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Posts Tagged ‘settembre’

Da una settimana la scuola ha riaperto i battenti. In presenza, come sempre. Seppure questa sia stata raccontata come una novità. O meglio, come una ripresa di usanze prepandemiche.

In realtà anche nel settembre 2020 le scuole iniziarono l’anno scolastico in presenza, esattamente come ora. Fu poi la ripresa dei contagi, in epoca pre-vaccini, a decretare chiusure e didattica a distanza. Che, pur limitata e limitante, ha però permesso di mantenere un trait d’union tra i diversi attori della comunità scuola. Facendo sì che la trama di quel tessuto reggesse. A volte addirittura con forme inedite, preludio di nuove frontiere.

Dunque, la scuola è ricominciata come sempre. Appunto, “come sempre”. Senza cambiamento alcuno, rispetto a quelli tanto strombazzati a destra e a manca. Per esempio, ma solo per citarne uno, il sistema di aerazione interna alle aule, snodo chiave in tempo Covid, è rimasto quello di sempre. Peraltro (considerando docenti e studenti poco intuitivi) con la raccomandazione da parte dello stesso Ministro di “tenere le finestre aperte”.

La scuola è ricominciata, appunto, come sempre.

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Il poeta Vate abruzzese invitava, a proposito del mese di settembre, a mettersi in cammino, essendo tempo di migrare. Tornando a casa.

Lontano, ma forse anche vicino, alle attuali questioni migratorie, D’Annunzio spronava a riprendere, in settembre appunto, i ritmi della normalità, lasciandosi alle spalle i freschi tratturi percorsi in estate.

Già, i ritmi della normalità. Che in tempi pandemici sono miraggi di eccezionalità. Sempre che il tempo vorticoso e la folla asfissiante del tempo pre-Covid possano definirsi “normalità”.

Oggi siamo in mezzo al guado: il corso d’acqua che ci troviamo ad attraversare presenta un punto di passaggio percorribile, seppur arduo, ma con incognite ancora presenti per poter giungere incolumi sull’altra riva.

Il rischio, raccontato in modo epico dalla narrativa della conquista del West, è per un verso cedere a facili entusiasmi pensando che la traversata sia già completata negando gorghi, fango, rapide, cadute, fatica. Dall’altro, il rischio è soccombere alla paura dell’ignoto rimanendo immobili nel punto mediano del rivo, là dove nulla sembra accadere di male, tuttavia con la sponda a portata solo di sguardo.

Forse la lezione dei pionieri, di ogni epoca e luogo, è stata quella di avere sempre davanti a sé una visione della terra da raggiungere.

A quella lezione, a quella visione dovremmo attingere noi oggi. Nel nostro comune e faticoso settembre di migrazione.

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Vero tormentone estivo, per i passaggi reiterati nelle radio.

Mi è piaciuta l’idea di un’estate indossata, per un pieno di energia.

Al fine di introdurci, senza troppo malinconie, in settembre.

Facendocelo immaginare con nuove opportunità.

Forse addirittura autentiche felicità.

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Questa è l’immagine dell’autunno per me.

Colori tinta natura, sfumato e terre di creta.

Un bosco magico. E la presenza regale dei cervi. Passo elegante e sguardo illuminato.

Col silenzio spezzato solo dal crepitare delle foglie che si sbriciolano al loro passaggio.

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settembre

Non ho mai amato settembre.

Forse perché mi ricorda, in modo inequivocabile, che le giornate cominciano a sfaldarsi. E con esse molto di più.

Perché a dilavarsi, oltre la terra, è la luce stessa.

Con il mare che sta per scendere in coperta. E insieme a lui la natura tutta.

E con il tempo dell’estate, di necessità più lento, che deve per ciclicità cedere il passo ad un orologio più svelto. Quindi con minori possibilità di incantamento.

 

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Mare di settembre. Spiaggia semivuota. Lunghe prospettive. Di sguardo e di testa. Silenzi sciabordati dalle onde.

E poi una voce di bambina: “Mamma, ma il mare si può trasportare?”. Mi volto ed è il mio interno a fotografarla. Una manciata di anni, otto o dieci, e un atteggiamento riflessivo, di chi di fronte ad un problema si ferma a pensare e chiede illuminazione a qualcuno di cui si fida. Guarda il mare e lo vorrebbe portar via, per quando sarà lontana. E quell’azzurro sarà dislavato da nebbia, tempo e fatica.

Come se fosse pensabile una conserva immensa di mare per i giorni d’inverno.

Ed è così, con quella domanda carpita, che io scommetto ancora sul tappeto della fiducia nel futuro, nel sogno, nella possibilità.

Anche su qualcosa che, ad oggi, ci appare proprio impossibile.

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“21 settembre. Fuori dalla finestra un paio di aerei decollati dalla vicina base di Pratica di Mare fanno evoluzioni e sforbiciate sopra il giallo dei palazzoni popolari, passano sopra il serbatoio dell’acqua proprio davanti alla finestra della classe e tornano verso Torvaianica, verso il mare che sta laggiù, dietro un tratto di campagna ciancicata dalle ruspe, da una giostrina ambulante e, infine, dal mercato settimanale che ogni sabato pianta le sue bancarelle davanti al cancello della scuola per vendere abiti di acrilico e mozzarelle di bufala.

Poi la lavagna, dove qualcuno ha scritto “Welcome” e qualcun altro “Che palle!”. E la mappa dell’Europa, in cui compaiono ancora la Jugoslavia e l’Urss. Chissà quando ci saranno i soldi per poterle cambiare. Un computer in ogni classe! L’informatica nelle scuole! E abbiamo ancora l’Urss appiccicata al muro… E poi i cartelloni con gli imperatori di Roma: Giulio Cesare, Ottaviano…, lasciati dallo scorso anno. Le ragazzine hanno il seno un po’ più pronunciato, i ragazzini qualche pedicello in più sulle guance. Ma il resto è così come l’avevo lasciato: le zeppe, le Tod’s, gli Swatch, gli Invicta, e le Pilot, e le agende Smemoranda, e le facce di Ligabue, di Nek, che digrignano i denti dalle foderine dei quaderni.

Ricominciamo.”

“Registro di classe” di Sandro Onofri

Ps: quanto tempo senza tempo in questo intuitivo e appassionato diario di professore… Era il 2000. Molte cose sono cambiate, ma la riapertura del registro di classe all’inizio di un nuovo anno scolastico è uno di quei frutti che maturano comunque. Nonostante la siccità.

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Già. Non ho dato il benvenuto al nuovo mese.

A parte che è un mese che non amo particolarmente, perché racconta in modo spudorato la fine incipiente nonché definitiva dell’estate. E, in sottotitolo,  delle altre stagioni…

Ma pensieri miei a parte, faccio proprio fatica a dare forma a questo mese. Sarà perché continuano a ruotare tra i miei assi mentali parole quali spread, Sulcis, trattative, spending review, Ilva, complotti. Termini che raccontano di un’estate altalenante, scura, amara, tagliente, avvelenata, infida. Oltre che calda e soffocante. Al punto da pregare acqua per lavare colpe, assenze, silenzi, danni.

Acqua che dislavi, acqua senza ricavi.

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“Settembre, andiamo…”

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.

Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori

lascian gli stazzi e vanno verso il mare:

scendono all’Adriatico selvaggio

che verde è come i pascoli dei monti.

Gabriele D’Annunzio, da “I pastori”.

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