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Giuseppe D’Asta, “Il mare in testa”

Per me “il mare in testa” è una costante.

Perché il liquido specchio di sale è mio orizzonte di festa in testa. E perché onde e pesci esplicitano alquanto il mio mare di pensieri in fieri.

Oggi, in un giorno che all’orizzonte appare di maroso per contestazione e protesta, spero che a tutti salga “il mare in testa”. Al fine di ritrovare i suoni armonici di quando eravamo branchie e pinne e squame. Costruttori minimi di ben altre trame.

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Quest’anno, anno scolastico intendo, mi è capitato un corpo intero. Sì, dotato cioè di testa, cuore e pancia. E tutti organi nuovi, cioè sconosciuti. Devo dire che nel lancio dei dadi le cose sono andate per il verso giusto. Cioè bene. Alquanto bene.

Perché ci sono anni in cui ti capita di avere solo cuore e pancia, in altri hai pancia e testa, in altri ancora cuore e testa. Altre annate ti costruisci le parti mancanti con le istruzioni per l’uso, ovvero coi “pezzi” che ti lasciano degli anni precedenti, e a volte riesci da una pancia a costruire una testa, o da un cuore a inventarti una pancia.

Quest’anno invece non devo sforzarmi per nulla, ho un corpo tutto intero.
Una pancia con cui sentire d’istinto e a piene mani il mondo, e con cui il riso nasce all’improvviso così come la sfuriata. E’ proprio una bella pancia, la pancia di quest’anno. Ancora in crescita, piena di potenzialità. E di giovane ironia.
Poi ho un cuore nuovo di zecca. Le pulsazioni giuste, un po’ tachicardico di fronte ad appuntamenti importanti, come è giusto che sia, e un po’ bradicardico al mattino in ripresa, come è naturale che sia. E’ un cuore gonfio di sane emozioni, mai stucchevole, sempre misurato nel farsi presente. Persino elegante nel proprio ritmo.
Per la testa… E’ proprio vero che la testa decide. Perché la testa non è arrivata completamente per sorte. La testa ha in parte deciso di essere la testa del mio corpo scolastico assegnatomi quest’anno. E in certe mattine è ancora lei, la testa, a decidere, se non la rotta di navigazione, almeno l’andatura di crociera. E a volte mi piace lasciarla fare, la testa, di suo, perché deve essere pronta al mare aperto, perché la testa, quella con certezza, la devo riconsegnare.

Certo, come tutti i corpi, ci sono giornate in cui un mal di pancia improvviso o un’emicrania persistente, o un cuore capriccioso ti mettono a dura prova. A volte ti stendono a terra. Nel vero senso della parola. A tal punto che vorresti abbandonare quel corpo, o almeno le parti più doloranti, e per quel giorno dimenticarti un po’ di lui. Perché per certi corpi devi essere un po’ più forte per accettarne le fragilità.

Sarà un problema restituire questo corpo, quest’anno. Mi ci trovo bene, mi sto affezionando. Sto insegnando, sto imparando. Stiamo camminando. Che poi è il senso di un corpo. E della vita stessa.

Ps: le “mie” parti di corpo, loro sì,  sanno le “classi” di corrispondenza…

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