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Posts Tagged ‘uomo’

Canta bene, in ogni senso, Marco Mengoni, nel suo (ma anche nostro) “Muhammad Ali”:

Bene o male tutti i giorni
Ad incassare la vita sul ring
In piedi come Muhammad Ali
Siamo tutti Muhammad Ali“.

E ripensiamo a quell’uomo, a quell’esempio. Tentando, seppur maldestramente, di imitarlo.

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“Pinguini” di Sebastião Salgado

Riguardando questa famosa foto di Sebastião Salgado ho ripensato alla moria di cuccioli di pinguini.

E non ho potuto che riflettere sul destino inesorabile di tutte le specie viventi.

Un destino intessuto, a trama fittissima, di salti nel vuoto. Con una disperata rete di protezione, a maglia larghissima.

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La notizia che la marcia dei pinguini sia stata quest’anno una strage di cuccioli, con ovvie conseguenze sul futuro della specie, mi ha fatto pensare alla nave di bambini migranti, molti dei quali sbarcati soli. Dopo un viaggio lungo e rischioso. Come quello dei piccoli pinguini.

Da una parte una natura aspra, complice l’uomo. Dall’altra un mondo sottosopra, ancora complice l’uomo.

Con gli ultimi nati ad arrancare a fatica nella corsa alla sopravvivenza. Siano essi pinguini o bambini.

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Renato Guttuso, “La Crocifissione”, dettaglio – 1942

Elì, Elì, lamà sabactàni?” –  “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27,46)

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Un grande scienziato, un grande uomo.

Un onore per l’Italia. Ora una perdita per il mondo intero.

Che il suo insegnamento, non solo di scienza, possa restare da esempio per l’umana comunità. E che la ricerca proceda sempre, come auspicava il Professore.

A lui la gratitudine di tutti.

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Hieronymus Bosch, "La Salita al Calvario", 1510-1516 circa

Hieronymus Bosch, “La Salita al Calvario”, 1510-1516 circa

Ancora chiedo: è volontà tua oppure a questo scempio / non hai posto rimedio, rimedio non ce n’era? Talora si perde il mio pensiero / se il tuo non lo soccorre. / Com’è solo l’uomo. Come può esserlo! / Tu sei dovunque / ma dovunque non ti trova. Ci sono luoghi dove tu sembri assente / e allora geme perché si sente deserto e abbandonato. Così sono io, comprendimi.

Da Mario Luzi, “La Passione” – Via Crucis al Colosseo

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Il meccanismo narrativo è ordito alla perfezione. Ma in questo film scarso merito va alla fantasia.

E’ la Storia a consegnarci il soggetto. Guerra Fredda, 1957. Il mondo in bilico. Tutto si gioca sulle informazioni, nascoste e svelate. E’ il tempo delle spie. In cui il gioco quasi sempre si fa doppio e poco terso.

Eppure il senso del cammino umano è dato dall’esistere di alcuni sparuti uomini, che si mettono completamente in gioco, ma né moltiplicato né sporco. E lo fanno per difendere e sottolineare i diritti di qualsiasi individuo. A costo della loro stessa vita.

Uno di questi uomini, “tutto d’un pezzo” si dirà nel film, fu l’avvocato di Brooklyn James Donovan, protagonista dell’incalzante pellicola di Steven Spielberg, e reso magistralmente da uno strepitoso Tom Hanks.

Sullo schermo quasi tutto appare “freddo”, anche nei colori dominanti, quelli della gamma dei blu, a ricordarci una guerra, “fredda” appunto, in cui le azioni venivano ordinate ed eseguite in modo meccanico, dalla costruzione di un muro alla tortura innalzata a metodo contraddittorio.

Con la sensazione continua, anch’essa da “brivido”, che schegge impazzite di allora siano ancora presenti nell’ora.

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