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Posts Tagged ‘Vajont’

Cinquantacinque anni fa, il 9 ottobre 1963, alle ore 22.39 una frana enorme si staccò dal monte Toc, “marcio” in friulano, precipitando sul bacino artificiale sottostante e provocando un’onda di 270 milioni di metri cubi di rocce, detriti e acqua che travolse i comuni di Erto e Casso e Longarone. Quasi duemila vittime e un paesaggio geografico cancellato.

Una tragedia annunciata, che si poteva evitare. Perché i rischi di quella costruzione avveniristica, la diga del Vajont, si conoscevano. Esattamente come quelli del Ponte Morandi di Genova.

Disastri già scritti, in nome del profitto economico. Senza tutela alcuna della vita umana e del suo naturale contorno.

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Guardi questa fotografia e non ti sembra diversa da quella che ritraeva i sopravvissuti del Vajont.

Due tragedie, Vajont e Lampedusa, con l’acqua in comune a travolgere, annullare, uccidere vite, sogni, speranze.

E un’unica mano ad aiutare l’acqua. L’altra umanità, se così la si può ancora chiamare, fatta di soldi, potere, arrivismo, cinismo, indifferenza.

Con l’orologio che sembra fermo, e guasto, da mezzo secolo.

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Barletta, col crollo di una palazzina e la morte di cinque persone, è purtroppo l’ultima stazione di una via crucis italiana di tragedie previste, da crolli di edifici a frane di montagna ad esondazioni di fiumi. Una via crucis che lascia dietro di sé una scia di vittime annunciate.

Come dimenticare l’anniversario, proprio oggi, del disastro del Vajont?

Era il 9 ottobre 1963, e in 4 minuti furono spazzati ben cinque paesi bellunesi e 1917 abitanti, per un muro d’acqua di 250 metri, formatosi in seguito alla frana del Monte Toc nel lago artificiale di una diga costruita qualche anno prima tra mille polemiche.

Diverse le avvisaglie del disastro, da una precedente frana della montagna avvenuta tre anni prima, fino ai movimenti evidenti della stessa il giorno precedente la tragedia. Tra le persone che insistevano a lanciare allarmi una ragazza di quei luoghi divenuta giornalista, Tina Merlin che, all’indomani della strage, disse: Oggi tuttavia non si può soltanto piangere, è tempo di imparare qualcosa“. Parole tristemente attuali.

Come quelle di Giampaolo Pansa a prefazione del libro della Merlin sulla vicenda (libro che trovò un editore solo nel 1983), “Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe”:

” ..”Sulla pelle viva” è un libro sul potere come arbitrio e sui mostri che può generare.
L’arroganza di troppi poteri forti.
L’assenza di controlli.
La ricerca del profitto a tutti i costi.
La complicità di tanti organi dello Stato.
I silenzi della stampa.
L’umiliazione dei semplici.
La ricerca vana di una giustizia.
Il crollo della fiducia in una repubblica dei giusti.
C’è tutto questo nel racconto di Tina Merlin.
E sta in questo la modernità bruciante del suo libro.. “

Parole con cui possiamo raccontare oggi anche di Barletta. E di altre vittime annunciate.

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