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Posts Tagged ‘storia’

Il principe Filippo, duca di Edimburgo, ha concluso la sua vicenda terrena, legata indissolubilmente alla Regina Elisabetta d’Inghilterra.

Sempre un passo indietro alla Sovrana come da protocollo, ma sempre al suo fianco in modo pragmatico e affettuoso. Come ha ricordato la sua Lilibeth, unico a poterla chiamare così, “è stato la mia forza“.

Forse quello che più provoca effetto in questa perdita, è sapere di essere stati contemporanei di un protagonista della Storia. Che ora, uscendo dalla scena terrena, entra di diritto in quelle pagine.

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Si leggerà sui libri di storia:

‘Il 27 dicembre 2020 iniziò in tutta Europa la campagna vaccinale contro SarsCov2. Lo chiamarono V-day (rischiando la confusione con un altro giorno V, di altra e più antica memoria), ovvero “Vax-day”, “Giorno del vaccino”. Gli automezzi del gelo (il primo tipo di vaccino richiedeva per la conservazione una temperatura di -70°) consegnarono per tutto il Vecchio Continente le prime dosi, considerate l’inizio emblematico di uscita da quell’anno virale, e straordinario nel male, per tutto il pianeta. I primi vaccinati, operatori sanitari e ospiti delle Rsa, ripresi e fotografati dai mezzi di comunicazione per diffondere la Buona Novella. Già dalle prime ore di quel giorno storico sorsero però i primi dubbi, divenuti poi dibattiti e polemiche, sulla spartizione di quelle iniziali e simboliche dosi. L’Italia figurava fanalino di coda rispetto agli altri partners europei. Forse perché aveva scommesso maggiormente sul proprio vaccino, che però tardava per problemi riscontrati nell’ultima fase di sperimentazione. O forse perché in quel tempo il Bel Paese continuava ad essere considerato un po’ meno che alla pari degli altri Stati membri dell’Unione Europea. Per motivi che all’epoca venivano imputati a questioni minime di debiti e credibilità. Ma il tempo quasi tutto ristora, e infatti sappiamo ora… “.

Invece adesso, 27 dicembre 2020, ancora poco sappiamo. Persino non ci accorgiamo che stiamo scrivendo, nostro malgrado, la Storia.

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Chi sfoglierà in futuro i libri di storia avrà un brivido a leggere che il Natale 2020 fu normato. Per tutto il globo terrestre. Al fine di evitare una terza ondata di pandemia. Quella da SarsCov2, che sconvolse la vita degli umani in quel terribile 2020, sottraendo a molti umani la vita stessa. In modo rapinoso e drammatico, lasciando una scia di devastazione in chi tanto perdeva. Restando attoniti, senza congedi, senza consolazioni. Perché il contagio stava nell’ombra e alla luce, sempre pronto a fagocitare altre vittime.

Ecco perché, si leggerà, in quel 2020 annus horribilis si decretò per legge cosa fare e come comportarsi a Natale.

Senza feste e abbracci, più soli che accompagnati. Tavole con sparuti commensali, generazioni divise. Territori isolati, viaggi vietati.

E il colore rosso, quello per antonomasia del Natale, temuto per la sua componente intrinseca di pericolo alto di contagio.

E il calendario dell’Avvento che sciorinava ogni giorno, all’apertura della casella, un numero tristissimo di vite sottratte alla vita.

E la speranza del Bambino riposta in un nuovo vaccino. Che stava per giungere, salvando forse l’Uomo, ancora una volta, dal suo peccato…

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In tale disgraziato (perché la grazia ha volto altrove il suo sguardo) tempo pandemico ci sentiamo tutti, improvvisamente, molto più vecchi.

Vengono in mente i versi della Achmatova scritti nel 1916, già a due anni dall’inizio della guerra mondiale, di quella ecatombe che contenne in sé anche una pandemia, la cosiddetta “influenza spagnola”.

Scriveva Anna, la poetessa russa, “Invecchiammo di cent’anni. E questo accadde in un’ora sola.”

Anche a noi, abitanti del 2020, succede tanto. Siamo, saremo nelle pagine dei libri di storia. Ecco forse perché in tale opprimente modo sentiamo ora il peso del tempo su di noi.

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Ad una prima e sommaria lettura delle tracce del tema di maturità di quest’anno, viene da chiedersi: “Perché tanta insistenza, addirittura enfasi, sulla Storia?”. Forse per le critiche addotte da più parti intorno alla “sparizione” del tema storico?

Sarà un caso che la tematica della lotta alla mafia, contenzioso che ha portato il Ministro degli Interni a non partecipare quale istituzione alle celebrazioni per il 25 aprile, sia presente in ben due tracce, peraltro con nomi di caratura eccezionale, dal sacrificio sul campo del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa alla scrittura civile di Leonardo Sciascia?

Sarà un caso ricordare e sottolineare il rapporto tra lo sport e lo Stato, peraltro attraverso un Grande Giusto quale il ciclista Gino Bartali, quando si sa che tale rapporto fa correre il comune pensiero in una precisa area storica?

Sarà un caso trovare, quale autore per l’analisi del testo, il Poeta Giuseppe Ungaretti, peraltro sublime nella disamina del “naufragio universale”, che aderì nel 1925 al fascismo, firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti?

Sarà un caso che il testo argomentativo sul patrimonio culturale parta proprio da quel pensiero di Tommaso Montanari, peraltro ottimo a parte le ultime storture dichiarate sul Maestro Zeffirelli, valorizzante vivaddio la Storia (“Entrare in un palazzo civico, percorrere la navata di una chiesa antica, anche solo passeggiare in una piazza storica o attraversare una campagna atrofizzata vuol dire entrare materialmente nel fluire della Storia“)?

Sarà un caso che il testo argomentativo storico-politico riguardi una riflessione di Corrado Stajano, peraltro fine e acuto giornalista, sugli eventi del Novecento e sul conseguente senso di smarrimento di fronte al nuovo che avanza?

Sarà ancora un caso che il testo argomentativo tecnico-scientifico prenda avvio proprio dalla riflessione di Sloman e Fernbach sull’illusione della conoscenza, peraltro davvero illuminante, in quella parte in cui ci ricordano la possibilità, sempre presente, di inventare atrocità che distruggono l’uomo?

Sapete che succede? Che per questa maturità non svolgo alcun tema. Consegno in bianco e ripeto l’anno. Amen.

Ps: Maestro Camilleri resisti! Urge la tua parola…

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“Lo sboccio in rosso” – Photo by Ester Maero

La liberazione dell’Italia dal nazifascismo è valore fondativo della nostra Costituzione. Come tale va rispettato. In primis da tutti i rappresentanti delle istituzioni. Che non possono dimenticare né sovvertire i fatti storici.

È forse un caso che il nuovo Esame di Stato non preveda più il tema di storia?

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Quando uno spot pubblicitario diventa una storia. Scritta bene e resa con grafica maestria.

Potere immaginifico di una pausa creativa.

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Strana storia quella di “Stoner”, il protagonista dell’omonimo romanzo di John Williams.

Storia semplice ma densa e magnetica. Non succede quasi nulla eppure ti senti da subito necessitato alla sua lettura, trattenuto da un fluire abilissimo di parole.

Un esempio? “A quarantatré anni compiuti, William Stoner apprese ciò che altri, ben più giovani di lui, avevano imparato prima: che la persona che amiamo da subito non è quella che amiamo per davvero e che l’amore non è una fine ma un processo attraverso il quale una persona tenta di conoscerne un’altra.”

E pensare che, pubblicato per la prima volta nel 1965, il romanzo non ebbe riscontro di pubblico. Forse perché troppo avanti. Ristampato nel 2003 si rivela infatti un fenomeno mondiale.

Come ha dichiarato lo scrittore inglese Ian McEwan, la storia di Stoner “è una vita minima da cui John Williams ha tratto un romanzo davvero molto bello. Ed è la più straordinaria scoperta per noi fortunati lettori.”

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Jean Michel Basquiat, “Autoritratto” – 1982

Dopo il sacrilego “tiro a segno” maceratese bisognerà prendere infine atto che c’è una pancia profonda e malata del Paese che parla e agisce una lingua destrorsa, a tratti fascio-nazista, in cui la parola “razza” è considerata il centro di gravità di ogni pensiero e azione.

Sarà infine necessario fermare tale deriva xenofoba, applicando fermamente  la legge esistente senza più deroga alcuna. Si tratti di saluto romano o di svastiche tatuate o apologia di fascismo. Anche se accade, come la scorsa estate, in una spiaggia di Chioggia tra le cabine travestite da mortifere camere.

È ormai urgente non derubricare tali abominevoli episodi a passeggeri e curiosi fenomeni di costume. Perché il passaggio successivo, dopo l’indifferenza e la sottovalutazione, è l’intento agito di soppressione dell’altro.

E la storia in questo ne è purtroppo, se non maestra, testimone silente.

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Lider Maximo, Comandante, icona del ‘900, capo carismatico, padre della rivoluzione cubana. Questo è stato Fidel Castro.

Ma non solo. Perché è stato anche un leader controverso. Eroe comunista per alcuni, dittatore feroce per altri. Portò l’alfabetizzazione e l’assistenza sanitaria a Cuba, limitando però la libertà dei cubani con una deriva autoritaria.

Eppure, nonostante i giudizi divisivi sul suo operato, Fidel Castro è stato indubbiamente un protagonista del ‘900. Un secolo davvero breve. Sempre più lontano.

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