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Posts Tagged ‘vigna’

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Una vigna che sale sul dorso di un colle fino a incidersi nel cielo, è una vista familiare, eppure le cortine dei filari semplici e profonde appaiono una porta magica. Sotto le viti è terra rossa dissodata, le foglie nascondono tesori, e di là dalle foglie sta il cielo. È un cielo sempre tenero e maturo, dove non mancano – tesoro e vigna anch’esse – le nubi sode di settembre. Tutto ciò è familiare e remoto – infantile, a dirla breve, ma scuote ogni volta, quasi fosse un mondo. 
La visione s’accompagna al sospetto che queste non siano se non le quinte di una scena favolosa in attesa di un evento che né il ricordo né la fantasia conoscono. Qualcosa d’inaudito è accaduto o accadrà su questo teatro. Basta pensare alle ore della notte, o del crepuscolo, in cui la vigna non cade sotto gli occhi e si sa che si distende sotto il cielo, sempre uguale e raccolta. Si direbbe che nessuno vi ha mai camminato, eppure c’è chi la lavora a tralcio a tralcio e alla vendemmia è tutta gaia di voci e di passi. Ma poi se ne vanno, ed è come una stanza in cui da tempo non entra nessuno e la finestra è aperta al cielo. Il giorno e la notte vi regnano; a volte vi fa fresco e coperto – è la pioggia -, nulla muta nella stanza, e il tempo non passa. Neanche sulla vigna il tempo passa; la sua stagione è settembre e torna sempre, e appare eterna.

Da “La vigna” di Cesare Pavese

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“Racconto d’autunno”

“Racconto d’autunno” di Eric Rohmer (1998)

E’ un film che ti fa amare l’autunno. Prepotentemente.

Attraverso la bellezza sfolgorante di una vigna “spettinata”, la naturalezza antica di dialoghi abitati da silenzi, la danza morbida del destino tra istinto e saggezza dei protagonisti.

Nella valle del Rodano la viticultrice Magalì, vedova con due figli grandi, si trova al centro di una duplice e affettuosa macchinazione messa in atto dall’amica libraia Isabelle e da Rosine, la ragazza di suo figlio, che vogliono trovarle un marito.

È un Rohmer in stato di grazia, nel più solare dei suoi “Racconti delle quattro stagioni”. Il regista si sofferma con intensità sulla posa di un corpo, su un sorriso dello sguardo. E poi c’è la metafora dell’incontro amoroso, attraverso la raccolta e la fermentazione del vino.

I sapienti tagli sulla luce autunnale e i suoni in presa diretta per cogliere i rumori tra le viti colpiscono in modo diretto i sensi di chi guarda, così come la trama sapientemente intessuta tra caso e destino muove riflessioni sui fili che si intrecciano nelle relazioni.

E’ proprio un film che ti fa amare l’autunno. Con la forza del vento che spettina i capelli a Magalì.

Ps: Chi ha curiosità di quel vento, questa sera alle ore 23.30 su La7D.

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Tempo di vendemmia

La vendemmia è un gran bel fare. Se c’è stato un buon pensare. Perché quelle perle zuccherine arrivano da un tempo lontano, da una scommessa fatta con la vigna. E per compagne pazienza e tempestività. E’ con loro che si  fa vendemmia.

E se hai la fortuna di far parte di quel rito magico e antico, sentirai che una parte di te, quella che raccogliendo i grappoli con fatica e cura ha sognato e pensato e sorriso, scenderà nei tini a fermentare insieme all’uva, per poi giungere in essenza in una bottiglia che farà festa e condivisione e calore intorno ad una tavola.

Ecco la circolarità di ogni azione. Sta in quei passi tra i filari di vigna. Con le mani cariche di bolle di nettare e la mente al loro orizzonte.

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