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“Earth Hour” alle 20.30 del 30 marzo. Un’ora di buio su tutta la Terra per salvaguardarla.

In tutto il globo milioni di persone spegneranno le luci per partecipare a una sorta di onda planetaria. Un’azione concreta per risparmiare energia e contribuire a diminuire emissioni e inquinamento luminoso. Salvando la biodiversità.

E il nostro pianeta tornerà, per un battere di ciglia, a veleggiare azzurro tra le stelle.

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La foto scattata dal nostro astronauta Paolo Nespoli dalla Stazione Spaziale Internazionale ci ricorda in modo drammatico la sofferenza del pianeta Terra.

La Pianura Padana si evidenzia per una vasta nube marrone che oscura il blu consueto.

Il respiro si fa corto, secco in ogni dove. Urge acqua e lungimiranza umana.

Altrimenti anche il testo di Rino Gaetano, che invoca liberatorio almeno il blu del cielo, rischia di essere surclassato da un tempo storico sempre più indifferente e veloce. Nonché miope.

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Quando persino il segno umano di Dio in terra mostra la sua fragilità…

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ToSp15

Mi è piaciuto alquanto il titolo scelto quest’anno per “Torino Spiritualità”: “L’impasto umano – Fatti di terra guardiamo le stelle”. L’Adam, l’uomo, il terrestre è tratto appunto dalla terra ma plasmato a somiglianza di Dio.

Ben ha colto e sciolto ciò Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose, commentando il salmo 8: “Eppure l’hai fatto poco meno di un Dio“, in cui il salmista rivolgendosi a Dio si riferisce sì all’uomo nato dall’adama, la terra limosa del Medio Oriente, ma considerato da Dio suo luogotenente nella creazione.

Bianchi stimola la riflessione su tre cardini: la Terra quale matrice e madre dell’uomo, per cui lo stesso deve esserne responsabile; la donna creata dopo l’uomo quale “aiuto contro di lui“, da cui il patimento della ferita della differenza ma anche il suo arricchimento; lo sguardo da rivolgere all’altro da sé, facendo a lui posto.

E il pensiero corre subito alle violenze perpetrate nei confronti dell’ambiente, della donna e dello straniero.

Con la necessità di ricordarsi e farsi “responsabili“.

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cristoforetti

L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti torna dal suo viaggio intorno alla Terra coperta di polvere di stelle e con un record mondiale in valigia: sarà la donna con la più lunga permanenza consecutiva nello spazio.

Complimenti a lei per la tenacia, la bravura, l’umiltà. E quel sorriso che sembra accennare ad una comprensione Alta e Altra dell’universo.

Bentornata tra noi terrestri, Samantha. Le stelle, da oggi in poi, ti stanno a guardare.

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Samantha_Cristoforetti_spacesuit_portrait

Jules Verne sembrava sognare quando raccontava di un mondo “fuori”. Eppure ogni volta un po’ di più, i sogni dei “figli delle stelle” si fanno realtà.

Oggi è la prima volta spaziale di una donna italiana, Samantha Cristoforetti, che con la missione “Futura” porta un po’ tutte noi, italiane normali, al di là dei confini terrestri. Facendoci sognare, immaginare, e poi concretizzare un mondo in cui siano le persone, uomini e donne, pur nella loro specificità, ad azzardare insieme passi nuovi intorno al mondo e alla sua conoscenza.

Quindi vai, Samantha, anche un po’ per tutte noi. Noi, che spesso vorremmo ma quasi sempre non osiamo. Che qualche volta oseremmo ma solitamente non possiamo. La tua capacità e volontà e straordinarietà, Samantha, portale “fuori”, anche un po’ per tutte noi.

E da lassù, con occhi da “extraterrestre”, guarda a quella sfera bella che è la Terra con passione e affetto, come già fai da qui. E come faremmo tutte noi.

Buon viaggio, Samantha.

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peperoncini

Non sembra un autentico anemone questa rosa di peperoncini?

Profumato, colorato, esotico, e … senza spine!

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Silvia Colombo, “San Francesco” – 2006

 

“Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature,

spetialmente messor lo frate Sole,

lo qual è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de Te, Altissimo, porta significatione.”

San Francesco, da “Cantico delle creature”.

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Ode al pomodoro

E’ ora!
andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell’estate,
il pomodoro,
astro della terra,
stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
le sue circonvoluzioni,
i suoi canali,
l’insigne pienezza
e l’abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame né spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.
Pablo Neruda, da “Ode al pomodoro”.

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Il Duomo di Mirandola

Che la terra possa tremare fa parte della “natura delle cose”, come diceva Lucrezio.

Quello che non fa parte del corso naturale degli eventi è che andando a lavorare ti crolli mortalmente addosso il capannone in cui vai a svolgere la tua mansione (avranno verificato l’agibilità?, ti sei chiesto stamattina entrando). Non è ammissibile, soprattutto, che la terra d’Italia, che sismica è oltre ogni ragionevole dubbio, non sia ancora stata ripensata alla luce delle ultime e più avanzate tecniche costruttive e conservative. Ancora una volta ci ritroviamo a piangere le vittime e a darci ulteriori e futuribili programmi di riassetto del territorio nazionale, per poi dimenticare in poco tempo i pro-memoria che puntualmente stiliamo per tenere a bada i sensi di colpa.

Forse è questo che chiede il “popolo” quando dà segnali di insofferenza nei confronti della politica. Che finalmente il nostro denaro sia investito per il Paese intero, e non solo per alcuni suoi abitanti. E che le “grandi opere” di rappresentanza si tramutino in “piccole opere” di manutenzione. Con meno promesse e più certezze. Per piangere meno, potendo essere orgogliosi del nostro territorio. Fatto di opere davvero grandi e uomini ricchi di dignità e onestà. Che vanno al lavoro, come sempre, anche quando la terra trema.

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