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Posts Tagged ‘vino’

i bambini sanno

Liceo. Classe prima. Visione collettiva del docu-film “I bambini sanno” di Walter Veltroni.

Ricezione empatica, profonda, a tratti inaspettata. Così i quindicenni “sdraiati” di Michele Serra, quasi magicamente, rialzano la testa, ridestati forse da quei bambini che da poco sono stati loro. Sollecitati nei precordi da risposte impreviste, sguardi lungimiranti, sorrisi trasparenti. Insomma, apertura al mondo. Talvolta ingenua, talvolta saggia, talvolta critica. Spesso inusitata.

Alla parola “Fine” non tutto si conclude. Come spesso accade fuori dallo schermo. Comincia la decantazione. Nel modo in cui accade con il vino. Che ha bisogno di riposare per dare i migliori risultati.

Ed è al tema proposto intorno a quel film che il “vino” comincia a mostrare corpo e consistenza, rivelando intensità e aroma.

  • Leggendo il titolo di questo film, “I bambini sanno”, viene da domandarsi ma cosa sanno?” – Francesco
  • Si dice che un bambino insegni tre cose ad un adulto: ad essere sempre occupato con qualcosa, ad essere sempre contento senza motivo, e a pretendere sempre con ogni sua forza ciò che desidera.” – Lorenzo
  • E poi arriva l’adolescenza, un “minestrone” ricco di sostanze amare e dolci, quel “minestrone” che rimarrà nello stomaco per tutta la vita.” – Andrea

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Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti è terra rossa dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo. È un cielo sempre tenero e maturo, dove non mancano – tesoro e vigna anch’esse – le nubi sode di settembre. Tutto ciò è familiare e remoto – infantile, a dirla breve, ma scuote ogni volta, quasi fosse un mondo. 
La visione s’accompagna al sospetto che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento che né il ricordo né la fantasia conoscono. Qualcosa d’inaudito è accaduto o accadrà su questo teatro. Basta pensare alle ore della notte, o del crepuscolo, in cui la vigna non cade sotto gli occhi e si sa che si distende sotto il cielo, sempre uguale e raccolta. Si direbbe che nessuno vi ha mai camminato, eppure c’è chi la lavora a tralcio a tralcio e alla vendemmia è tutta gaia di voci e di passi. Ma poi se ne vanno, ed è come una stanza in cui da tempo non entra nessuno e la finestra è aperta al cielo. Il giorno e la notte vi regnano; a volte vi fa fresco e coperto – è la pioggia -, nulla muta nella stanza, e il tempo non passa. Neanche sulla vigna il tempo passa; la sua stagione è settembre e torna sempre, e appare eterna.

Da “La vigna” di Cesare Pavese

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A gentile richiesta, la ricetta. Non di un singolo piatto, ma di un modo per godere dei piatti. La merenda cenoira. Quella merenda che viene apparecchiata nell’ora del crepuscolo, con pochi ingredienti ma due necessari, amicizia e intimità.

Un bicchiere di vino, un tagliere con qualche formaggio, volendo anche salume, tovaglia a quadretti, e piacere lento, da assaporare con le lancette quasi ferme. A ricordarci che l’autentica merenda è “cosa meritata”.

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Ecco il frutto vendemmiato.

Adesso è liquido rubino che racconta il suo viaggio.

Fatto di sole, pioggia, terra.

E fatica, che si è rivelata preziosa.

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Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate.”

Vincenzo Cardarelli, da “Ottobre”

Ps: la sensazione è che di questi tempi le vigne saccheggiate siamo noi…

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“Non si lavora ad agosto nelle stanche, lunghe e oziose ore 

mai come adesso è bello inebriarsi di vino e di calore, di vino e di calore.”

Francesco Guccini, da “Canzone dei dodici mesi”.

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ESTATE DI SAN MARTINO:

L’11 novembre, San Martino, è considerato un periodo, pur nel tardo autunno, di buone condizioni climatiche, a tal punto da definirlo “estate”. Ciò si deve alla leggenda del cavaliere Martino che, proprio l’11 novembre, viaggiava sotto la pioggia coperto da un mantello. Incontrando un povero coperto solo di stracci decise di tagliare in due il suo mantello donandogliene metà. Il mendicante, dopo averlo ringraziato benedicendolo, sparì. In pochi minuti smise di piovere, l’aria si fece mite e spuntò il sole.

E’ tradizione inoltre che a San Martino si aprano le botti per assaggiare il vino novello, accompagnandolo alle castagne. Rituale raccontato nella poesia “San Martino” di Giosuè Carducci, coi versi “Ma per le vie del borgo / dal ribollir de’ tini / va l’aspro odor de i vini / l‘anime a rallegrar.” 

Un tempo nella vita agricola, durante l’estate di San Martino, venivano rinnovati i contratti agricoli annuali, da cui il modo di dire “fare San Martino”, cioè traslocare. Curioso che traslochi importanti stiano avvenendo, proprio in questi giorni, nelle Stanze del Potere. Che sia finalmente “estate” per il nostro Paese?

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Velluto di stagione

Vino color del giorno,                                                    
vino color della notte,
vino con piedi di porpora
o sangue di topazio,
vino,
stellato figlio
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un disordinato velluto,
vino inchiocciolato
e sospeso,
amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
e, quanto meno, scambievole.”

Pablo Neruda, da “Ode al vino”

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“Racconto d’autunno”

“Racconto d’autunno” di Eric Rohmer (1998)

E’ un film che ti fa amare l’autunno. Prepotentemente.

Attraverso la bellezza sfolgorante di una vigna “spettinata”, la naturalezza antica di dialoghi abitati da silenzi, la danza morbida del destino tra istinto e saggezza dei protagonisti.

Nella valle del Rodano la viticultrice Magalì, vedova con due figli grandi, si trova al centro di una duplice e affettuosa macchinazione messa in atto dall’amica libraia Isabelle e da Rosine, la ragazza di suo figlio, che vogliono trovarle un marito.

È un Rohmer in stato di grazia, nel più solare dei suoi “Racconti delle quattro stagioni”. Il regista si sofferma con intensità sulla posa di un corpo, su un sorriso dello sguardo. E poi c’è la metafora dell’incontro amoroso, attraverso la raccolta e la fermentazione del vino.

I sapienti tagli sulla luce autunnale e i suoni in presa diretta per cogliere i rumori tra le viti colpiscono in modo diretto i sensi di chi guarda, così come la trama sapientemente intessuta tra caso e destino muove riflessioni sui fili che si intrecciano nelle relazioni.

E’ proprio un film che ti fa amare l’autunno. Con la forza del vento che spettina i capelli a Magalì.

Ps: Chi ha curiosità di quel vento, questa sera alle ore 23.30 su La7D.

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Odore di ottobre

Niente più mi somiglia,

nulla più mi consola,

di quest’aria che odora

di mosto e di vino,

di questo vecchio sole ottobrino

che splende sulle vigne saccheggiate.

Vincenzo Cardarelli, da “Ottobre”.

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