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Posts Tagged ‘Toscana’

“Cielo d’Africa in terra di Tuscia” – Photo by Ester Maero

Qualche sera fa, mentre osservavo con incantato stupore questo tramonto versiliano, riflettevo sulla bellezza della luce diurna in caduta. Metafore umane a parte.

Fotografando poi tale quotidiano lavoro (o capolavoro?) della natura, per fermare l’attimo certificandone ahimè la sua fine, fui attratta dalla tavolozza dei colori. L’arancio denso del giorno si inchiostrava, senza spruzzo alcuno come un tuffatore provetto, nel blu metilene della notte. Armonizzando nelle sfumature l’incontro pittorico.

Infine, riguardando in seguito l’esito fotografico, venivo colpita dall’inganno dolce perpetrato dalla luce esterna al mio laboratorio interno. Davanti allo scatto io vedevo, e vedo, un tramonto terso, di smalto, in terra d’Africa, in cui però non sono mai stata. Come se la terra di Tuscia divenisse ai miei occhi ancora più bella, quasi esotica. Quindi più lontana. Forse perché non quotidiana.

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Moses Levy, “Stabilimento balneare” – 1949

Luce magica e radiosa.

Come la pennellava Moses Levy per raccontare la sua amata Viareggio anni ’30 -’40 del secolo breve.

Luogo di mare che ancora oggi, negli anni ’20 del secolo strano, mostra in alcune ore la stessa clarità.

Luce radente tra cielo e mare. Capace di trasportarti in un primitivo e placido stare.

In assenza, seppur breve, di domande.

“Stabilimento balneare” – Photo by Ester Maero, 2020

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Moses Levy, “L’ombrellone bianco” (1919)

Quelle della “mia” Versilia sono marine radiose.

Luce dionisiaca a ricordarmi l’alba della vita, passo lento ad indicarmi la dimenticata flanerie, spiaggia apollinea a sottolinearmi la bellezza del luogo di sale.

E la distesa marina. Senza limiti visivi, infinita nel suo sinuoso allungarsi. E incredibilmente radiosa. Come i quadri del pittore Moses Levy che con intenso e cromatico affetto l’hanno tratteggiata.

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È uno dei film che più ha contribuito a diffondere nel mondo l’immagine di Firenze e della sua bellezza.

“Camera con vista” di James Ivory compie 30 anni, ma la pellicola con tre Oscar vinti continua a sprigionare incanto per la potenza di tutti gli elementi in gioco. La felice scrittura di E.M.Forster dal cui romanzo è tratto il film, la maestria registica di Ivory non nuovo a tali risultati, il delicato equilibrio attorale su cui spicca una notevole Maggie Smith, la magica luce di cui appare ammantata la città medicea e la sua assolata campagna.

Come dimenticare infatti quella collina di spighe mosse dal vento in cui la rivelazione si rende palese ma non ancora possibile? Sarà necessaria la terra d’Albione a sciogliere i nodi. Rendendo sempre più forti i legami tra gli inglesi e la Toscana.

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crete-senesi-toscana

Dolci curve di terra. Cretese e antica.

Quello che ti seduce è l’incedere anguillare.

Che di bellezza ti fa vacillare.

Ps: la foto è di Luca Benini.

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Carlo Rossi, “Barga vecchia” – 2006

I borghi d’Italia sono uno dei nostri vanti nazionali. Quindi vedendo le colline di Barga scorrere sul video di casa mi soffermo perché, pur non avendo mai visitato questa scheggia di Toscana, riecheggiano in me i versi pascoliani de “L’ora di Barga”. Barga è infatti il luogo del “fanciullino” della poesia italiana, lì c’è la sua casa-museo.

Persa nella memoria di quel ritmo, solo successivamente mi accorgo della trasmissione che “ospita” Barga, “Ti ci porto io”, e dei due conduttori, il cuoco Vissani e Lady Mentana (ha un altro ruolo?) Michela Rocco di Torrepadula (forse è l’estensione del nome ad occupare parte del suo tempo…).

I versi di una malinconica lirica pascoliana (“Il vento soffia e nevica la frasca…“), “Lavandare”, in uscita da un cellulare permettono ad un esperto di spiegare che attraverso codici e app si possono in loco ascoltare le poesie del nostro.

A questo punto si incastona la chicca sapienziale della Torrepadula che, con quella spocchiosità che la contraddistingue, fa un intervento non richiesto ma convinto a voce tesa per mostrare che lei se ne intende, declamando alta: “L’albero a cui porgevi (sic, “tendevi“!) la pargoletta mano…” Peccato che il testo, “Pianto antico”, non sia di Pascoli ma di Carducci, il che non è propriamente uguale.

Poiché nulla in televisione è improvvisato, la Michela poteva documentarsi se voleva fare dotte citazioni per essere all’altezza della sua fama di colta conduttrice. Ma può forse questa essere un’attività per chi cammina a tre metri da terra?

E in sede di montaggio? L’errore macroscopico continua indefesso la sua corsa in sala di montaggio, luogo in cui un tempo si tagliava quanto era brutto, inutile, errato, e che ora è diventato tempio di mistificazione somma. I tecnici, guardando con ammirazione Lady Mentana, già tronfia di suo, avranno esclamato: “Bella citazione, Michela! Qui ci sta d’incanto.” Già, come cacio sui maccheroni, avrà suggerito dal fondo della sala lo chef Vissani…

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