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Posts Tagged ‘Vigata’

“Il cuoco dell’Alcyon” è un’avventura bellissima e cinematografica. A 25 anni da quell’esordio folgorante che era stato “La forma dell’acqua”. Per l’intreccio inaspettato, dagli sviluppi inimmaginabili.

La storia, fin dall’apertura, appare nei suoi segni prodromica dell’uscita di scena di Andrea Camilleri. Per le atmosfere a tratti malinconiche, per le riflessioni in parte amare del commissario. Come se sul fondale scenico fosse il tramonto la luce dominante.

Montalbano si ritrova in ferie obbligate, con lo smantellamento del suo commissariato. Incomprensibile. Un vascello che salpa e approda diventa il protagonista, con i suoi carichi di merce e uomini. E di necessità il commissario diventa cuoco provetto. Dei suoi piatti preferiti, quelli che solitamente trova preparati con antica cura da Adelina.

Ruoli imprevisti, persino immaginifici, con imprevedibili colpi di scena rendono questa avventura di Salvo alquanto speciale.

Un mirabile “congedo” da parte del papà di Montalbano.

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Di Andrea Camilleri mi mancherà alquanto…

Mi mancherà, come di chiunque a cui siamo legati da affetto, la sua voce. Inconfondibile e roca. Col sorriso dentro.

Mi mancherà il racconto dolce e misurato, tra favola e mito, delle sue storie. Soprattutto di quelle minime, nate all’impronta, da aneddoti all’apparenza banali.

Mi mancherà il suo punto di vista, appassionato e civico, sui guai del mondo. Con la speranza, comunque, intorno all’animale uomo.

Mi mancherà il suo Tiresia, che giocava con l’eternità, per farci prendere confidenza con le cose ultime. E la paura ultima.

Mi mancherà il suo sguardo, anche quello ormai cieco. Perché sembrava vedere di più e oltre. Riuscendo a trasmetterlo a colori sgargianti.

Mi mancherà ancora un’avventura, arguta e pura, del suo Montalbano. Per la camurria di un’ammazzatina. Al profumo di arancini (e rottura di cabasisi). In quella lingua-dialetto che è diventata la parlata della sua Vigàta.

E allora lo penserò come il suo personaggio. A sorseggiare il caffè del mattino, di fronte al mare luccicante di Marinella a Punta Secca, intento a meditare su qualche nuovo caso intorno all’esistenza. Voltandosi poi a dire, come già ne “L’odore della notte”: “È un gioco tinto, quello dei ricordi, con cui finisci sempre per perdere“.

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È ingiusta la mortalità. Quando sottrae agli affetti più intimi. Ma anche quando la sottrazione avviene nelle maglie più larghe, ma non meno forti, della comunità sociale, civile, letteraria, artistica.

E bisogna fare uno sforzo sovrumano a non pensare più Andrea Camilleri presente nel dibattito civile e attivo nella scrittura di nuove casi del suo figliolo Montalbano.

Eppure sembra di sentirlo il Maestro. “Ma che, volete babbiare? A tutto c’è una fine, tutto è già stato scritto.”

Grazie Maestro. Per le storie che ci hai raccontato, con ironia e maestria. E per le parole, poetiche e lungimiranti, che ci hai donato.

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Auguri speciali al “papà” di Montalbano che compie novant’anni.

Andrea Camilleri continua ad insegnarci, con acuta intelligenza e fine ironia, che la produzione creativa può essere non solo longeva ma anche geniale.

Il commissario di Vigata, ormai dotato di vita propria e conosciuto in tutto il mondo, lo dimostra.

Auguri Maestro!

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