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Claes Oldenburg and Coosje Van Bruggen "Leaning fork with meatball and spaghetti" - Arts&Foods Milano 2015

Claes Oldenburg and Coosje Van Bruggen “Leaning fork with meatball and spaghetti” – Arts&Foods Milano 2015

A pochi giorni dalla chiusura di Expo-Milano 2015 i bilanci appaiono positivi.

Il timore è che l’abbondanza di Expo, cibo-visitatori-numeri-spazi, possa risultare una semplice chimera, in cui “equo e solidale” resta uno slogan d’effetto ma non d’impatto concreto.

La speranza è che, oltre i bilanci, anche le bilance riguardanti il cibo nei Paesi più poveri possano davvero cambiare segno e peso.

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Si tratta di un matrimonio, tra la semplicità degli ingredienti e la maniacalità dei particolari.

Non si tratta infatti di comune pasta condita col formaggio, ma di un gioco di equilibrismi che dura fino a formare quella crema che è la vera protagonista di questo piatto.

Mentre aspettiamo con impazienza la cottura degli spaghetti, trasformiamo il pecorino romano in cacio grattugiato. Quando gli spaghetti sono al punto giusto (primo step maniacale) scivolano veloci e ancora gocciolanti nella ciotola dove incontrano il cacio. Mantechiamo con qualche cucchiaio (secondo step maniacale) di acqua di cottura il composto, che già è in attesa della pioggia di pepe macinato quanto basta (terzo step maniacale). Solo la presenza di quella crema tanto appetitosa quanto filante segnala che il “matrimonio” è stato “consumato”. E allora tutti a tavola, brindando con un bicchiere di Frascati a questo ghiotto connubio!

La curiosità: anche Goethe sembra aver fatto conoscenza dell’antenato di questo piatto. Nel 1787  infatti, nel suo Viaggio in Italia, scrive che a Napoli “i maccheroni si cuociono per lo più semplicemente nell’acqua pura e vi si grattugia sopra del formaggio, che serve ad un tempo di grasso e di condimento“.

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“Ci facciamo due spaghetti aglio, olio e peperoncino?”

La domanda può scattare nelle ore più impensate, come quelle notturne, quelle in cui non oseresti “svegliare” la tua cucina con proposte di altri piatti.
Che sia lo scioglilingua insito nel nome (agliolioepeperoncino) a scatenarci la frenesia del cucinarli in quattro e quattrotto? O forse è il peperoncino, con la sua pizzicante allegria, ad averci già fatto aprire la cambusa? Tutto è talmente veloce che quei tre semplici ma magici ingredienti già aspettano gli spaghetti che, al dente, stanno per far festa col numero perfetto.
L’unico limite di questo piatto è che prevede la compagnia. Affiatata, molto. E buona, come la sensazione emotiva che questa pasta regala. Buon appetito!

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