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Vacanze_romane_

La Vespa ha da poco, il 23 aprile, compiuto 70 anni, ma resta un mito senza tempo.

Il famoso scooter della Piaggio non è solo una delle icone del design italiano, esposta anche al MoMa di New York, ma è soprattutto nell’immaginario collettivo di tutti noi quale simbolo di libertà e vacanza. Soprattutto per pellicole che hanno reso co-protagonista la Vespa.

Chi non ricorda infatti quanto fosse finalmente se stessa, spensierata e felice, nelle sue “Vacanze romane” la principessa Anna/Audrey Hepburn scorrazzando per le vie di Roma su una Vespa in compagnia del giornalista Joe Bradley/Gregory Peck?

E Nanni Moretti in quel vagabondare metafisico e surreale, pensieri in libertà, sulla sua Vespa per le deserte vie estive di una Roma di periferia, da “Grande Bellezza” ante litteram, accompagnato dalla suggestiva e languida voce di Leonard Cohen?

Le immagini parlano. Restando tatuate tra cuore e neuroni.

vespa Caro_diario

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E’ tempo di un giro in Vespa. In piena spensieratezza.

Un po’ vacanze romane. Alla Audrey.

Un po’ vacanze nostre. Ovunque.

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“Fare gli italiani”

Ultimo giorno per la mostra, allestita alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino, “Fare gli italiani. 150 anni di Storia Nazionale”.

Proprio dalla frase di Massimo D’azeglio, “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani“, nasce l’idea di “portare in scena” gli elementi che hanno creato un’identità nazionale.

All’ingresso una moltitudine di busti dei protagonisti dell’Italia preunitaria, da Garibaldi a Cavour. Si continua poi tra macchine agricole d’epoca e macchinari di fabbrica, a raccontare una realtà contadina che si trasforma con il boom industriale del secondo dopoguerra. E il “romanzo” italiano si snoda quindi attraverso i numerosi simboli che ancora oggi raccontano l’italianità nel mondo, dalla Vespa alla Lavazza, dalla Fiat alla Olivetti.

Viene da riflettere, soprattutto di questi tempi, su quel verbo, “fare gli italiani“, usato da D’Azeglio. Allora si sentiva la necessità di costruire, preparare gli italiani. Ora forse dobbiamo semplicemente tornare ad “essere” italiani. Forse seguendo proprio le indicazioni dello scrittore: “Gli italiani pensano a riformare l’Italia, e nessuno s’accorge che per riuscirci bisogna, prima, che si riformino loro.

Corsi e ricorsi storici.

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