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Posts Tagged ‘Salone del Libro di Torino’

Salone del Libro, ovvero di un gioco antico e sapiente.

Questa volta la Fiera si manifesta, ma senza l’attesa molestia.

Volume su volume, mi immergo in un cartaceo fiume.

Storie a puzzle, incastro, cornice. Comunque sia, esploro felice.

Epica, Dramma, Risata, Poesia. La carta che vince è la fantasia.

Calembour a parte, la trentaduesima edizione del Salone del Libro di Torino ha presentato una pagina più parlata, quasi urlata, più che scritta. Contravvenendo in parte alle regole del gioco-libro, che richiede un passo di avvicinamento a tratti felpato. Per inoltrarsi nel terreno inesplorato con mente curiosa e cuore aperto. Così che novità ed emozioni possano primeggiare, violando posizioni preconcette. E scrollando ruggine dai soliti pensieri.

Ps: La mia personale “caccia al tesoro”, sempre ammantata di serendipity, mi ha condotto ad un metalibro condito di cibo, “Colazioni d’autore” di Petunia Ollister. Dove ogni libro fa colazione coi suoi dolci preferiti. Qualche esempio? “Il grande Gatsby” con eleganti muffin al limone, “Il giovane Holden” con casalinghe uova e bacon, “La donna della domenica” con raffinati baci di dama.

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“Il monumento all’editore Neri Pozza – Vicenza” – Photo by Ester Maero

Un libro ha alcune necessità fisiologiche.Tra queste le attente cure dell’editore.

È quanto successe a Vicenza ottant’anni fa, nel 1938. L’avvocato ebreo Ermes Jacchia è costretto alla fuga dalle leggi razziali, così il libro di poesie di Antonio Bartolini non può essere pubblicato dalla sua casa editrice. Qui interviene il partigiano e scrittore Neri Pozza che dà alle stampe il manoscritto attraverso la creazione, con alcuni amici, delle “Edizioni dell’Asino Volante”, originario nucleo vicentino della “Neri Pozza Editore”.

Casa editrice di valore la “Neri Pozza” che fin dalle origini poté fregiarsi, pubblicandoli, di nomi alti della letteratura italiana, da Montale a Gadda, da Parise a Luzi. Includendo, dagli anni ’60, anche gli americani Whitman, James, Melville, Thoreau, Hawthorne.

Oggi è una realtà editoriale affermata e di pregio, che pone una particolare attenzione alle voci in arrivo da lontano. Che è poi l’intuizione originale di Neri Pozza, far conoscere chi è “fuori dalla soglia”. L’ etranger, appunto.

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E’ diventato un autentico albero il Salone del Libro di Torino.

Sotto le cui fronde cartacee ama sostare chi considera i libri sostanziosi e affettuosi compagni di vita.

Le radici, come sempre, non si vedono, ma sono quelle su cui oggi il Salone cammina sicuro.

E chi legge cammina sereno. Nonché meno solo.

 

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Due installazioni dell’artista Mike Stilkey

Edizione 25. Quella con cui si fanno alcuni bilanci importanti. Come per una coppia, un’amicizia, un lavoro.

Ragazzina, già da tempo persa tra i libri, mi introdussi in punta di piedi in quella kermesse apparendomi una magica biblioteca con migliaia di volumi da sfogliare e tanti autori da ascoltare guardandoli quasi negli occhi. E fin da subito mi innamorai delle piccole case editrici, quelle che ti regalano oggetti belli e storie inaspettate, quelle case che poi impari ad aspettare con pazienza e trepidazione tutto l’anno.

Qualche anno dopo il Salone del Libro divenne per me palestra di giornalismo. Era il momento topico per le interviste che mi venivano commissionate dal giornale. E gli scrittori divennero qualcosa di più tangibile e umano. Con i loro pensieri e le loro manie. Quasi sempre inafferrabili entrambi.

Ci fu poi l’anno in cui tra quelle bancarelle occhieggiava, copertina di colore e di fiori, anche il mio libro, e ne fui orgogliosa ma anche un po’ intimorita perché mostravo parte della mia nicchia privata. Raccontare il senso delle mie parole di scrittura mi fece però sentire appagata, con una tessera importante di me che trovava la sua collocazione.

E ancora gli anni recenti, quelli in cui rivedevo in uno stand l’intervista che avevo fatto al regista Pupi Avati nella sua casa-studio di Roma, piuttosto che la conferenza tenuta sugli adolescenti, “classe sociale” che avevo definito essere del “color cane che fugge” prendendo a prestito il titolo di un romanzo.

In mezzo innumerevoli libri. Visti, comprati, letti, regalati, sfogliati. Ogni volta con l’entusiasmo di chi continua ad essere innamorato. Anche dopo 25 anni.

Ps: a proposito di libri e creatività, che dire delle installazioni di Mike Stilkey, artista di Los Angeles che dipinge direttamente sulle copertine dei libri vintage?

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