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Posts Tagged ‘terrorismo’

Sono trascorsi 15 anni da quell’ecatombe di inizio secolo. Ma il tempo interno si è allungato stringendosi. Come quelle maglie temporali di cui dicono esser fatti i buchi neri dell’universo.

Da allora molto, quasi tutto è cambiato. Soprattutto in termini di percezione. L’11 settembre è divenuto espressione di orrore, di gesto (dis)umano impensabile. Perché l’umanità è da sempre, purtroppo e ahinoi, abituata ai morti di guerra sul campo e alle perdite umane per cataclismi. Ma che qualcuno, scientemente, potesse pensare e attuare di entrare con un aereo in un grattacielo, sventrandolo, ha registrato nelle teste di noi umani un 2.0 di incubo sovraumano. O sottoumano.

Dando sempre più margine, per tenere a bada ansie ancestrali, alla virtualità dissociata dalla realtà. Quella virtualità in cui le immagini, con un click, tornano indietro. Rewind.

A differenza della realtà. Che non prevede ripensamenti né riavvolgimenti. Ma solo lucidità versus opacità delle menti.

 

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Jack Vettriano "The innocents" - 1995

Jack Vettriano “The innocents” – 1995

Persino le lettere tra loro stridono. “Strana e triste estate”. Con un effetto sonoro, e anche emotivo, di cacofonia. Che ha tenuto lontano la leggerezza insita per definizione nell’estate: “sole, cuore, amore” recitava una canzone. Rime baciate, giornate soleggiate.

E invece. Strana e triste questa estate. Con la vita a lottare a fatica. Rima baciata imperfetta.

Dacca, Puglia, Nizza, Monaco, Amatrice. Attentati, stragi, disastri. Uomo colpevole, uomo incurante.

In un tempo fluido e delirante.

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pesce Fra Juracka

Eccoli i miei amati pesciolini.

Si mostrano appena. Fendono l’acqua un po’ disorientati, col timore a respirare tra le branchie. In stato di allerta.

Anche loro spaventati da quanto accade in superficie.

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Che una persona possa compiere un gesto folle, preda di qualche allucinante delirio, lo teniamo in conto. Ma solo nelle nostre pieghe più nascoste e profonde, per non cadere nell’ansia generalizzata. Pur sapendo che può accadere. Che le ossessioni possono avere la meglio.

Oggi a Monaco, esattamente cinque anni fa in Norvegia. Giovani le vittime, ora come allora. Dal raptus momentaneo alla lucida follia, il risultato è comunque mortifero ed insensato.

E tale è anche quello registrato sotto il nome “terrorismo”, che getta appunto terrore in nome di qualcuno o qualcosa. O può forse questo non dirsi “follia”? Il kamikaze che semina morte può non essere definito folle, seppur agente per una sigla?

Ma allora c’è da chiedersi perché certe sigle riescano ad essere tanto appetibili su alcuni, ormai numerosi, soggetti. Perché tali “idee” di distruzione totale risultano fascinatorie? E perché oggi i freni inibitori sono più labili? Crisi economica e migrazioni dei popoli e confini liquidi e consumismo relazionale possono essere alcune risposte. Legate anche alla fruizione di un tempo super-veloce in connubio all’onnipotenza dell’essere sempre connessi. Quindi social.

Non più però “animali” sociali che vivono con e per l’altro, bensì virtuali, per cui molte azioni assumono le sembianze di un videogioco in cui il tasto replay è sempre a portata di dito.

A differenza dell’esistenza reale, in cui non è contemplata la funzione di reset.

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Raoul Dufy "Nice, Baie des Anges" - 1927

Raoul Dufy “Nice, Baie des Anges” – 1927

Quanti pittori hanno pennellato la luce di Nizza la Bella. Gli azzurri smaltati, i toni aranciati, il giallo in rincorsa, il verde a tuffarsi. Luminosità piena a invadere gioiosa la “Baia degli Angeli”.

Perché sfregiare il nostro immaginario collettivo, il nostro patrimonio culturale, la nostra voglia di riflettere ma anche di far festa?

Perché interrompere la gioia di chi è bambino (d’anagrafe o di cuore) per quei colori che si aprono nel cielo notturno estivo e non per caso si chiamano fuochi d’artificio, perché per finta fanno bum, ma non danno morte, aprono solo meraviglia?

Noi umani abbiamo la necessità di vedere bellezza. Poi alcuni, sfiorati dalla grazia, sanno anche raccontarla, penna o matita, a chi verrà dopo. Per arricchirla, condividendola.

Quindi Nizza continuerà ad essere bella, nonostante il tentativo folle di sfregiarla.

Ps: ma davvero qualcuno può pensare che la bellezza non sopravviva a tutti noi?

Henry Matisse "Promenade des Anglais" - 1915/1917

Henry Matisse “Promenade des Anglais” – 1915/1917

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La bambola che piange la sua piccola amica. Sfiorandole delicatamente la mano.

Così il disegnatore Carlos Latuff  “corregge” con la sua matita pietosa la foto simbolo dell’inusitato orrore di Nizza.

Restituendo qualche scheggia di umanità al mondo intero, ormai attonito.

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So che tra una manciata di lustri si leggerà sui libri di storia dei primi decenni del Duemila come di quelli del terrore. E degli spostamenti umani di mezzo mondo.

Così, vedendo tanto insulso e folle sfregio della vita umana, provo rabbia e ripenso a certe affermazioni forti, anche molto discusse, di Oriana Fallaci. Purtroppo drammaticamente attuali: “Gli Osama Bin Laden sono decine di migliaia, ormai, non stanno soltanto in Afghanistan o negli altri paesi arabi. Stanno dappertutto e i più agguerriti stanno proprio in Occidente. Nelle nostre città, nelle nostre strade, nelle nostre università, nei gangli della tecnologia. Trattare con loro è impossibile. Ragionarci impensabile. Trattarli con indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso.

Come la Fallaci, “sono molto molto, molto arrabbiata. Arrabbiata di una rabbia fredda, lucida, razionale. Una rabbia che elimina ogni distacco, ogni indulgenza.

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L’antica Bisanzio viene ferita là dove è moderna, globale, connessa. Nel suo aeroporto, simbolo per antonomasia del collegamento veloce tra i luoghi della terra.

E Istanbul, seppur lontana, è vicina. Almeno a noi europei.

Per quel ponte sul Bosforo che la rende città bifronte su due continenti.

Per quella richiesta antica, seppur finora non soddisfatta, di varcare la soglia del vecchio continente.

Per quel suo epiteto di “seconda Roma” che la sposta su un terreno nostrano. Ma che oggi risuona stonato perché fa di una capitale straniera una capitale prostrata come Parigi o Bruxelles.

In altre parole il cuore pulsante e primigenio dell’Europa. Ancora una volta sotto attacco. O forse sotto scacco.

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bruxelles2

Perché colpire l’Europa? Nel suo cuore e abitudini e vita?

Forse perché da settant’anni noi europei abbiamo imparato a non fare la guerra? O forse perché stiamo ripristinando muri dimostrando di non aver imparato quasi niente?

L’aria è mefitica, pesante, velenosa, mortale. Con voli di corvi a volare bassi sui cuori. Depredandoli di sogni e futuro. Perché ci stiamo abituando, purtroppo, a sopravvivere alla giornata. Prospettive appiattite sul torbido orizzonte.

Piange Tintin. Piange l’Europa. E buona parte di mondo.

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