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Posts Tagged ‘territorio’

Irpinia, ore 19.34 del 23 novembre 1980. La terra comincia a tremare per novanta infiniti secondi ad una magnitudo di 6,9 della scala Richter.

Fu l’Apocalisse. Tremila morti, novemila feriti, trecentomila sfollati. Paesi isolati per giorni, case inghiottite dalla terra, viadotti sbriciolati, frane ovunque. Soccorsi in ritardo, aiuti disorganizzati, ricostruzione lentissima. E il paesaggio, umano e geografico, sfregiato per sempre.

Una lezione dolorosa che obbligò il Paese, da allora, ad inventarsi la macchina della Protezione Civile. Che tante volte è stata messa in moto per i movimenti tellurici del nostro territorio. Come se avessimo compreso il modo, rapido ed efficiente, in cui muoversi dopo un evento catastrofico per portare soccorso. Senza mai imparare però a prenderci cura del territorio prima, con visione prospettica e azione concreta.

Vizio antico, purtroppo, del nostro Bel Paese.

 

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Ancora acqua. Dal cielo e dal mare.

Acqua per tutto lo Stivale. Dentro lo Stivale. Che mostra, sfinito, tutte le sue fragilità. Di territorio e di strutture.

Sembriamo quasi alla resa. Pur continuando ad essere, la maggior parte, uomini di buona volontà.

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Heronymus Bosch - "La nave dei folli" (1494)

Heronymus Bosch – “La nave dei folli” (1494)

Un territorio sempre più sofferente il nostro. Che necessita di cure. A questo punto urgenti. Usando finalmente bene i soldi di tutti.

Eppure fino a poco tempo fa era tornata in auge l’idea folle del Ponte sullo Stretto.

E allora ci si chiede, mi chiedo, chi in veste pubblica e ad alta voce possa comunicare, di fronte ad un semplice esame di realtà, una tale sciocchezza. E la risposta, l’unica, che mi riesco a dare, è che solo i folli possono osare tanto.

E ripenso ai “folli”, appunto, del Medioevo, ascoltati solo per gioco da un pugno di spettatori nella piazza del paese.

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Perché la Natura chiede periodicamente un alto tributo umano?

Deve essere davvero fuori misura l’oltraggio che noi commettiamo.

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Da poche ore al Lingotto di Torino si è aperto il “Salone del Gusto e Terra Madre”, per la prima volta insieme, a dimostrazione che il cibo è territorio, cultura, gastronomia, società, natura. Slogan di questa edizione è “Cibi che cambiano il mondo”, un progetto ma anche un augurio nella volontà di preservare ambiente e salute di ciascuno attraverso l’elemento indispensabile alla vita.

Mettere all’interno del Salone i prodotti di 100 Paesi del mondo segna un punto di partenza, per fare di questo appuntamento il più grande appuntamento del mondo della gastronomia e dell’alimentazione” ha detto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food all’inaugurazione, in un Palaolimpico affollato di kimono, sombreri, tuniche, gilet in un linguaggio che racconta i colori e le specificità del mondo.

Stamane sono state raccontate (tra gli interpreti anche il Premio Nobel Dario Fo) queste parole: fame, biodiversità, educazione, acqua, rete, seme, energia, terra.

Riflettiamoci e ciascuna scelga la propria, difendendola nella quotidianità. Fino a farne un presidio.

 

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