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Posts Tagged ‘televisione’

Ci ha spiazzato Nadia Toffa.

Prima, per la forza e la serenità con cui affrontava la malattia. Con quel sorriso sempre presente, ad illuminarle gli occhi. E a noi il cuore.

Poi, per la sua uscita di scena. Inaspettata. Perché ci aveva convinti, da vera guerriera, che la battaglia poteva esser vinta.

Infine, per aver sparigliato le nostre convinzioni, minime e banali, sul vincere e sul perdere.

Ps: nel suo essere “iena”, Nadia Toffa teneva sottotraccia la sua stoffa di giornalista davvero brava.

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La notizia spiazza. Come quando sai di qualcuno di casa, interposta, che se ne va. Proprio per la funzione di oggetto familiare che assume a volte la TV.

E Fabrizio Frizzi è stato una persona di televisione più che personaggio televisivo. Senza diaframmi divistici, solo educazione e sorriso. E una professionalità ferrea, mascherata da leggerezza. Anche negli ultimi tempi.

Questa la sua autentica Eredità.

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Tutto è relativo. Quindi anche l’ora esatta si arrende alla liquidità dei tempi.

Non è infatti più possibile assicurare la precisione delle lancette radio-televisive. E così quei sei secondi sonori che scandivano l’arrivo dell’ora “perfetta”, a cui si controllavano gli orologi, taceranno.

Con il nastro del tempo interiore che potrà arrotolarsi qualche voluta in più. O in meno.

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A proposito dell’autopromozione televisiva di un “figlio di papà” (leggi Salvo Riina) nel salotto maggiore della Tv di Stato italiana, forse conviene far parlare chi intuì, già anni fa, il “potere” della televisione.

  • Il potere appartiene a chi ha in mano uno studio televisivo.” – Ryszard Kapuscinski, da “Autoritratto di un reporter”(2006).
  • La televisione ha nella sua funzione culturale tutta la prepotenza del potere.” – Pier Paolo Pasolini, da “I dialoghi” (1992).
  • La realtà dello schermo è tutto quello che si vede.” – Noam Chomsky, da “Il potere dei media” (1994).

E così in televisione proprio tutto scorre.

La buona notizia è che però anche lì tutto scorre. E se ne va.

Panta Rei.

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cronache_di_frontiera

Un nuovo tipo di narrazione è partito su Sky TG24, “Cronache di frontiera”, docu-serie in quattro puntate sulla periferia italiana. Ovvero religioni e tradizioni diverse poste a stretto contatto, raccontate senza filtri.

Zero domande, zero giornalisti, zero mediazioni. In presa diretta il mondo che si narra da sé.

Esperimento televisivo, o meglio filmico, alquanto interessante per la forza delle immagini e delle storie. E la riflessione personale che si impone proprio per l’assenza di una presa di posizione stabilita a priori.

Semplicemente “pedinare gli uomini con la macchina da presa“, come teorizzava il grande Cesare Zavattini. Gesto ormai divenuto, in un mondo che esonda ovunque parole e pregiudizi e slogan, parecchio difficile.

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Letterman logo

Dopo 33 anni di onoratissima carriera chiude i battenti il potente talk show statunitense.

Alla sua poltrona si sono seduti innumerevoli ospiti, dalla politica alla spettacolo. Non per essere incensati ma spiazzati. Dal mitico e geniale David Letterman. Una forza naturale. Fatta di capacità di monologare e dialogare, con uno stile sempre pungente e corrosivo. E con la città di New York a fargli amorevolmente da spalla.

Perché in realtà il “David Letterman Show” è stato essenzialmente un prodotto della Tv generalista newyorchese, con un ottimo script su cui la capacità di improvvisazione di Letterman ha trovato il “canovaccio” ideale per le sue “scorribande” serali. Diventando un modello di comunicazione televisiva, graffiante ma cortese, e soprattutto autoironico. Quindi difficile da replicare.

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robert-kennedy-

« Con troppa insistenza e troppo a lungo, sembra che abbiamo rinunciato alla eccellenza personale e ai valori della comunità, in favore del mero accumulo di beni terreni. Il nostro PIL ha superato 800 miliardi di dollari l’anno, ma quel PIL – se giudichiamo gli USA in base ad esso – quel PIL comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le autostrade dalle carneficine. Comprende serrature speciali per le nostre porte e prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende la distruzione delle sequoie e la scomparsa delle nostre bellezze naturali nella espansione urbanistica incontrollata. Comprende il napalm e le testate nucleari e le auto blindate della polizia per fronteggiare le rivolte urbane. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck, ed i programmi televisivi che esaltano la violenza al fine di vendere giocattoli ai nostri bambini. Eppure il PIL non tiene conto della salute dei nostri ragazzi, la qualità della loro educazione e l’allegria dei loro giochi. Non include la bellezza delle nostre poesie e la solidità dei nostri matrimoni, l’acume dei nostri dibattiti politici o l’integrità dei nostri funzionari pubblici. Non misura né il nostro ingegno né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione per la nostra nazione. Misura tutto, in poche parole, eccetto quello che rende la vita degna di essere vissuta. Ci dice tutto sull’America, eccetto il motivo per cui siamo orgogliosi di essere americani. »

Robert Kennedy – Dal discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University

Sono trascorsi quarantacinque anni da queste parole sul PIL, eppure sembrano pronunciate per i nostri giorni da una persona attenta al benessere autentico degli individui.

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