
Sempre in simbiosi Alice ed Ellen Kessler. Anche nel congedo alla vita. Una vita di balletti, lustrini, spettacoli, successi, ma vissuti ogni volta con eleganza asburgica e teutonico distacco.
Sempre determinate e alla fine autodeterminate, in quell’unico modo che pensavano possibile per non dividersi, lasciandosi l’un l’altra. Affermando una scelta di libertà, come gli antichi stoici, Seneca docet.
Vanno ricordate con la grazia raffinata che trasmettevano, in quel loro muoversi e vivere speculare (persino le case lo erano), e con quell’indipendenza che le ha sempre caratterizzate, arrivando da un accordo pattuito fin dall’infanzia, difficile e triste per un padre violento e la scomparsa dei due fratelli.
Il sorriso è stato il loro segno, godendo di quanto, e bene, erano riuscite a costruire, insieme. Il doppio la loro cifra inestinguibile. Anche quando l’anima di ciascuna stava per diventare, scegliendolo scientemente, l’ animula vagula blandula di yourcenariana memoria.






