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Posts Tagged ‘sanità’

La parola, ormai evocatrice di scenari drammatici che si sperava superati e lontani, viene solo sussurrata. Ma ormai da qualche giorno in modo sempre più insistente. Associandola a cupi scenari di contagi esponenziali, sanità al collasso, rivolte sociali, economia in caduta libera.

I numeri, ci insegnano, non ci mentono. Eppure è come se volessimo convincere i nostri circuiti neuronali che “andrà tutto bene”, seppur quell’ottimistico motto sembri già appartenere ad un’altra era.

La classe politica d’altra parte, sempre più piccina e miope, cerca di nascondere sotto il tappeto di una comunicazione ormai stanca e non più credibile, la polvere attossicata di un contagio che non è solo più sanitario, seppur virale. È un contagio di rabbia, intolleranza, violenza, frustrazione, incertezza, stanchezza. In un crescere continuo, insieme ai numeri, di emozioni esplosive.

Sembriamo tutti più incapaci, ciascuno nel suo, a comprendere la necessità ormai stringente di rispettare le regole e accettare rinunce. Dalla mascherina indossata e bene, finalmente tutti, senza più farse teatrali, all’assenza della palestra e del cinema e del ristorante, perché in questo momento non è possibile. Perché la salute viene prima di tutto, nonostante. L’Ilva di Taranto è lì a ricordarcelo da anni.

È un sottinteso che le categorie più colpite debbano essere ristorate, e da subito. Ma non dimentichiamo quei settori che durante questa pandemia hanno raddoppiato quando non triplicato gli utili. Si chiedano anche a loro dei sacrifici per il bene dell’intero Paese, per il bene di noi tutti.

E se è necessario chiudere quasi tutto a chiave, lo si faccia. Prima che sia troppo tardi, prima che si debba buttare la stessa chiave.

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È accaduto quanto da giorni si paventava ma, guardando gli incrementi di contagio, si sperava. L’Italia tutta è zona rossa.

Si sta a casa. Tutti. Si esce solo per andare al lavoro (se si può si usufruisce dello smart working) e per fare la spesa (senza fare inutili incette). Punto.

Si cerca, in corsa, di marginare l’esponenzialità del contagio, evitando aggregazioni e vicinanze. Per cercare di salvaguardare la salute di tutti. In primis dei più fragili.

Perché la situazione è seria. Anzi, emergenziale. Con l’aspetto sanitario al limite. Giorni difficili, pensieri cupi.

Con una notizia buona, il paziente 1 che respira ormai in modo autonomo.

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