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Posts Tagged ‘vita’

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In “Paterson” i giorni sembrano tutti uguali. Ma solo apparentemente.

Nel poetico film di Jim Jarmusch la quotidianità non rima con banalità. Forse per la delicatezza dei toni, forse per l’esplosione di alcuni colori, forse per la profondità di sguardo del protagonista. Che per tutta la pellicola comunica il suo modo poetico di vedere il mondo allo spettatore. Con i versi che, mentre vanno a comporsi nella sua testa, si dipanano in scrittura sullo schermo. Regalando parole preziose e grazia lieve. Non senza una sottile inquietudine.

Quella inquietudine connaturata alla vita stessa. Vita che viene personificata dal barista quando, accogliendo Paterson al bancone, gli chiede: “Come ti tratta la vita?“. Frase che ti accompagna anche fuori dalla sala. Come una pennellata di bellezza.

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Jack Vettriano "The innocents" - 1995

Jack Vettriano “The innocents” – 1995

Persino le lettere tra loro stridono. “Strana e triste estate”. Con un effetto sonoro, e anche emotivo, di cacofonia. Che ha tenuto lontano la leggerezza insita per definizione nell’estate: “sole, cuore, amore” recitava una canzone. Rime baciate, giornate soleggiate.

E invece. Strana e triste questa estate. Con la vita a lottare a fatica. Rima baciata imperfetta.

Dacca, Puglia, Nizza, Monaco, Amatrice. Attentati, stragi, disastri. Uomo colpevole, uomo incurante.

In un tempo fluido e delirante.

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Da qualche giorno il mio risveglio mattutino beneficia della lieta compagnia dei primi voli dei rondinini.

Garruli, come solo chi respira la spensieratezza.

Spericolati, come solo chi sperimenta la vita.

Felici, come solo chi incontra la libertà.

E così per qualche frame, attraverso un interposto strumento, sbatto le ali anch’io.

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Balthus - "La Rue" (1933)

Balthus – “La Rue” (1933)

Chissà a quale rue parisienne pensò Balthus dipingendo questo quadro.

Di sicuro volle rappresentare la vita nel suo farsi. Ogni giorno. Gesti quotidiani.

L’amour, le travail, le jouer. Semplicemente la vie.

Ps: l’augurio è che le vie di Parigi, ma non solo, tornino nuovamente alla vita. Nel suo giornaliero dipanarsi.

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TeatroGobetti (1)

Il Teatro è sempre una buona cosa.

Checché ci voglia far credere chi vive e muore per muovere terrore.

Perché il Teatro, e così il Cinema-i Libri-l’Arte, invitano a guardare il palcoscenico/mondo in modo diverso.

Cioè dal lato C, quello inaspettato.

Lato che ho nuovamente scorto assistendo alla commedia di Georges Feydeau “L’albergo del libero scambio”.

In cui si ride e si riflette. Perché si è spiazzati. Dalla finzione, dal gioco, dalla messinscena.

Perché ti accorgi che è la vita. Mentre fa le sue prove.

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missiroli2

Titolo e copertina rischiano di essere fuorvianti. O, meglio, non comprensivi del tutto.

Perché “Atti osceni in luogo privato”, Premio Mondello 2015,  è la storia di Libero Marsell, del suo approccio alla vita, della sua conoscenza del mondo, erotico-intellettual-amicale. In una parola, vitale.

E’ la storia cioè di quanto nella vita si incespica, si cammina, si impara, si ama, si perde, si conquista.

Mi è rimasto addosso che siamo permeati, e molto, di chi ci è stato intorno. E di chi abbiamo voluto intorno.

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Mi piace questa definizione dell’umana bellezza.

La fa dire il regista Paolo Sorrentino al personaggio di  Jep Gambardella (alias Toni Servillo) nel film “La Grande Bellezza”:

Finisce sempre così. Con la morte. Prima, però, c’è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore. Il silenzio e il sentimento. L’emozione e la paura. Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo. Bla. Bla. Bla. Bla. Altrove, c’è l’altrove. Io non mi occupo dell’altrove. Dunque, che questo romanzo abbia inizio. In fondo, è solo un trucco. Sì, è solo un trucco.

E nel film, che stasera si può rivedere sulla Tv generalista, quegli “sparuti incostanti sprazzi di bellezza” si annidano in uno sguardo, in un tramonto, in un ricordo. Con lo scorrere del tempo inarrestabile come l’acqua di un fiume.

Forse però… “in fondo, è solo un trucco“.

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alfabeto

«Abbiamo solo ventuno lettere, ha detto il maestro. Con quelle dovremo fare tutto: ridere, piangere, consolare, amare, contraddirci. Dire quando siamo felici, non far capire quando non lo siamo piú, ingoiare una parola che potrebbe ferire, tenercene una tra le mani come una cosa fragilissima e preziosa»

Da “La vita non è in ordine alfabetico” di Andrea Bajani

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pasqua3

Pasqua era giunta, la festa della luce e della liberazione per tutta la natura! L’inverno aveva dato il suo addio, ravvolto in un fosco velo di nebbie, e sopra le turgide nuvole in corsa s’avvicinava ora la primavera. Aveva spedito innanzi i suoi messaggeri di tempesta per destare la terra dal lungo sonno, ed essi fremevano su boschi e piani, battevan le ali sulle cime possenti dell’alpe e sconvolgevano il mare dal profondo. Era nell’aria come un lottare e un muggire selvaggio, e ne usciva tuttavia quasi un grido di vittoria: ché tra le burrasche di primavera, frementi di vita, s’annunciava la resurrezione.

“San Michele” di Elisabeth Werner

Ps: auguri di una Serena Pasqua ai “viaggiatori” di espress451.

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Ho pensato: qual è il cuore di una cipolla? Dentro la cipolla. Ma dentro quanto? A che altezza si può dire di essere arrivati al cuore? Agli ultimi tre strati. No, eh! Voglio un altro strato, minimo. Il cuore starà dentro gli altri due, e anche quando avrai sfogliato l’ultimo strato resta una pellicola.

E’ questo il cuore della cipolla? Ammesso che lo sia, che te ne fai? Ci fai forse un soffritto con una pellicola trasparente, appiccicaticcia, inodore? No. Quindi il cuore della cipolla è quando non c’è più cipolla, quando tolta la pellicola, sempre che non sia venuta prima con l’ultima foglia, hai il vuoto. Il cuore è quando non c’è più. Se vuoi gustarti il cuore della cipolla, più ci stai lontano, più te lo gusti. Non ci vuole il super-ego per saperlo, basta un vero cuore. 

Qual è il cuore del tuo tempo? Qual è il cuore di una vita? In un evento? In un amore? In una nascita? In un successo? In un lutto? Ma no! Nella sua inavvertita preparazione inafferrabile e nel suo farsi, e subito dopo nella separazione che ne segue, oblio compreso. 

Il vero cuore è quello che non calcoli mai nella sua infinità bontà di non farsi considerare, di non farsi avvertire. Quando ti sembra di vedere niente e ancora niente, il cuore è là, pronto all’attacco e al soccorso.

Aldo Busi, da “El Especialista de Barcelona”.

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