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Posts Tagged ‘sinistra’

Trentacinque anni fa se ne andava Enrico Berlinguer, segretario del Pci, e con lui buona parte della storia della sinistra italiana.

Un universo altro, ormai parallelo, in cui i valori e gli ideali erano imperativi categorici e non vessilli da sventolare.

“O tempora, o mores”. E homines.

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ladylike

Cara Alessandra Moretti,

rivendichi il diritto, per le donne che sono in politica a sinistra, di “essere belle, brave, intelligenti ed eleganti“, criticando lo stile Rosy Bindi, perché “mortificava la bellezza“. E dopo aver discettato sulle tue visite dall’estetista (ma ti resterà un po’ di tempo per frequentare l’europarlamento di cui sei deputata?), concludi la tua intervista al CorriereTv definendoti con orgoglio “Ladylike“.

L’autentica Ladylike, onorevole Moretti, è però una “signora”. Ovvero colei che mai tratterebbe pubblicamente dei temi su cui ti sei intrattenuta tu. Dimenticando forse che, in qualità di candidata alle primarie per la corsa alla presidenza della regione Veneto, agli elettori veneti interessa sapere di più intorno alla manutenzione della Regione che non alla manutenzione tua.

A sinistra rischi di seminare imbarazzo (in aggiunta al panico ormai crescente intorno ad argomenti sensibili, leggi lavoro martoriato ed evasione mai citata). Infatti il filosofo Massimo Cacciari, a cui mi associo, ha dichiarato: “Io dovrò votarla in Veneto se sarà candidata del Pd. Ho sempre votato a sinistra. Cosa volete che io voti? Zaia? Ma ciò non toglie che sono un po’ imbarazzato dalle parole della Moretti. Questo insistere sulla cura del corpo e il modo in cui si dicono queste cose sono berlusconismo puro. Dietro tutto questo c’è una cultura che non è cultura. La politica ormai è allo sbraco. In questi 20 anni sciagurati si è perso il gusto per ciò che è bello veramente, c’è stato un crollo estetico, etico-culturale e la Moretti è un sintomo non la causa”.

Concludo Alessandra, felice di posticipare (ma forse non per tanto?) mie eventuali scelte elettorali. Anche perché in taluni casi il suggerimento montanelliano di turarsi il naso non serve neppure più. Soprattutto se intorno a noi si aggira una Ladylike che, per sentirsi più “bella, brava, intelligente ed elegante”, ha chiesto all’estetista di rovesciarle addosso un intero flacone di parfum. Ladylike, of course.

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sinistra-destra1-

Tutti noi ce la prendiamo
con la storia
ma io dico che la colpa e’ nostra
e’ evidente che la gente
e’ poco seria
quando parla di sinistra o destra
Ma cos’e’ la destra
cos’e’ la sinistra
Ma cos’e’ la destra
cos’e’ la sinistra
Fare il bagno nella vasca
e’ di destra
far la doccia invece
e’ di sinistra
un pacchetto di Marlboro
e’ di destra
di contrabbando e’ di sinistra
Ma cos’e’ la destra
cos’e’ la sinistra
Una bella minestrina e’ di destra
il minestrone e’ sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi
son di destra
se annoiano son di sinistra
Ma cos’e’ la destra
cos’e’ la sinistra.

Da “Destra sinistra” di Giorgio Gaber

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E’ stato un vero Maestro Monicelli, nel farci ridere facendoci pensare. Costringendoci a guardare in faccia i nostri fantasmi, mettendoci alle corde di fronte alle nostre responsabilità. In modo acuto, intelligente, a tratti cinico. Ma sempre onesto. Chissà cosa direbbe dell’Italia di questi ultimi mesi. Forse quanto aveva detto in tempi non sospetti: “Siamo senza speranza. L’aveva già spiegato Pasolini: la speranza è una trappola, usata dal potente politico e religioso per ingabbiare i poveretti, con promesse di futuro benessere o di paradisiaci aldilà. Non c’è alcuna speranza di riscatto per il Paese. Il vero problema non è tanto la classe politica, che è una minoranza, ma questa generazione, che manda giù tutto senza protesta, cullandosi sulle promesse. È tutta una generazione che va cambiata, anzi rigenerata con urgenza.

E a proposito di rivoluzione ha deciso di dare l’addio alla vita, anche lui come il regista Monicelli, Lucio Magri, fondatore de “il manifesto”. Anche a lui era diventato insopportabile vivere, anche lui lucido nell’atto estremo, anche lui una vita spesa per gli ideali in cui credeva. Già, “ideali”, parola che appare desueta, diafana, quasi intraducibile nella lingua di oggi. In cui l’oggi nasce già orfano del domani. Quel domani che anche Magri ha visto scomparire dal proprio orizzonte. Non è un caso che il suo ultimo libro, “Il sarto di Ulm”, abbia nel titolo il sarto di Brecht che si sfracella a terra perché non sa volare. Come lui Magri voleva volare, voleva cambiare il mondo, e quello degli ultimi anni gli è sembrato raccontare solo il fallimento di un’utopia. Così ha deciso di tagliarsi le ali da sé. Resta l’esempio della forza di quegli ideali, anche controcorrente. Una storia a sinistra, ma fuori dagli schemi.

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