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Non succede, ma se succede… “. E alla fine è successo. Verbo, ma anche sostantivo.

Il calcio azzurro è sul tetto d’Europa, entrando così nella Storia. Non accadeva infatti da 53 anni. E l’11 luglio torna magico per l’Italia, dopo quel mitico 11 luglio 1982 in cui fummo “Campioni del mondo”.

Dopo 120 minuti combattuti con cuore, fisico e tenacia, il tifo contro di quasi tutto lo stadio di Wembley, e dei rigori al cardiopalma, ci siamo aggiudicati meritatamente la coppa che l’Inghilterra pensava già di consegnare alla Regina Elisabetta.

Peccato la scarsa sportività degli inglesi tutti. Quelli sugli spalti ad andarsene prima della premiazione, quelli in campo a togliersi subito dal collo la medaglia di secondi classificati.

E dire che Boris Johnson, nei giorni precedenti l’incontro, aveva trasformato Downing Street in un pub, per poter festeggiare. Promettendo anche di proclamare una giornata di festa nazionale per la vittoria. Dimostrando così di non aver ricordato la lezione del mitico Trapattoni, “non dire gatto se non l’hai nel sacco“.

Erano proprio convinti gli inglesi di aver già vinto, prima ancora di cominciare la partita. E dopo il gol segnato a due minuti dall’inizio si vedevano ormai con la Coppa in casa. “It’s coming home”, continuavano infatti a gridarci da giorni gli inglesi. E invece la sorte ha voluto altro, e noi oggi possiamo dire “It’s coming Rome”. Con la parola “Brexit” nel sottotitolo.

Il gruppo, nella sua interezza, è stato la chiave di volta del successo azzurro. Con un Donnarumma uomo volante, Bonucci e Chiellini gemelli diversi ma difensori sintonici, Chiesa, Insigne, Jorginho, Verratti e tutti gli altri a crederci fino alla fine. E l’umile e visionario Mancini. E il suo amico di sempre Vialli.

Bravi ragazzi, avete reso magica e reale una notte italiana di mezza estate. Andando oltre il sogno. Grazie.

Ps: Nella giornata un altro italiano, Matteo Berrettini, si è fatto onore. Nella finale di Wimbledon ha infatti tenuto testa a lungo a Djokovic, già leggenda (Slam numero 20). Ma il serbo, si sa, è un marziano, mentre Matteo è ancora un terrestre con le emozioni di noi tutti.

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Come si usa dire, “non succede, ma se succede…

Nel frattempo apprezziamo la meta raggiunta: finale tanto voluta degli Europei 2020 di calcio per l’Italia in quel di Wembley e finale davvero storica del torneo tennistico di Wimbledon con Matteo Berrettini.

Una Nazionale azzurra come l’orizzonte per cui giocano, e un giovane romano dalla battuta supersonica.

In entrambi i casi sembrano mancare, vivaddio e finalmente, atteggiamenti divistici e superomistici. Con l’obiettivo invece a fuoco, attraverso tenacia e costanza, non solo sul corpo volto al gesto sportivo, ma anche sull’atteggiamento e sulla mentalità da cui quel gesto viene partorito. Con umiltà e passione, ma anche determinazione e prestanza.

Sarà poi quel che sarà. Con l’intima speranza, però, di smontare l’antico adagio della “perfida Albione”.

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