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Posts Tagged ‘vaccino’

Le seguenti notizie potrebbero essere dei Pesci d’aprile di questo 2021. Ma solo una notizia, incredibilmente, è falsa. Indovinate!

1) Il vaccino AstraZeneca è stato ribattezzato col nome “Vaxzevria”.

2) Il giornalista Maurizio Mannoni a “Tg3 Linea notte” dell’altra sera si è chiesto: “Ma giovedì e venerdì era necessario fermare di nuovo la scuola per le vacanze pasquali?”.

3) Harry e Meghan hanno deciso di tornare a vivere a Londra.

4) Durante il periodo pasquale non si possono raggiungere le seconde case in altra regione rispetto a quella di residenza, ma ci si può spostare in altra regione per prendere un volo per le Baleari.

Ps: il Pesciolino è la English fake… Il resto è tutto vero!

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È trascorso un anno, ma sembra un secolo, da quando tutto ebbe inizio.

È cambiata la nostra percezione del tempo, in continua tensione come un elastico, e quella dello spazio, in stretta torsione su inedite metrature.

I giorni si assomigliano l’uno all’altro, quando va bene. Le stanze diventano sempre più strette, quando va male.

Le notti si sono dilatate occupando spazi di luce. L’orizzonte, sempre meno visibile, si è ristretto. Fuori e dentro.

Mutate le relazioni. No abbracci, no baci. Sguardi fuggenti, parole nervose.

Schizoide il lavoro. In overdose bulimica tra pericolose consegne sul filo di un tempo immobile e compulsivo smart working di respiro orwelliano. Sempre che sia sopravvissuto, il lavoro.

La salute sospesa, tra paura e pericolo e azzardo e mancanza. Persino la lacrima, antico lavacro, rischia contagio. Quindi si asciuga. Involuzione meccanica. E triste.

La leggerezza un ricordo. La grazia un privilegio. La speranza una sfocata inquadratura.

Ma la primavera appare a portata di data. Seppur qualche nota risulti ancora stonata.

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Murales di TVboy, fotografato da Andreas Solaro, in una Roma deserta per il lockdown

Comunque lo guardiamo il 2020 è l’anno della pandemia SarsCov2.

Tutto è ruotato, al contrario e fuori binario, intorno a Covid19, avversario feroce del sistema immunitario. Capace di trasformare persino il vocabolario del genere umano.

Questo ne è il diario minimo. Ripercorriamolo. Sperando funga, almeno in parte, da catarsi collettiva.

L’anno inizia con l’eco, che appariva geograficamente lontana, di un virus contagioso partito dal mercato cinese di Wuhan, talmente epidemico da costringere nottetempo la popolazione a costruire un ospedale. Ma alle nostre latitudini ci si appresta all’appuntamento nazional-popolare del Festival di Sanremo, e tutto è ancora incredibilmente leggero. Seppur la canzone vincitrice di Diodato, Fai rumore, sembri preannunciare, inconsapevole, quanto sarà da lì a poco: “Ché non lo posso sopportare / questo silenzio innaturale“.

La deflagrazione giunge nei giorni di Carnevale, costringendoci a passare, inopinatamente, dalla maschera di Carnevale alla mascherina chirurgica. Da subito però oggetto introvabile, per cui provvisoriamente sostituito dal “distanziamento sociale”. E altre parole cominciano a fare la loro comparsa, quasi una neolingua di orwelliana memoria: droplet, smart-working, lockdown. Meglio se straniere, perché il significato rimane sfumato. E l’angoscia solo posticipata.

Perché si tratta di reale “incubo”, ossia “ciò che giace sul dormiente”. Infatti le notti si fanno piccole ma lunghissime, uguali nel loro dipanarsi ai giorni. Tutti chiusi, noi e il tempo, nelle case, mentre fuori il virus circola, incombe e miete vittime. I suoni di sirena vanno ad intrecciarsi in modo sinistro con i rintocchi delle campane, mentre le file divengono il nuovo modo di stare e di andare. Tutto fermo, immobile, e vuoto. Un quadro metafisico. Con la solitudine dell’uomo che si amplifica a dismisura intorno alla fine. E il silenzio che fa rumore.

Poi ci fidiamo, troppo, della luce dell’estate. Senza ricordarci che questo virus è infido e subdolo. Approfitta del nostro esser cicale per non permetterci di tornare ad essere formiche nell’autunno. E la seconda ondata ci sommerge, costringendoci in zone chiuse anche se colorate. Numeri spaventosi, come in una guerra. Con la parola “vaccino” a farsi però realtà, seppur ancora minima.

In questo torbido sfondo sempre presente, abbiamo assistito al movimento dei “Black Lives Matter” in memoria di George Floyd e all’elezione complessa di Joe Biden a 46° Presidente degli Stati Uniti d’America.

E abbiamo dovuto dire addio a tanti punti cardinali, sentendoci più sperduti. Luis Sepúlveda, Ezio Bosso, Ennio Morricone, Franca Valeri, Quino, Sean Connery, Gigi Proietti, Diego Armando Maradona, Paolo Rossi, Kim Ki-duk, Pierre Cardin.

Anno di fatica, di gravità, di resistenza. E di ingresso, doloroso, nella Storia.

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Si leggerà sui libri di storia:

‘Il 27 dicembre 2020 iniziò in tutta Europa la campagna vaccinale contro SarsCov2. Lo chiamarono V-day (rischiando la confusione con un altro giorno V, di altra e più antica memoria), ovvero “Vax-day”, “Giorno del vaccino”. Gli automezzi del gelo (il primo tipo di vaccino richiedeva per la conservazione una temperatura di -70°) consegnarono per tutto il Vecchio Continente le prime dosi, considerate l’inizio emblematico di uscita da quell’anno virale, e straordinario nel male, per tutto il pianeta. I primi vaccinati, operatori sanitari e ospiti delle Rsa, ripresi e fotografati dai mezzi di comunicazione per diffondere la Buona Novella. Già dalle prime ore di quel giorno storico sorsero però i primi dubbi, divenuti poi dibattiti e polemiche, sulla spartizione di quelle iniziali e simboliche dosi. L’Italia figurava fanalino di coda rispetto agli altri partners europei. Forse perché aveva scommesso maggiormente sul proprio vaccino, che però tardava per problemi riscontrati nell’ultima fase di sperimentazione. O forse perché in quel tempo il Bel Paese continuava ad essere considerato un po’ meno che alla pari degli altri Stati membri dell’Unione Europea. Per motivi che all’epoca venivano imputati a questioni minime di debiti e credibilità. Ma il tempo quasi tutto ristora, e infatti sappiamo ora… “.

Invece adesso, 27 dicembre 2020, ancora poco sappiamo. Persino non ci accorgiamo che stiamo scrivendo, nostro malgrado, la Storia.

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SEBASTIAN MÜLLER – AERIAL PHOTOGRAPHY AWARDS 2020

È necessario.

Dobbiamo stare. Nel presente. Fermi. Anche con la mente.

Senza nasconderci la realtà. Senza ancorarci alle forme del passato. Senza precipitarci verso le forme del futuro.

Dobbiamo stare. Aspettando che passi l’onda. Sopra le terre emerse. Sopra le nostre teste.

Senza dimenticare che la vita è primaria su tutto. Ma proprio su tutto. Interessi, profitti, consuetudini.

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Chi sfoglierà in futuro i libri di storia avrà un brivido a leggere che il Natale 2020 fu normato. Per tutto il globo terrestre. Al fine di evitare una terza ondata di pandemia. Quella da SarsCov2, che sconvolse la vita degli umani in quel terribile 2020, sottraendo a molti umani la vita stessa. In modo rapinoso e drammatico, lasciando una scia di devastazione in chi tanto perdeva. Restando attoniti, senza congedi, senza consolazioni. Perché il contagio stava nell’ombra e alla luce, sempre pronto a fagocitare altre vittime.

Ecco perché, si leggerà, in quel 2020 annus horribilis si decretò per legge cosa fare e come comportarsi a Natale.

Senza feste e abbracci, più soli che accompagnati. Tavole con sparuti commensali, generazioni divise. Territori isolati, viaggi vietati.

E il colore rosso, quello per antonomasia del Natale, temuto per la sua componente intrinseca di pericolo alto di contagio.

E il calendario dell’Avvento che sciorinava ogni giorno, all’apertura della casella, un numero tristissimo di vite sottratte alla vita.

E la speranza del Bambino riposta in un nuovo vaccino. Che stava per giungere, salvando forse l’Uomo, ancora una volta, dal suo peccato…

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La ricerca attiva di cibo per combattere la fame nel mondo è stata riconosciuta con il Nobel per la Pace 2020.

Il “Programma Alimentare Mondiale” (World Food Programme) è stato infatti insignito del prestigioso Premio, soprattutto per la capacità di intensificare i propri sforzi in concomitanza alla pandemia da SarsCov2.

Come ha dichiarato la stessa organizzazione,fino al giorno in cui avremo un vaccino medico, il cibo è il miglior vaccino contro il caos“.

Cibo, quale bene primario per tutti. Ma davvero per tutti.

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