinali. Quelli che ti indicano un accenno di rotta. Ma anche quelli vengono meno. Un addio difficile a chi ci ha insegnato a dissacrare come Dario Fo, ai due Umberto maestri chi del dire, Eco, chi del curare, Veronesi. A chi ci ha regalato un modo di leggere il mondo come Ettore Scola, di recitarlo come Giorgio Albertazzi, di pensarlo come Marco Pannella. O di tenergli testa, come Muhammad Alì. E a chi ci aveva reso la Notte meno scura, come Eli Wiesel. O la giornata più leggera come Anna Marchesini o Paolo Poli. Con la musica, sul fondo, che a sua volta tace: David Bowie, Prince, Leonard Cohen, George Michael a lasciarsi sguarniti anche di note per l’anima.

Di tregua c’è necessità. Di pace c’è fame. Amen.

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vischio

Benvenuto al 2016!

Auguri di benessere per tutti!

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merry christmas

Buon Natale a tutti i viaggiatori di “espress451”.

Che serenità e lentezza abitino i vostri cuori.

Auguri!

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Il vile e devastante attentato di Ankara fa venire i brividi e pone inquietanti domande.

Perché chi manifesta pacificamente è da tacere più di chi procede armato uccidendo?

Perché i pacifisti sono tanto destabilizzanti per i poteri forti?

Perché la Pace fa paura?

Forse perché la Pace è “povera”. La Pace non trascina con sé denaro. Come invece fa la guerra.

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scacchi

E’ sconcertante che in un periodo storico come il nostro, senza guerre dichiarate, stia diventando più probabile di qualche decennio fa morire per colpi di arma da fuoco.

Ed è denigrante per il progresso dell’umanità stessa. Viene in mente il pensiero di Ludovico Ariosto che 500 anni fa si disse contrario alle armi da fuoco, “machina infernal” che stravolge il sistema dei valori militari: “Come trovasti, o scelerata e brutta / invenzion, mai loco in uman core?“.

Succede ormai per tanti motivi: una rapina andata male, una depressione finita peggio, una vacanza bagnata dal sangue, una preghiera stroncata nella violenza. Comunque la sopraffazione.

E per tutti noi, che dalla democratica e civilissima Grecia arriviamo, è una sconfitta. Bruciante.

 

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nelson_mandela

Oggi l’addio terreno e definitivo a Nelson Mandela. Hamba kakuhle, dicono in lingua xhosa.  Arrivederci a chi parte.

Non è mai facile la “partenza”. Tanto più è difficile “lasciar andare” chi ha vissuto per ideali di pace, libertà, conciliazione. Lasciandoci in eredità più di quanto possiamo ora cogliere.

Madiba, potrà la terra non esserti lieve?

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Nei nostri boschi, l’albero possente, il signore del castello per il quale tutti nutrono grande rispetto, è l’abete bianco. E’ il vecchio protettore, colui che dal suo eremo, raggiunta l’età della saggezza, controlla tutto e tutti. Anche il nome, sereno e pacifico, lo aiuta. Alto e maestoso, si sviluppa largo e diritto. In altezza, può raggiungere anche i cinquanta metri. Da lassù parla con la luna e vede tutto e tutto sa. La sua crescita è lenta e laboriosa perché deve apprendere la difficile arte del condottiero, del grande saggio che, imparziale come Salomone, appiana e dirime tutte le dispute del bosco sul quale regna. La calma dell’abete bianco è solenne e tutti gli alberi, anche i più invidiosi e cattivi, lo accettano nel ruolo di grande controllore e padre. Non è però uno sterile applicatore di leggi e commi, bensì un sereno giudice di pace che dispone di grande sensibilità. Esercità l’autorità senza arroganza. Molti uomini che detengono il potere dovrebbero ogni tanto sedersi all’ombra di un abete bianco per ascoltare i suoi consigli e seguirne l’esempio. Da vigile custode del bosco, l’abete bianco ha per tutti una riserva di attenzioni , ma dei più deboli e dei maltrattati si occupa con maggiore scrupolo.

Mauro Corona, da “Le voci del bosco”.

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Pace & Libertà

Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Roberta Gbowee, Tawakkul Karman sono le tre donne che hanno vinto il Premio Nobel per la Pace 2011.

Tutte e tre hanno dedicato anni alla lotta non violenta per la pace, la giustizia e i diritti umani. E la libertà nei loro Paesi.

Come affermava Malcom X, “Non si può separare la pace dalla libertà perché nessuno può essere in pace senza avere la libertà.” 

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