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Posts Tagged ‘zen’

Non sono mai entrata in un giardino zen. Però uno l’ho visto.
Mi spiego meglio. La differenza è quella che passa tra entrare in mare e vedere il mare. E’ appagante vedere il mare, perché un po’ della sua acqua negli occhi ti entra, così come il suo odore mentre scruti l’orizzonte un po’ ti permea. Ma, signori, entrare in mare è tutta altra storia, perché è come entrare in un pezzo di cielo facendone parte. Fine della contemplazione, inizio dell’azione.

Così in un giardino zen. O almeno penso. Nel giardino zen, a differenza di quello giapponese, l’acqua è raccontata dalla sabbia, pettinata a cerchi concentrici e sinusoidi, movimenti metaforicamente prodotti dalle rocce, che rappresentano gli uomini. Si respira pieno silenzio armonico a guardare un giardino zen. Almeno così mi è successo di fronte a quello posto all’ingresso del Mao (Museo Arti Orientali) di Torino.

Immagino che non sia permesso calpestare un giardino zen. A meno di essere il prescelto per disegnare la sabbia. Forse anche per questo associo il giardino zen al mare. Quando nei tramonti d’estate in certe spiagge il bagnino comincia a rastrellare, disegnando armonicamente la sabbia.
In quel momento, osservandolo, non posso esimermi dal pensarlo maestro zen che sistema con cura quel giardino di sabbia.

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Il Film

IL FILM

“Primavera, estate, autunno inverno… e ancora primavera” di Kim Ki-duk (2003)

Già nel titolo respirano le stagioni, e la primavera ha un respiro di ritorno. La fotografia è superba (quasi un esercizio di calligrafia) ma leggera (la danza del monaco buddista sul ghiaccio rimanda al pensiero di Gurdjieff  e ad alcune canzoni di Battiato). Un monastero coreano, in cui passa il senso della vita attraverso episodi minimi, ci riconcilia con la circolarità energetica del cosmo. Perché il nostro umano passo si adatta alle stagioni, e la primavera, col suo nuovo inizio, porta inscritto un messaggio per ciascuno, qualsiasi sia la stagione di vita. E poi questi fotogrammi regalano un respiro più tranquillo, profondo, in intima connessione col Tutto. Insomma, una parabola Zen.

La particolarità: l’eremo galleggiante è stato costruito appositamente per il film e poi distrutto. Il lago coreano di Jusan è anch’esso artificiale, allestito 200 anni fa, ed è parte di un parco nazionale in cui non è consentito alcun edificio.

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